Ciao, mi chiamo Ivan, vivo a Marghera, vicino a Venezia, un posto che mi piace e che mi dà la forza per tornare, perché mi considero un viaggiatore ma con delle radici profonde nella mia terra (…o acqua).

Volevo raccontare un viaggio, ma mi accorgo che è difficile sceglierne uno in particolare, così faccio un po’ la storia dei miei viaggi e del perché è bello viaggiare da soli.

Viaggiare da soli in Peru

Il fatto di andare in giro per il mondo da solo per me è stato un evoluzione naturale, dato che ho cominciato a viaggiare con mio fratello e con un mio amico, ma sempre slegato da qualsiasi viaggio organizzato, abbiamo sempre fatto tutto per conto nostro e cosi eccoci andare in macchina in Germania, Francia, Olanda, Spagna, Croazia…e poi scavalcare l’oceano per andare in Messico, il viaggio che ha dato il via al mio vagabondaggio per  l’America Latina. La scoperta del Messico più puro attraverso i deserti e le città coloniali, un viaggio che mi ha regalato amicizie che ancora adesso, dopo quasi 15 anni, conservo.

Dopo quel primo assaggio di Messico ho sentito il bisogno di tornarci, stavolta da solo, ma con mio fratello che mi aspettava a Puerto Escondido e un’amica con cui ho visitato Cuernavaca e dintorni. Nel mezzo il viaggio in solitaria, fatto di estenuanti spostamenti in autobus di seconda classe (e chi li ha provati sà di cosa parlo), di incontri piacevoli, di posti da visitare, ma anche di momenti difficili: ad Acapulco sono vittima di “problemini” intestinali che mi mettono KO. Le mie intenzioni, arrivato in città, erano quelle di concedermi un po’ di “vida loca” nei locali, invece passo la notte a vomitare, febbre alta, in una schifosa stanza del centro della città vecchia, il posto più malfamato di Acapulco (dormire in “alberghi” poveri, dei quartieri malfamati sarà una costante dei miei viaggi).  Il giorno dopo non avevo l’aspetto più splendido del mondo, sarà per questo che ho fatto conoscenza con tutti gli spacciatori dello zocalo, con cui dopo aver rifiutato di fare acquisti (cosa sconsigliabile in certi paesi), mi sono intrattenuto volentieri per chiacchierare, con loro e anche con una bella ragazza che si era sistemata nella piazza con un banchetto di un partito politico (PRD). Il malessere non era passato e mi avrebbe accompagnato ancora per qualche giorno, ma gli incontri e le chiacchiere sono state una buona medicina per il mio morale. Ammetto che la notte prima mi chiedevo cosa ci facessi li, mi giuravo che la prossima vacanza l’avrei fatta in un villaggio turistico, ma i momenti difficili passano, e gli anni a venire lo hanno confermato.

Finita questa avventura mi sentii più pronto per affrontare nuovi viaggi, e per farlo da solo! Ritornai in Messico e mi convinsi definitivamente che dovevo conoscere il più possibile il Sudamerica. Attraverso internet  avevo conosciuto Valeria di Buenos Aires, e Mario, peruviano e l’ anno dopo ero nuovamente in volo destinazione Lima, scalo di un giorno a Buenos Aires, per conoscere Valeria. L’ospitalità della mia nuova amica fu sorprendente e passai una bellissima giornata da porteño; ovviamente mi ripromisi di tornare con più calma, e lo feci l’anno dopo.

Viaggio in Messico

Ma prima c’era da conoscere il Perù, un paese di cui mi innamorai subito. Ad aspettarmi c’era Mario, con cui mi ero già accordato per fare insieme un tratto del viaggio che mi avrebbe portato a Cusco, la capitale degli Inca. Insieme a noi anche altre due amiche, Silvia e Roxabel.  Con loro ho preso l’autobus che ci avrebbe portato a Huancayo, attraversando passi a 4800m d’altezza e masticando foglie di coca per non sentire gli effetti dell’ossigeno rarefatto. All’altura mi sono abituato presto, aiutato dalle bevute fatte in compagnia dei miei nuovi amici e di altri ancora che si sono aggiunti.

