Matteo Pennacchi, italiano anche se ha vissuto gran parte della vita all’estero, ha visitato più di 50 paesi , traslocato 22 volte e soprattutto fatto 3 giri del mondo!

Un uomo che cerca la sfida nella sfida, nel ‘98 ha fatto il suo giro del mondo senza soldi e senza bagagli entrando nel Guinness dei primati. Nel 2000 effettua il primo giro del mondo interattivo creando la Nomad Community un progetto che riesce ad essere sponsorizzato da National Geographic, Benetton e l’attuale Vodafone.

Da anni lavora nel mondo del turismo, è stato intervistato da decine di riviste in tutto il mondo. Esperto di giri del mondo lancia il suo sito www.igiridelmondo.itdove si può trovare tutto per prepararsi a questo grande viaggio.

www.igirdelmondo.it

Matteo in Africa

  1.  Tre giri del mondo all’arrivo, come hai deciso di intraprendere un giro del mondo senza ne soldi ne bagagli?

Tutto nasce da un sogno, ero durante il mio primo giro del mondo e una notte sogno la Danza di Matisse, uomini e donne nudi che si mostrano per quello che sono e che noi tutti amiamo per questo. Al mio risveglio ho pensato che avrei voluto viaggiare anche io solo per quello che sono, senza zavorre né mentali né fisiche, e così è nata l’idea di fare un giro del mondo senza bagagli e senza soldi, anche se ho deciso di realizzarla diversi anni dopo. Quando ho detto a mio padre che sarei partito per il mondo senza soldi né bagagli, lui mi ha detto che avrei dovuto farne un progetto comunicativo, e così è stato! ho descritto la mia idea al Guinness dei primati, poi ho iniziato a diffondere la voce sui media, interviste in TV, alla radio, articoli su riviste nazionali, ho stretto degli accordi con la transiberiana che mi ha regalato un biglietto di terza classe e con le navi cargo che mi hanno fatto viaggiare con loro. Al mio ritorno da questo esperimento sociale ne è nato un libro Il grande sogno.

 

  1. Come hai fatto praticamente ha viaggiare per 3 mesi senza soldi?

Durante il mio viaggio ho imparato ad osservare la gente e a capire cosa vuole. Il mio obiettivo era trovare vitto e alloggio, ma non c’è un’unica strategia per farlo, cambia a seconda dei paesi in cui ti trovi.

Si inizia da un luogo affollato, generalmente io prediligevo i mercati ed iniziavo con il people watching, osservare in silenzio i comportamenti umani fino a capire cosa fosse importante per loro, quale era la leva che dovevo muovere.

Negli Stati Uniti ho capito che per riuscire dovevo “essere famoso”! Quindi sono andato dai mass media e li ho fatti parlare di me! Invitato ai programmi del mattino, ho avuto la prima di copertina su Arizona Sun e altre interviste su Los Angeles Time, Savannah Morning, The Times Picayune, poi gli inviti venivano quasi da se, andavo in un ristorante con la mia copia della rivista in mostra ed ero trattato come una star. Una volta volevo farmi un tatuaggio per suggellare questa esperienza, ho scelto il negozio e gli ho chiesto di barattare un tatuaggio gratis per un articolo su una rivista; e così è stato, lui ha accettato e io ho fatto venire dei giornalisti per immortalare il tatuaggio del viaggiatore italiano che  viaggia senza soldi!

In Cina avevo capito che loro sono molto affascinati dai giochi di prestigio, perciò li ho stupiti con i miei effetti speciali e loro magicamente mi hanno dato vitto e alloggio.

In Russia, l’essere italiano ha avuto molti vantaggi, parlare di calcio attirava molto la loro attenzione e mi sono trasformato in esperto di

La_Danza_matisse

calcio ed in più mi offrivo di cucinare loro piatti della nostra cucina e si sa, nessuno può dire di no alle lasagne.

 

  1. 3. Cosa hai portato con te?

Molto poco, i vestiti che avevo addosso, che erano offerti da US Road che quando sono tornato li ha messi sotto vuoto per testimonianza; una maglietta, boxer e calzini di ricambio, un piccolo marsupio con spazzolino e dentifricio, sapone e le lettere.

Forse la cosa più utile che portavo con me erano proprio lettere: la rassegna stampa di tutti i media che avevano parlato del mio progetto, la lettera d’intenti del Guinness dei Primati ed una lettera di mio zio prete che si impegnava a pregare per tutti coloro che mi avrebbero offerto ospitali.

 

  1. 4. Quale è la cosa più importante che questa esperienza ti ha insegnato?

Che il prossimo è molto più disponibile di quanto si pensi.

  1. 5. Qual’ è stato l’atto di generosità che più ti ha colpito in questo viaggio?

Più che un atto di generosità è stata una frase, mi trovavo in Cina, stavo parlando con pastore, gli ho raccontato del mio progetto di quello che stavo facendo e lui candidamente mi ha risposto: “Solo un occidentale può fare una cosa così bella e rovinarla per cercare di stabilire un record.”

        6. Che cosa è Nomad Community ?

Un progetto forse troppo avveniristico per l’epoca in cui è nato! Nasce con l’idea di raggruppare i viaggiatori nel mondo e dargli un luogo comune anche se virtuale, una community di quelli che oggi si chiamano Nomadi Digitali.

 

Matteo Pennacchi

Matteo Pennacchi

      7. Raccontaci il tuo terzo giro del mondo con Nomad Community.

Il terzo giro del mondo è stato un viaggio virtuale, il progetto Nomad Community era sponsorizzato da National Geographic , da Benetton e da l’attuale Vodafone, eravamo un gruppo di 4 ragazzi: un film maker, un addetto stampa, un addetto logistica e un cyber, avevamo telefono satellitare e computer, ma era agli inizi degli anni 2000 le connessioni erano poche e pessime.Il nostro viaggio era manipolato dalla rete, la community , allora più di 3000 persone (tantissime per l’epoca) sceglieva di volta in volta cosa farci fare o poteva raggiungerci e viaggiare con noi per un periodo, noi avevamo un caravan e offrivamo vitto e alloggio. Ogni giorono pubblicavamo un video e il resoconto in 3 lingue, italiano, inglese e francese, è stato un lavoro molto duro.

      8. Se dovessi descrivere con un aggettivo ognuno dei tuoi 3 giri del mondo, quali sarebbero?

1)   Libertà

2)   Umanità

3)   Progresso

9. Quale è la tua sensazione prima di partire per un lungo viaggio?

Ora mi capita di viaggiare quasi sempre per lavoro, la mia sensazione prima di partire è paura, perché non so come andranno le cose… prima era semplicemente vita!

   10. Secondo te perché pochi italiani viaggiano da soli?

Perché siamo un popolo viziato. Siamo nati in un paese meraviglioso, sia a livello culturale che naturalistico che gastronomico, è difficile stupirci. Amiamo la comodità, non amiamo spostarci, a differenza di altri popoli europei non ci adattiamo alle situazioni e poi soprattutto la maggior parte degli italiani non parla le lingue e all’estero è un problema.

Per  leggere di più su Matteo Pennacchi consulta il suo sito www.igiridelmondo.it

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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