Pasquale: dall’Europa all’Africa, un viaggio in moto per solidarietà

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Dopo aver percorso migliaia di chilometri in moto, spinto dalla passione per la libertà e l’avventura, Pasquale ora si prepara per un nuovo viaggio impegnativo: attraversare l’Africa, con l’obiettivo di aiutare il villaggio Bagadadij in Senegal. Un viaggio che unisce la passione per la scoperta al desiderio di fare del bene.

1. Come hai iniziato a viaggiare in moto e cosa ti ha spinto a farlo?

Ho iniziato a viaggiare in moto pensando che fosse un mezzo versatile, più rapido rispetto a una macchina e quel che mi spinge a farlo ancora è il senso di libertà che ti trasmette la moto, quella sensazione di essere costantemente a contatto con l’ambiente che ti circonda, qualsiasi condizione climatica la senti sulla pelle e ti fa immergere totalmente nel viaggio.

2. Hai visitato luoghi come Caponord in Norvegia e la Cappadocia in Turchia. Puoi condividere alcune delle tue esperienze più memorabili da questi viaggi?

La sensazione che si prova prima di arrivare a Caponord è indescrivibile, mentre guidavo mi scendevano le lacrime sotto il casco, è un’emozione che va vissuta. Durante il viaggio ho dormito per 25 notti in tenda, una delle notti più belle è stata quella in mezzo ai boschi della Danimarca, dormire in mezzo alla natura è davvero un’esperienza incredibile. Spesso in Norvegia quando mi fermavo provavo a pescare e mangiavo quel che prendevo. Ho conosciuto anche persone che ancora oggi sento per telefono, si sono creati dei legami forti che resistono nel tempo anche non sentendosi tutti i giorni, i 2 bambini di una famiglia di Verona conosciuta in Norvegia quando vedono una moto in giro chiedono ai genitori se quello sia io. La Turchia per chi non lo sapesse è molto ospitale, il risveglio in cappadocia con la levata delle mongolfiere è stata l’esperienza più bella di questo viaggio!! Ma comunque è piena di paesaggi stupendi, poi c’è Istanbul, una città immensa e molto bella da visitare, la Turchia mi ha stupito molto!!

3. Cosa ti ha spinto a decidere di “superarti” in questo prossimo viaggio?

Per un moto viaggiatore è molto importante mettersi sempre alla prova, viaggiare vuol dire anche superare i propri limiti, imparare a conoscersi e prendere confidenza con se stessi e quel che ci circonda. D’altronde la vita è una continua sfida che ci prepara ai momenti più difficili, la differenza la fà l’approccio verso le avversità.

4. Il tuo prossimo viaggio sarà in Senegal. Quali sono le tue aspettative e preoccupazioni?

In questo nuovo viaggio mi aspetto di tutto, l’Africa deve essere uno dei paesi più ostili ma anche pieno di risorse. Le preoccupazioni principali di un moto viaggiatore sono i problemi alla moto, si spera sempre che non abbia mai nulla di complicato da riparare, comunque credo che non sia il caso di crearsi la preoccupazione prima che qualcosa accada, qualsiasi problema si dovesse presentare verrà gestito al momento, l’Africa è dura, loro lo sanno, nessuno viene lasciato da solo.

5. Hai menzionato che avrai bisogno dell’aiuto delle persone per questo viaggio. In che modo gli altri possono sostenerti?

Sì!! Perché quando si fa qualcosa che va oltre la quotidianità è importante il supporto delle persone, quello che ho chiesto a tutti è il supporto economico per aiutare il villaggio Bagadadij che di conseguenza permetterà a me di trovare le motivazioni e gli stimoli per portare a termine l’impresa. Sapere di avere un compito così importante, quello di consegnare le donazioni che le persone mi hanno affidato mi rende orgoglioso. Vedere un bambino che sorride è una delle cose più semplici e scontate ma che ti riempiono di felicità come poche altre cose al mondo!!

6. Puoi dirci di più sul villaggio di Bagadadij e sul centro di formazione CasaBio che visiterai?

Il villaggio Bagadadij si trova in Casamance, la regione più a sud del Senegal. Gli abitanti vivono di agricoltura, allevamento e pesca. Ci sono molte donne che sono state vittime di maltrattamenti e molti bambini che sperano in un futuro migliore. Qui inizia il compito del centro formazione CasaBio che si trova nel villaggio e mira a contrastare la terribile piaga della migrazione clandestina dal Senegal, promuovendo attività all’interno del villaggio per uomini, donne e bambini come corsi di taglio e cucito, tecniche di coltivazione e allevamento così da permettere l’auto-sostentamento del villaggio stesso.

7. Hai istituito una raccolta fondi per sostenere gli adulti e i bambini del villaggio e il progetto CasaBio. Puoi spiegarci di più su questi progetti e su come la raccolta fondi li aiuterà?

Ho istituito questa raccolta fondi anche per dare un senso maggiore a tutti questi km percorsi, i fondi raccolti aiuteranno il villaggio all’acquisto di ciò che necessitano come per esempio attrezzi per l’agricoltura, semi per la produzione di cereali, alimenti per l’allevamento dei pesci e del bestiame, materiale didattico per i numerosi bambini del villaggio e tanto altro. Io comunque nel viaggio porterò per me l’indispensabile e il resto dello spazio lo dedicherò ai doni, per esempio la società sportiva dove alleno i bambini mi fornirà un kit di maglie da calcio per i bambini del villaggio così da creare una sorta di gemellaggio.

8. Come pensi che la tua esperienza di viaggio in solitaria possa influenzare o ispirare altri viaggiatori solitari?

In genere racconto i miei viaggi nelle storie su Instagram e Facebook così da aggiornare in tempo reale sul viaggio e avere poi un ricordo da poter rivivere nei momenti difficili della vita quotidiana e perché no, permettere alle persone che seguono il viaggio di prendere spunto sia dalle cose positive che da quelle negative che succedono. Si dice che il bene sia contagioso e con questo viaggio spero di ispirare e dimostrare a più persone possibili che viaggiando si può anche aiutare e sostenere chi è stato meno fortunato di noi che ci troviamo in zone del mondo dove la vita è relativamente più semplice.

9. Hai qualche consiglio per chi viaggia da solo, basato sulle tue esperienze?

Il consiglio che mi sento di dare a chi viaggia in solitaria è di non farsi sopraffare dai pensieri negativi che sono “letali”, perché quando sei da solo questi pensieri si presentano, non c’è possibilità di evitarli se non riempiendo le giornate al massimo, ma basare tutto sui pensieri positivi che ci hanno spinto a partire come il coraggio, la voglia di viaggiare, di scoprire, di imparare, di conoscere, la destinazione e in questo caso specifico l’obbiettivo finale, ossia l’aiuto economico al villaggio. Solo così è possibile portare a termine qualsiasi progetto!!

10. Cosa speri di ottenere da questo progetto?

Da questo progetto spero di ottenere tanta solidarietà, tanto supporto, spero di poter imparare e conoscere cose nuove e arricchire il mio bagaglio personale di esperienza, emozioni e conoscenza. Credo sarà il viaggio più impegnativo fatto finora data la destinazione, le zone da attraversare e l’attenzione che necessita.

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