Intanto osservavo, e vedevo che c’erano pochissimi turisti, qualche ragazzo con lo zaino in spalla, ma neanche un italiano. Anche questa constatazione ritornerà più volte nei miei viaggi, ho infatti osservato che di italiani se ne trovano più o meno ovunque, ma viaggiano sempre con tour organizzati: arrivano li, con il pulmino e la guida, visitano siti storici, comprano qualche souvenir, fanno foto e ripartono per il loro hotel a 4 stelle. Per carità, niente di male, ma penso che cosi si perdano una buona fetta del piacere di viaggiare: conoscere la gente, vedere posti in cui il turismo di massa ancora non c’è, capire più a fondo il paese che si va a visitare; questo è il senso di viaggiare da soli o comunque senza tour organizzati e penso che almeno i giovani dovrebbero avere la curiosità di viaggiare in questo modo.

Poi il mio viaggio proseguì  da solo alla volta di Cusco e Machu Pichu, ancora con autobus di seconda, ancora con i collectivos (i furgoncini VolksWagen degli anni ’80 in cui entra un numero impressionante di persone..una volta ne ho contate 18!), ancora lunghe camminate e ancora con compagni di viaggio occasionali, peruviani o europei,  che però non mi hanno mai fatto sentire da solo.

Cusco è una città molto turistica, quindi il viaggiatore solitario può trovarsi un po’ spaesato, circondato da gruppi di turisti organizzati e da peruviani che vedono nel turista una fonte di guadagno; è insomma più difficile fare amicizie; ma le cose da visitare son talmente tante che non si sente la mancanza di compagnia, e poi ormai avevo già un po’ di esperienza su come muovermi e cosa fare e anche qui non sono mancate le serate in compagnia (di turisti, o meglio, di mochileros, come vengono chiamati i ragazzi che girano con lo zaino in spalla) e le chiacchierate con i bambini che vendevano souvenir , da cui non compravo niente ma che passavano parecchio tempo a parlare con questo strano gringo venuto da chissà dove.

Dopo aver visitato Machu Pichu e altri siti archeologici dei dintorni, feci ritorno a Lima dove mi aspettavano i miei amici peruviani per la despedida, l’arrivederci, una emborachada storica di fronte all’oceano, ricordi che mai si cancelleranno dalla mia mente.

In Perù ci sono ritornato l’anno dopo, ancora con sosta a Buenos Aires, questa volta durerà un settimana, durante la quale ho capito che dovevo tornare e visitare bene l’Argentina, la destinazione la sapevo già: Patagonia, Terra del Fuoco, fine del mondo.

Ma c’era prima da conoscere ancora il Perù, stavolta mi diressi verso sud, le linee di Nasca, Arequipa (dove non mancarono piacevoli incontri) e poi verso est, canyon del Colca, Cruz del Condor e l’esperienza di “passeggiate” a quasi 5000 m di altitudine! Durante queste passeggiate ho avuto di conoscere Jaime, un campesino che mi ha accompagnato per un po’ e che mi ha fatto capire molte cose su quei posti e sulla gente che vi abita. Il ritorno a Lima, le feste con gli amici e l’idea di ritornare, ma prima volevo andare alla fine del mondo!

Poi in Perù non ci sono ritornato, ormai avevo la fissa di dover arrivare alla fine del mio amato continente, per poi magari cambiar strada, o metter la testa o posto o chissà cos’altro, ma quello che è certo è che sentivo il bisogno di arrivare alla fine.

Viaggiare da soli in Cina

Cosi l’anno dopo riparto nuovamente per Buenos Aires, stò qualche giorno con la mia amica e poi prendo l’autobus per Bariloche, prima tappa del mio viaggio in Patagonia. Il paese è bello e vivace, meta di giovani argentini in vacanza e mochileros in cammino; non è male, ma non lo sento come il mio ambiente, una sensazione che avrò durante tutto il viaggio; qui conosco una coppia di B.A., passo con loro una bella serata. Ma la strada è ancora tanta e il giorno dopo parto per Esquel, qui mi aspetta un giro con la “Tronchita”, il vecchio treno a vapore patagonico, l’incontro con i Mapuche e con i discendenti dei primi coloni gallesi a Trevelin, sulla orme di Chatwin; e ancora in viaggio nella zona dei ghiacciai, vedere il Perito Moreno è un’esperienza emozionante (soñè que la nieve ardìa y el fuego se helaba); e poi la ventosa Comodoro Rivadavia, e poi il Cile, Puerto Natales, Ultima Esperanza, nomi poetici che per me avevano già un significato, ma che dopo esserci stato sono diventati cose tangibili, ricordi che non si dimenticano.

