Alberto: fare del bene attraverso i sentieri più sfidanti della Nuova Zelanda

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Mi chiamo Alberto,28 anni, dalla provincia di Modena. Viaggio a tempo indeterminato da quasi 2 anni dopo una vita rutinaria decido di mollare tutto. Un paio di viaggi in Sud America, 3 mesi in Spagna e un anno in Australia prima di affrontare il sogno nel cassetto chiamato Te Araroa.

1. Perché hai scelto il Te Araroa in Nuova Zelanda per la tua avventura a piedi?

Era probabilmente un pigro giovedì pomeriggio in ufficio quando un paio di anni fa ho scoperto di questo Trail, tra i più lunghi e difficili del mondo. Ero in procinto di cambiare vita e l’ho messo subito nella bucket list delle cose da fare visto che ne ero rimasto stupefatto di poter fare un viaggio del genere.

Da sempre amante dei trekking e della Natura, che dire la Nuova Zelanda forse ne é il massimo esponente (e un sogno da sempre). Un Trail che non è ancora molto popolare tra italiani (altra ragione) ma in generale nel mondo viste le distanze per raggiungerlo. Ero in Australia e sapevo che non avrei fatto 2 anni consecutivi lì, quindi ho guardato la lista e mi sono detto che o lo andavo a fare finché ne avevo voglia o chissà se l’avrei mai fatto in vita mia. Ed eccomi qui a 900 e passa chilometri già fatti su 3000.

2. Qual è stata la tua motivazione per intraprendere questa sfida di 3000 km?

Domanda semplice, ma molto difficile allo stesso tempo. Sono da sempre un gran testone e quando mi fisso con qualcosa non c’è niente che mi smuova. Questo é un sogno, e come tutti i sogni la forza di volontà e la voglia di scoperta sono i motori principali per qualsiasi azione, impresa o viaggio.

In più ovviamente c’è il fascino di un paese che al pensiero già solo di attraversarlo a piedi mi veniva la pelle d’oca, poi inizi a fare i viaggioni mentali pensando ai luoghi e da lì diventa un chiodo fisso e dopo addio a smuoverlo.

3. Puoi condividere qualche esperienza memorabile che hai avuto finora nel tuo viaggio?

Ho camminato quasi sempre solo, siccome vado nella direzione opposta del Trail, quindi cammino nel verso del 15% degli hiker. Probabilmente finora l’aver condiviso 150 chilometri con Nico, ragazzo tedesco è stato fenomenale, ragazzo d’oro. Peró anche tutti gli l’autostop finora qualcosa di unico.

Qua in NZ è facile farlo, ma quando sei senza mangiare e la città più vicina è a 40 chilometri, ma tu sei su una strada ghiaiata dove passano pochissime macchine al giorno e solo 4×4 e arrivano 2 contadini e ti caricano su con i loro 14 cani per le pecore non ha prezzo. Gli stessi che ti danno (siccome sei senza cibo) 2 pasticcini appena fatti all’amarena e per di più ti danno appuntamento al mattino seguente alle 6 per riportati all’ imbocco del trail, favoloso.

4. Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato lungo il percorso?

Facile, il meteo. Che porta al rischio numero uno dei questo trail, ovvero l’attraversamento dei fiumi. Quindi se piove, facile, anche se siamo in estate qua, bisogna sempre avere un occhio di riguardo ai fiumi e alla sua corrente se il percorso prevede l’attraversamento.

A volte ci si trova in sezioni al momento sbagliato dove addirittura bisogna fermarsi e aspettare anche un giorno che il fiume si abbassi. Altro problema finora, a volte, è il percorso che non è sempre ben segnato quindi ci si trova in situazioni di indecisioni e difficoltà tecniche che portano anche a cadute (tante).

5. Come ti stai preparando fisicamente e mentalmente per il resto del viaggio?

Fisicamente ci si allena giorno per giorno fondamentalmente. Io sono arrivato qua già con un grosso background fisico dovuto a tanto sport negli anni, quindi avvantaggiato, che mi ha aiutato a non sentire quasi per nulla la stanchezza fisica da un giorno all’altro.

Mentalmente già altro discorso; 3000 chilometri sono tanti, e sono tanti gli imprevisti. Uno degli obiettivi del perché sono venuto qua è ovviamente mettersi alla prova mentalmente e finora sta andando bene.

