Ettore: pedalando verso le vette più alte del mondo per fare del bene

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Mi chiamo Ettore, ho 31 anni e sono nato a Brescia. Mi potrei definire un amante dei grandi spazi, della natura, delle montagne e dell’avventura. Amo viaggiare per esplorare il mondo, sfidare i miei limiti ed indagare dentro me stesso.

1. Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto a lasciare Brescia e iniziare a viaggiare per il mondo?

Ho lasciato Brescia all’età di 20 anni. Stavo vivendo un momento non semplice e poco stabile, caratterizzato da grande insofferenza e malessere interiore; non avevo nulla da perdere, così mi son fatto coraggio e son partito per Dublino.

2. Puoi raccontarci un po’ di più sulla tua esperienza in Irlanda e come ha influenzato il tuo viaggio successivo in Oceania?

L’obiettivo principale del viaggio in Irlanda era di vivere un’esperienza arricchente e di imparare l’inglese.
Alla fine, trovando un lavoro come lavapiatti in un grande Hotel del centro, mi sono potuto mantenere per i successivi 6 mesi.

3. Come hai sviluppato la tua passione per l’outdoor, la natura e la montagna durante il tuo soggiorno in Nuova Zelanda ed Australia?

Sono rientrato dall’Irlanda perché mio nonno aveva problemi di salute. Subito però mi sono sentito “soffocare” dal ritorno in città ed ho quindi deciso di ripartire per il “viaggio della svolta”: ho fatto domanda per un visto vacanza-lavoro e sono partito per la Nuova Zelanda. Sono rimasto in Oceania per più di due anni. Un anno in Nuova Zelanda, un anno in Australia e quasi due mesi alle Isole Cook. Sono grato a queste esperienze perché mi hanno fatto maturare molto.  Ho abbandonato vecchie abitudine adolescenziali, prendendo più coscienza di me stesso ed introducendo nuove componenti nella mia vita: lo sport, l’esplorazione e l’avventura.
In tutto ciò ho anche appreso una professione che mi ha permesso di girare il mondo: il pizzaiolo.

4. Quali sono state le tue impressioni più forti durante i tuoi viaggi in Himalaya e nelle Ande?

Ho realizzato che avevo un grande bisogno di scoprire e conoscere; sono così iniziati i viaggi sulle grandi montagne della terra, in Himalaya e sulle Ande.
Scalare le montagne era diventata la mia pulsione di vita oltre che un grande sfogo; una forma per scoprirmi e metabolizzare eventi del passato.

5. Come ha influenzato la tua vita il soggiorno di tre anni in Canada?

Dopo l’Oceania, sono partito alla volta del Canada.
Fin da subito è stato forte il legame con gli sconfinati spazi selvaggi del nord.
In tre anni (2016, 2018, 2022), ho vissuto innumerevoli esperienze nel “wilderness”: trekking, scalate, scialpinismo, bicicletta..
La mia connessione con la natura ed il mondo animale si è elevata moltissimo. Quello che però ne ha risentito molto è stata la mia vita sociale. Non avendo amici e non trovando compagni con cui condividere avventure, ero praticamente sempre solo. Mi sono abituato a bastarmi, godendo della mia compagnia, illudendomi che mi bastasse.
Alcuni amici mi hanno confessato che ogni volta che rientravo dal Canada mi trovavano “inselvatichito”.
In alcune di queste avventure solitarie ho anche corso dei bei rischi (al tempo non avevo il telefono, non utilizzavo i social e non comunicavo a nessuno dove andavo).

6. Quando e come hai scoperto la tua passione per il ciclismo? Come l’hai unita alla tua passione per la montagna?

Fin da bambino ho sempre amato la bicicletta.
Da adolescente facevo mountain bike nei boschi di casa e quando ho iniziato a viaggiare la prima cosa che compravo era una bici. La vera svolta è avvenuta nel 2022, nel mio ultimo anno in Canada.
Mi ero trasferito nelle montagne rocciose e siccome la vita era carissima e non mi potevo permettere una macchina, comprai per 50$ una vecchia bicicletta di acciaio degli anni 80′ chiamata “Telluride”.
Nonostante fosse un mezzo alquanto sgangherato, mi affezzionai subito alla mia piccola Tellu, tantè che iniziai ad utilizzarla per fare praticamente tutto: muovermi tra i paesi, andare a lavoro, fare la spesa ed anche approcciare le montagne (quest’ultima non tanto per piacere ma per necessità).
Insieme in qualsiasi evento climatico, anche a -40° durante le ondate di gelo artico.
Rientrerò in Europa con una grande esperienza di vita ed il desiderio di intraprendere un viaggio in bicicletta.