E poi la Terra del Fuoco, Ushuaia, la fine del mondo, il posto dove volevo arrivare. Anche qui tante cose da vedere, gente da ricordare, ma quando giunge il momento di prendere l’aereo per Buenos Aires, mi accorgo di non avere rimpianti a lasciare queste terre, stò tornando a casa e ho voglia di tornarci; ormai, mi dicevo, tutto quello che dovevo fare l’ho fatto.

Con questo spirito tornai a casa e passai qualche anno senza “i miei “ viaggi, nel frattempo il mondo stava cambiando, e anche la gente intorno a me: un mio amico si trasferisce in Argentina, mio fratello si sposa con una messicana e và spesso in Messico, la mia migliore amica và a vivere a Londra…e io mi trovo la ragazza cinese (poi ci lasceremo, ma ci troveremo di nuovo).

Per un po’ faccio vacanze normali, al mare, in compagnia…Grecia, Croazia, Ibiza, Londra…cose che fanno tutti, mi dicevo. E invece nel gennaio 2010, mi ritorna la voglia di partire, ma dove vado? Torno in sud america? Vado a trovare il mio amico in Argentina?…dò un’occhiata ai prezzi dei voli ma sono tutti prezzi sopra i 1200 euro, troppo per un viaggio fatto durante un periodo di cassa integrazione…allora mi viene l’idea: Cina! Guardo i prezzi dei voli e sono molto più bassi  che quelli per l’America del sud, e poi ho una cugina che vive e lavora a Pechino, e c’è anche la mia ex, che è tornata a Whenchen, ma con cui sono sempre in contatto, e in questi anni non si parla d’altro che di Cina…non posso non andare a vedere come stanno le cose.

Detto fatto, in venti giorni organizzo il viaggio, avverto mia cugina e la mia amica, richiedo il visto e i primi di febbraio prendo l’aereo per Mosca e poi Pechino, sono emozionato, vado alla scoperta di un mondo nuovo, senza sapere bene cosa fare, senza conoscere la lingua (anche il mio inglese non è granchè), ma con la voglia di fare tesoro di ogni cosa che vedrò e imparerò.

Arrivo a Pechino (Beijing per gli amici) in una freddissima ma soleggiata mattina di febbraio e con un taxi arrivo a casa di mia cugina dove starò un paio di giorni, poi lei deve andare fuori Pechino per lavoro e io mi troverò un hotel. I paesi che visito cerco di riconoscerli dal primo tragitto aeroporto-città, e Pechino non assomiglia a niente che io abbia già visto: passo vicino a quartieri popolari, casette basse e cortili tipicamente cinesi, grattacieli di periferia e grattacieli supermoderni …ma dai quali spunta una ciminiera.

Con Anna (mia cugina) visito subito Piazza Tien an men …e subito rimango folgorato, mi trovo di fronte a tanta grandezza, una piazza immensa, bandiere rosse ovunque, la Città Proibita col ritratto di Mao Zedong …quasi mi commuovo!

Dopo Tien an men visitiamo gli hutong: quartieri-labirinto tipici di Pechino ormai in via d’estinzione, ne hanno demoliti molti per far spazio a moderni grattacieli; poi il Tempio del Cielo, il Tempio Taoista Dongyue, lo stadio olimpico, e poi…poi c’è il capodanno cinese, che festeggiato qui è qualcosa di incredibile. E’ da quando sono arrivato che sento botti e fuochi d’artificio, ma il giorno della festa è un susseguirsi continuo di botti, non è una cosa organizzata (anzi spesso vengono proibiti), ognuno spara i suoi, ed è una specie di conto alla rovescia, più aumenta l’intensità dei fuochi più si avvicina la mezzanotte, ma è già dalle 22.30 che le esplosioni sono ininterrotte e dureranno per ore, quasi fino a mattino. I cinesi festeggiano in casa con parenti e amici, niente feste in piazza o discoteca, e io vado con mia cugina da una sua amica italiana: qui ci sono italiani, francesi, tedeschi, americani, proprio un capodanno multietnico, e dal 20° piano in cui mi trovo, mi godo lo spettacolo di venti milioni di persone che sparano fuochi d’artificio!

