Lui si chiama Mattia e ha da poco terminato un viaggio in solitaria in Corea del Sud, una destinazione poco frequentata, ho pensato che il suo contributo sarebbe potuto essere interessante per molti.

 

Beh, questo è il mio secondo viaggio in solitaria dopo quello meraviglioso dello scorso aprile a Cuba fatto più per necessità che per voglia in modalità “single”. Partito con mille dubbi e paure mi sono ritrovato in una situazione dove ero tutto tranne che solo. Incredibile come un viaggio in solitaria ti faccia conoscere mille persone, ognuna con la propria storia ed ognuna col proprio bagaglio di esperienza…..provare per credere!!

Ma adesso bando alle ciance ed eccomi qui a raccontarmi del mio viaggio in Sud Corea. Ovviamente essendo in Italia vi chiederete, come mi sono chiesto anch’io, perché Sud Corea? Beh non esiste un motivo molto nobile o profondo per questa scelta…..si può riassumere così: “Skyscanner da Milano a Ovunque; partenza 29/12, ritorno 11/01”. Mai provato? Insomma ho trovato un buon prezzo, ci ho riflettuto qualche giorno e via…biglietto staccato. E poi la casellina dell’Asia era ancora vuota, volevo forse lasciarla così ancora a lungo?

E quindi eccomi sul volo Milano/Londra Seoul solo soletto verso la mia avventura. Non negherò quanto ho scritto in volo “Sono decisamente spaventato da questo viaggio, perché mi sono cacciato in questo pasticcio? Mi dico però una cosa, occorre trattenere il respiro, andare sott’acqua dove sono sicuro troverò ottima aria da respirare. Aria che mi farà respirare meglio dopo.” E così è stato. Partire solo, almeno per me, non è facile ma dopo 5 minuti di assestamento diventa un’emozione infinita.

viaggiare da solo in Sud Corea

Ho passato 12 giorni in Sud Corea e qualche minuto in Nord Corea J.

Il mio itinerario era semi pianificato grazie alla “rough guide” acquistata qualche mese prima on line….eh si perché la penuria di italiani che scelgono questa destinazione si riflette sulla totale mancanza di guide disponibili sul mercato in italiano!! E anche grazie alla couchsurfer coreana ospitata a casa mia ad ottobre scorso.

L’idea è quella di visitare per bene Seoul e poi altre due zone: Jeju che viene chiamata la “Honeymoon Island”e Busan (seconda città di Corea e 5° porto al mondo per capacità).

Questo è quello che sapevo in partenza. Quello che non sapevo è che avrei incontrato molte persone Coreane e non, che sarebbero nate delle amicizie, che non mi sarei annoiato e che avrei passato un giorno intero in un tempio buddista e molto altro per cui non basterebbe un quaderno.

SEOUL

Appena arrivato c’è il capodanno…..beh questo non avevo proprio voglia di passarlo da solo e quindi via sul sito del Couchsurfing a cercare l’evento che puntualmente c’è grazie alla splendida organizzazione e dedizione di Bona, una fantastica mini ragazza del posto piena di energia e simpatia. Alla fine ci si ritrova in un ristorante molto carino in 56 (!!) coreani, europei, indiani, statunitensi, messicani, canadesi ed asiatici. E’ un susseguirsi di nuove storie, nuove esperienze e vite opposte che si incontrano. Si prosegue fino a mattina in giro per la città che non smette mai di far festa tra un suono della campana (celebrazione tipica del nuovo anno), una birra ed un caffè verso la metro che riapre e ci porta verso le nostre case. Ecco, a proposito. In Corea un viaggiatore solitario non può chiedere di meglio che trovare questa magnifiche guesthouse un alloggio pulitissimo dove incontrare altri viaggiatori spendendo tra 15 e 20 € a notte.

Per il resto Seoul è un vortice di tradizione e modernità. La città mantiene le sue tradizionali case tipiche nel Bukchon Hanok Village, i palazzi reali, imperdibili, i mercati sconfinati dove ci si può serenamente perdere con una reflex in mano, ma può vantare un’architettura moderna di una bellezza struggente che culmina nella Dongdaemun design plaza terminata nel 2014 e oggi luogo di incontro, condivisione, mostre…insomma cultura e bellezza.

La vita notturna è fervente, continua e spensierata e si concentra nelle aree ad alta densità studentesca: Hongdae e Sinchon. Qui è dove conviene prender un posto letto.

viaggiare da solo in Sud Corea

JEJU

Dopo 5 meravigliosi giorni nella capitale si parte alla volta della “Honeymoon island”. Facile facile. Decine e decine di voli low cost lasciano lo scalo di Seoul Gimpo alla volta dell’isola a costi irrisori (tra i 20 e gli 80 €/andata). Qui la vita si fa un pochino più dura, ma con un minimo di pazienza e preparazione si superano i problemi linguistici (pochi parlano inglese).

Anche qui opto per una meravigliosa guesthouse da dove ho un obiettivo ben chiaro: salire sul monte più alto di Corea e vedere il meraviglioso Sunset peak. In due giorni raggiungo entrambi gli obiettivi ed anzi ne inserisco altri…non si sbaglia niente. Basta un bel biglietto con la destinazione del luogo in Coreano, un autobus pubblico ed il gioco è fatto.

