Mary in Australia

Un Viaggio di un anno in Australia – Intervista di Mary

Intervista a Maria Grazia che ha viaggiato per un anno in Australia, si descrive così:

Mi chiamo Mary, ho 30 anni e sono sempre stata affascinata dall’altro, dallo strano e dallo straniero; da perfetta eterna indecisa e inquieta sono sempre convinta che la felicità sia altrove e provo costantemente a rincorrerla, cercando avventure pazzesche e rivoltando continuamente la mia vita.

Mary in Australia
Mary On the road

1.    Dimmi tre motivi per cui viaggi da sola

-Innanzitutto perché è veramente difficile trovare compagni di viaggio che siano sulla mia stessa lunghezza d’onda, che condividano i miei punti di vista e le mie aspettative sul viaggio, ma anche le più banali attività della vita quotidiana e quindi non trovo giusto nei miei confronti dover scendere a compromessi per una cosa così importante,  significativa e unica come un viaggio: in poche parole non voglio avere legami e responsabilità nei confronti di altre persone e non voglio modificare i miei piani perché qualcuno non è d’accordo.

– Sono tutti capaci di viaggiare in compagnia, il viaggio da sola lo vivo piuttosto come una prova, il saper dimostrare a me stessa di potercela fare superando tutte le difficoltà e le paure a cui vado incontro e ogni volta, la gioia e l’orgoglio di avercela fatta, mi ripagano di tutti gli sforzi, oltre a darmi una botta incredibile di autostima e fiducia in me stessa.

-Il terzo motivo per cui a volte decido di partire da sola è figlio dei precedenti ed è cioè il bisogno di stare da sola, di riflettere e capire alcune cose di me che nella frenetica e superficiale routine quotidiana sfuggono.   

2.    Quale è stato il tuo viaggio più lungo da sola e dove?

Il mio viaggio più lungo in solitaria è stato in Australia ed è durato un anno. Non sono stata sempre da sola: per il primo mese ad esempio sono stata ospite a casa dei miei cugini, ho poi convissuto con una persona e poi con 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8. Ne ho conosciute decine e decine, alcune stupende, alcune orrende, altre ancora ‘normali’. Ad un certo punto, però mi sono stufata di tutta quella gente, ho avuto bisogno di solitudine, ho avuto bisogno di dare un significato profondo al mio volare fino agli antipodi, un senso che non fosse legato alle persone, ma a me e quindi ho deciso di fare un viaggio nel viaggio, da sola: è durato un mese percorrendo la costa del Queensland da sud a nord con gli autobus rossi della Greyhound.

 3.    C’è stato un libro che ti ha ispirato un viaggio?

Walden di Henry David Thoreau. Più che ispirarmi un viaggio, mi ha spinta a vivere il viaggio sotto un certo punto di vista: a perdermi per ritrovare me stessa,ad allontanarmi dalla civiltà per ritrovare i valori fondamentali e imprescindibili della vita, a immergermi nella natura, che dovrebbe scandire il nostro ritmo piuttosto che la routine della ‘vita di città’.

Una spiaggia di conchiglie
Mary sulla spiaggia di conchiglie

4.    Quale era la tua più grande paura prima di partire?

Inutile dire che l’ignoto e il cambiamento fanno già sempre tanta paura, la mia più grande paura però era di non farcela psicologicamente, dover tornare indietro con la coda tra le gambe e ammettere di far parte di un sistema che non mi piaceva.

5.    Credi che ci sai un tuo atteggiamento o un comportamento che hai visto cambiare dopo un viaggio da sola?

Sono diventata molto più misantropa e anche critica nei confronti del Bel Paese; allo stesso tempo ho imparato a capire quali sono i legami importanti e quali sono i rami secchi da recidere. Ho capito anche che spesso e volentieri cerchiamo la compagnia di qualcuno soltanto perché non riusciamo a stare da soli, perché immancabilmente la solitudine implica una riflessione molto profonda e forse scomoda a tanti.

6.    Mi racconti il momento più emozionante?

In un’esperienza così lunga non c’è stato un solo momento emozionante, ma moltissimi. Tanti sono legati al contatto con la natura: la prima volta che ho visto l’oceano pacifico e le sue onde mastodontiche, gli alberi della foresta pluviale, gli animali più strani e pericolosi, il cielo abnorme e vicinissimo, gli australiani, le eclissi, gli arcobaleni che si sprecavano, la barriera corallina.