Ovvio ci sono momenti di down. Lì bisogna essere bravi a razionalizzare con la mente e aiutarsi positivamente (non è facile, lo so). Si affronta il percorso tappa per tappa cercando di non farsi sopraffare dalle informazioni e dal pianificare troppo. Tenere la testa positiva per ingannare la nostra mente negativa credo sia il trucco.

6. Puoi dirci di più sull’associazione per cui stai raccogliendo fondi?

Sì, si chiama “Per Vincere Domani Onlus“, è un’associazione di Sassuolo che si occupa del reinserimento di pazienti oncologici nella società, attraverso aiuti di qualsiasi genere, dopo le appropriate cure mediche ospedaliere. Vivono di raccolte fondi, iniziative, donazioni e progetti di vario genere.

Quando ho iniziato a pianificare il Te Araroa mi sono detto che avrei potuto avere visibilità quindi ho pensato che avrei potuto trasformare questa attenzione nel cercare di aiutare un’associazione locale da me conosciuta.

7. Come le persone possono contribuire alla tua causa?

Semplice, ho aperto una raccolta fondi su GoFundMe, piattaforma globale che unisce raccolte fondi internazionali, mi sono registrato e aperta la raccolta spiegando il mio progetto. La raccolta sta girando sulle varie piattaforme Social,siccome facilmente condivisibile e chi interessato dona entrando nella pagina dedicata. La raccolta fondi si chiama Nuova Zelanda a piedi Per Vincere Domani. “Link”

8. Qual è il messaggio che vorresti trasmettere attraverso la tua storia?

I messaggi potrebbero essere tantissimi ma quello a cui più sono legato è il seguire i propri sogni e quello a cui uno è realmente interessato fare e che lo faccia sentire vivo.

Abbiamo tempo limitato su questa Terra quindi perché no ogni tanto rischiare e buttarsi, che il paracadute in una maniera o l’altra si apre. Poi il discorso del viaggiare lentamente e da solo è qualcosa di incredibile, ti permette di andare a scavare in fondo a tutte le tue fragilità e farle più o meno venire a galla.

Consiglio sempre di fare passo per passo le esperienze, magari non facendo il Te Araroa in solitaria, ma partendo da un weekend in Italia da soli, poi una settimana in Spagna e così via, senza buttarsi troppo a capofitto.

9. Quali sono i tuoi piani per il futuro dopo aver completato questo viaggio?

Ho varie opzioni davanti. Potrei restare qua a lavorare e fare altro, siccome sono con il working holiday visa, ma mi imbatterei nell’inverno neozelandese e non ne ho una gran voglia.

Ho certamente più voglia di tornare in Spagna, quindi più vicino a casa, a tornare a fare la stagione in Andalusia, perché ho contatti e amici laggiù. Parlo spagnolo quindi nessun problema, poi semplicemente sono innamorato della Spagna, che è un’Italia un po’ più easy going oltre al fatto che mi ero ripromesso di tornare visti i 3 mesi fantastici a Cadiz dell’estate 2022.

Mi piacerebbe che questo lungo e particolare viaggio mi possa portare ad alcune possibilità nel mondo del turismo, magari come accompagnatore viaggi siccome inizio ad avere esperienza. Poi tornerò in Australia sicuramente e ho contatti in Sud America per possibili lavori, ma questo si vedrà.

10. Quali consigli daresti a chi volesse unire le sue esperienze di viaggio a delle iniziative di beneficenza?

Innanzitutto cercare un’associazione che sia entusiasta del tuo progetto e che non lo faccia solo per avere un benefit economico alla fine. Che non guardi solo il lato economico prima di magari dare voce e a far conoscere l’associazione in primis e al suo operato, siccome alla fine è quello che fanno loro che conta.

Sicuramente un viaggio più “alternativo” può portare più visibilità e credibilità a quello che si fa e all’obiettivo da raggiungere.

In secondo luogo, credere fermamente in quello che si fa e non tanto per farlo, ma dando il massimo per poter aiutare associazioni che fanno del bene.

Come mezzo per raccogliere fondi GoFundMe funziona bene, pratico e versatile, ma molti lo fanno in privato aprendo pagine Facebook collegate.

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