7. Puoi raccontarci di più sul tuo desiderio di creare del bene e ispirare gli altri attraverso i tuoi viaggi?

Dopo un primo viaggio di rodaggio, dalla Sardegna a Brescia, attraversando gli Appennini e salendo il Gran Sasso, sento il bisogno di dedicare un’avventura ad un fine sociale.

8. Come è nato il progetto “Cycling for Trees” e qual è stato l’impatto della riforestazione della Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino?

Decido di partire per un viaggio in bicicletta, da Brescia a Marrakech, con l’obiettivo di raccogliere fondi per piantumare una foresta nella Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino e sensibilizzare sulla crisi climatica.
Sarà una bella avventura e il progetto “Cycling for Trees” un successo, in quanto riusciremo a raccogliere ben 5022 euro grazie ai quali daremo vita ad una foresta di oltre 230 alberi.

9. Puoi condividere con noi la storia dietro “Scalo Sogni”?

Dopo dieci anni di viaggi per il mondo, ho sentito il bisogno di fare qualcosa di più.
Volevo mettermi in gioco e far sì che le mie avventure potessero creare del bene, trasmettendo i valori in cui credo ed ispirando a credere di poter far la differenza.
Il progetto “Scalo Sogni” è nato fantasticando, idealizzando, il sogno di vivere un qualcosa di unico e straordinario.
Decido di attraversare le Alpi in bicicletta, portandomi appresso tutta l’attrezzatura da scialpinismo per scalare e sciare grandi vette.
Trovo subito un fedele alleato, Toni Massardi (Gialdini), che mi propone di dedicare l’avventura ad i bambini ricoverati presso il reparto di Oncoeamatologia Pediatrica di Brescia.
Accetto con grande entusiasmo e così in meno di due mesi, e grazie al supporto di moltissime persone, riusciamo a mettere in piedi il progetto.
Ho trascorso 60 giorni all’avventura, scalando 33 vette ed immagazzinando fantastici ricordi. Ad ogni cima salita, facevo sventolare le bandierine firmate dai bambini prima della partenza con l’obiettivo di portare in alto, nei cieli alpini, i loro sogni di guarigione.
Scalo Sogni è poi proseguito con un secondo capitolo, questa volta in una terra lontana: il Sudarica. Volevo vivere emozioni nuove ed esplorare mondi lontani.
42 giorni di viaggio in un terra selvaggia dove incontri e imprevisti non sono mancati.
Anche in quest’occasione, i bambini sono stati coinvolti dal fatto che mi avevano affidato dei disegni che avrei poi regalato ai bimbi locali incontrati lungo il cammino.
Avevo con me anche una bandierina italiana che i bambini del reparto avevano firmato.
La mia “missione” era di riempire di vita quel pezzo di stoffa raccogliendo le firme dei bambini africani. Entrambe le bandiere sono state regalate al reparto in ricordo della nostra avventura.
Mi auguro di cuore che questi progetti abbiamo ispirato i piccoli a non mollare, ad esser forti di fronte alle difficoltà della vita, a credere in loro stessi e ad aver passione per la vita.

10. Quali consigli daresti a chi volesse a sua volta unire la sua passione per i viaggi a delle iniziative a scopo benefico?

Seppur non sia stato semplice organizzarli, questi progetti mi hanno umanamente arricchito moltissimo rendendomi una persona migliore.
Il desiderio era (ed è) di continuare ad inseguire i miei sogni, vivendo un’esistenza senza rimpianti.
E il mio consiglio a coloro che volessero dedicare iniziative a scopi benefici è di provare senza aver paura di fallire. Non vi sarà mai sconfitta quando qualcuno cerca di fare del bene e la loro azione sarà senz’altro apprezzata. In un mondo sempre più instabile, c’è grande bisogno di persone che credono ancora nella purezza di valori nobili ed autentici.
Per chi avesse piacere a supportare i miei futuri progetti potete seguirmi sul mio account Instagram @etto_vololibero