 Durante il mio mese in solitaria nel Queensland, proprio i primi giorni ho vissuto un’esperienza molto emozionante. Ero a Caloundra, un centinaio di km a nord di Brisbane, avevo iniziato il mio tour da forse una settimana, ero a pezzi psicologicamente, mi sentivo sola come mai nella mia vita e avevo anche un muscolo strappato che non mi permetteva di camminare molto bene, anzi mi faceva piuttosto male. Leggendo la mia guida avevo scoperto che poco distanti da quel paese c’erano le Glass House Mountains, 7  formazioni vulcaniche alte dai 120 ai 500 metri che svettano in una pianura che termina nell’oceano e che secondo la mitologia aborigena rappresentano una famiglia. Avevo cercato informazioni su come raggiungerle alla reception dell’ostello, e il tizio aveva cercato in tutti i modi di scoraggiarmi, proponendomi di aspettare diversi giorni e andare con un tour guidato, ma io ho saputo farmi valere. E così in una giornata uggiosa e umida ho preso un autobus che mi ha portato sulla linea ferroviaria e il treno per qualche fermata. Ho poi camminato fino alla base delle ‘montagne’, l’aria intorno era dolcissima grazie alle piantagioni di ananas, ero l’unica anima viva nei paraggi. Mi sono seduta su una panchina per riposare e fare merenda e davanti a me ho visto un sentiero dal quale si poteva salire il ‘monte’. All’entrata troneggiava un cartello che segnalava diversi pericoli, serpenti, massi scivolosi, assenza di protezioni. Avevo pensato subito di incamminarmi, ma dopo aver letto il cartello ho avuto un attimo di paura, mi sono chiesta come avrei potuto chiamare i soccorsi se mi fosse successo qualcosa (nessuna ricezione) e quanto ci avrebbero messo arrivare se allarmati da qualcuno che sarebbe passato di là. Dopo momenti interminabili di titubanza mi sono decisa e ho imboccato il sentiero. All’inizio era normale, sentiero boschivo, con felci e alberi, ma ad un certo punto è finito e ho dovuto procedere saltando da un masso all’altro, finché anche i massi sono finiti e tra me e la cima c’era soltanto la roccia nuda, viscida a causa della pioggerella. Nell’ultimo pezzo ho seriamente pensato di rischiare, ma poi ce l’ho fatta! Ero in cima, da sola e completamente sola ce l’avevo fatta! Ho urlato di gioia, come solo Rocky sapeva fare e mi sono goduta il panorama con un sorrisone stampato in faccia.

Mary nel Qeensland
Mary a Rainbow Beach nel Queensland

7.    Quale è la cosa più importante che hai imparato in questa esperienza?

Che ce l’ho fatta alla grande, ma soprattutto che in realtà attraversiamo la nostra vita perseguendo obiettivi che non solo sono spesso stati scelti da altri (consuetudini, religioni, leggi, economia, famiglia), ma che in realtà servono soltanto a distrarci da quella che potrebbe essere la vita vera e a non farci pensare di testa nostra. E che i divertimenti stessi non sono altro che un espediente per non fermarsi e pensare.

 8.    Come hai organizzato gli itinerari e spostamenti?

La mitica guida Lonely Planet mi è stata davvero molto utile per selezionare i luoghi da visitare, insieme ovviamente ai racconti delle persone incontrate lungo la mia strada. Pragmaticamente poi gli spostamenti li prenotavo su internet, nelle reception degli ostelli o anche nelle agenzie.

9.    C’è un “errore che non rifaresti”?

Il mio profondo senso d’insicurezza e la mia voglia di essere accettata mi hanno spesso fatto legare affrettatamente a persone che non lo meritavano, però credo che gli errori servano ad entrare in crisi e che le crisi servano a capire noi stessi. La mia tendenza a fare di testa mia e a non voler scendere a compromessi hanno poi sempre raddrizzato eventuali errori di valutazione. Certo, farcela senza tutte quelle crisi sarebbe molto più pratico e facile!

10. Mai partire da soli senza…

Di base senza un paio di scarpe e dell’abbigliamento adatti alla vacanza che ci si prospetta. Io poi non riuscirei a stare senza il fido lettore mp3 e senza la macchina fotografica per poter poi ricordare e rivivere le esperienze vissute.

 

 

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3 comments on “Un Viaggio di un anno in Australia – Intervista di Mary
  1. Ho – avuto la fortuna di conoscere Maria Grazia ragazza eccezzionale coraggiosa simpatica grande lavoratrice.
    Sono sicura che tornera’ in Australia dove ha ancora molte cose e posti da scoprire e amici
    da visitare.
    When u travel u want to travell more and it sems that the word is not enought for u.
    live is the best trip of the the life and is have u have to live it competely …life is a big journey no matter where u are. ciao

  2. Bell’articolo…Capisco profondamente ciò che hai descritto e mi dispiace per tutti quelli che per paura non fanno esperienze del genere…Il senso di solitudine quando si viaggia da soli a volte è fortissimo, mi ha fatto dire piu volte “Ma chi me lo ha fatto fare?!?!” e poi magari dopo 3 ore “Ma come ho fatto a non viaggiare da solo prima?!?!”.

    Il viaggiare in solitaria, per me, è senz’altro la metafora della vita…

    PS:mi sono quasi commosso immedesimandomi in te quando ti sei arrampicata sulle “montagne” tutta da sola , e dopo parecchie difficolta, hai gridato per l’esperienza che ti sei concessa!

    1. Ciao Paolo, grazie!
      Si, in effetti il viaggio, un po’ come la vita, regala sensazioni discordanti, ma sempre molto intense. Ed è forse quell’intensità che cerchiamo, dopotutto, o no?!

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