Qui ho avuto modo di sperimentare davvero come un viaggio ti possa aprire la mente. Mi trovo infatti in un mondo al contrario. Non si tratta più di osservare con attenzione i nostri “diversi”, asiatici, qui il diverso sono proprio io. I più intraprendenti vogliono farsi foto con me, gli altri semplicemente guardano stupiti. Cosa ci fa un’occidentale qui?? In 2 giorni ne incontro solo altri due di occidentali. Appunto, il mondo al contrario. Si, imparo che ogni cosa si può vedere da un lato o dall’altro, è tutta questione di punti di vista!

BUSAN

E’ già tempo di lasciare Jeju ma per una volta parto col sorriso sulle labbra perché sono riuscito a spuntare tutta la lista che avevo soprattutto grazie alla cortesia dello staff della Yeah guesthouse dove alloggiavo ed in particolare grazie al mitico Yade che mi spediva a destra ed a sinistra come una trottola…..grande Yade, my friend! Parto col sorriso sulle labbra perché sono stati due giorni intensi di natura, di poche parole e di molta introspezione che fa sempre bene, un gran bene!

Allacciamo le cinture e in 40 minuti il volo Air Busan mi porta a…Busan. Solita metro efficientissima e pulitissima come a Seoul e mi trovo nella mia nuova guesthouse: 46° piano di un grattacielo appena terminato, un sogno che costa i soliti 14€/notte. A Busan mi aspetta Soo, la ragazza che ho ospitato ad ottobre in Italia, e sua sorella Ji Sung con il suo ragazzo Micheal simpaticissimo newyorkese. Di conseguenza vivo 2 giorni un po’ più da insider tra una visita all’infinito mercato del pesce, una caffetteria (la Corea è letteralmente invasa!!) ed una visita alla casa presidenziale (questa è stata la capitale per 3 anni durante la guerra di Corea quando i comunisti avevano schiacciato qui giù la futura Sud Corea, prima dell’intervento degli americani).

Qui ho provato il Makgeolli (bevanda alcolica di riso) ed il Galbi. Quest’ultimo riassume la grande socialità e voglia di divertirsi del popolo Sud Coreano; in sostanza consiste in una griglia al centro di ogni tavolo dove ogn’uno mette a cuocere la propria carne e verdure un po’ a riprodurre il rito del pasto degli uomini primitivi intorno al fuoco….magnifico!

viaggiare da solo in Sud Corea

GOLGULSA

Anche Busan è alle spalle, penso a tutte le belle esperienze vissute e le magnifiche persone incontrate che comunque resteranno nel mio cuore e che un giorno ritroverò, ne sono certo! Ci penso mentre prendo il mio bus (anch’esso lindo e con tempismo svizzero) che mi porterà a Gyeongju dove, dopo un ottimo bibimbap (riso con verdure e uovo…anche questo un piatto rituale) prendo l’ennesimo bus che si inerpica nella campagna coreana per lasciarmi “in the middle of nowhere”. Dopo un kilometro a piedi giungo finalmente al tempio buddista di Golgulsa. Qui mi aspetta una giornata fitta di vita da monaco/atleta. Questa, come tante altre e variegate esperienze, fa parte del programma “Templestay” che è un esperienza che consiglio a qualsaisi persona si rechi in Sud Corea. In particolare il tempio di Golgulsa è speciale per la pratica del Sunmudo che letteralmente vuol dire “il modo di fare arti marziali meditative”, un’unione tra la dinamicità dell’arte marziale, lo yoga e la meditazione. In un giorno ho la possibilità di fare due training; ovviamente ci vorrebbe almeno una settimana per entrare nel giusto setting mentale ma tant’è che tra una sveglia alle 4 del mattino, un pasto vegano, un the col monaco ed un training è già tempo di tornare a Seoul per l’ultimo giro di giostra di questo viaggio.

Viaggiare da soli in Corea

JSA

JSA sta per Joint Security Area e significa immergersi di colpo nel bel mezzo della Guerra fredda…si si proprio comunisti contro capitalisti!! Infatti, se a qualcuno fosse sfuggito, Corea del Sud e Corea del Nord sono due Paesi ancora formalmente in guerra con un accordo di non belligeranza stipulato tanti anni fa. Arrivare all’interno di questa terra di nessuno vi assicuro fa molta impressione: il silenzio surreale, i militari che guardano ogni tuo passo e di là, a 300 mt, i nord coreani tesi come corde di violino…alla fine una goccia di sudore attraversa il lato del mio viso per andare a finire chissà dove. Si girano i tacchi in rigorosa fila per due ed è già tempo di tornare a Seoul, un ultima cena Coreana in compagnia, si chiudono i bagagli, il Boeing 777 accelera e le ruote si staccano dalla terra asiatica, si torna a casa!

Insomma il viaggio in solitaria in Corea non ha tradito le attese: tanta gente conosciuta, tante storie nuove affollano la mia testa, tante amicizie resteranno come resterà la sensazione di essere una persona infinitamente più ricca, una persona che ha allargato il suo angolo di visuale verso la realtà mondiale. Perché, come disse Sant’Agostino “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina.”. E adesso si pensa al prossimo viaggio…chissà quale dei tanti scambi avuti, consigli chiesti, inviti ricevuti influenzerà la scelta della prossima meta, staremo a vedere.

 

Buon viaggio a tutti!!

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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