Dopo questa emozione me ne aspettano altre, ormai giro per Pechino da solo e da solo proseguirò il viaggio, via Shanghai,  fino a Whenzhu, dove mi aspetta la mia amica cinese. Ma prima  c’è da visitare la Città Proibita, dove i tantissimi turisti cinesi mi chiedono di fare le foto insieme a loro (manco fossi anch’io un’attrazione turistica) , specialmente le ragazzine, che cosi intanto sfoggiano il loro inglese imparato a scuola, che non è peggio del mio, ma quasi; e poi la Grande Muraglia, e qui lo spettacolo è davvero emozionante, mi sento molto soddisfatto dei poti che sto vedendo e anche di me…che riesco a non perdermi in un paese sconosciuto e cosi lontano.

Dopo Pechino, prendo il treno notturno per Shanghai, il viaggio e tranquillo e la compagnia di una famiglia di cinesi è gradevole, comunichiamo a gesti e a mezze parole, ma ci capiamo.

Shanghai è una città ultra-moderna, commerciale, a differenza di Pechino, qui tutti parlano inglese, specie chi ha qualcosa da venderti. Il pomeriggio faccio un giro nel Bund e ammiro la vista dei grattacieli di Pudong, ma il vero spettacolo è di sera, Nanjing Road è un tripudio di insegne, luci, negozi di lusso, centri commerciali che occupano interi grattacieli, e per strada sei assalito da venditori di tutto, si parte da scarpe, telefoni e orologi, si passa a chi ti propone massaggi “particolari”, per poi finire con gli spacciatori…hehe..tutto il mondo è paese! In questo senso Shanghai è molto meno “innocente” di Pechino, e molto più sporcata dalla mentalità occidentale. Per curiosità seguo una di queste venditrici di orologi; mi porta in un vicolo e scendiamo in uno scantinato, un grande deposito con scaffali pieni di borse, giocattoli, orologi e quant’altro…devo lottare parecchio con quella diavolessa per uscire di là, senza comprare niente.

Da Shanghai, prendo l’aereo che mi porterà a Whezhu, da qui con Li Hong andrò a Whenchen dove saremo ospiti di amici suoi. Queste città si trovano nella provincia dello Zeijiang, da dove provengono moltissimi dei cinesi che ci sono in Italia. L’appartamento degli amici di Li Hong è bello e moderno, e nonostante i problemi linguistici riusciamo a comunicare, specie con Lien Lien, la bambina della coppia con cui faccio subito amicizia. A parte i bellissimi Templi sulle montagne circostanti la cosa che più mi ricorderò saranno le continue mangiate, l’ospitalità e la curiosità di tutti verso l’italiano…merce rara da queste parti.

La cosa più bella me l’ha detta mia cugina quando sono tornato a Pechino:  “in 20 giorni che sei qui hai conosciuto più cinesi di me!”. Missione compiuta! Il viaggio per me non è mai stato compiere imprese straordinarie o fare cose “super-avventurose”; bensì vivere il paese che visito nel modo più possibile vicino alla gente comune, come me,  che poi è anche l’unico modo per fare amicizie e comprendere a fondo le cose. Prendere un “camion” in Messico, dormire negli “hospedajes” in Perù,  bere un mate in Argentina o giocare coi bambini in Cina, ecco cosa cerco dal viaggio.

Per ora il mio racconto è finito, spero che se qualcuno lo leggerà, gli venga voglia di viaggiare e conoscere il mondo in modo autentico…senza filtri, come fanno già in tanti in tutto il mondo, infondo basta poco: una buona guida, lo spirito di adattamento, la curiosità, la forza di superare momenti difficili e la voglia di stare in mezzo alla gente anche sentendosi per una volta “il diverso”, quello che deve farsi accettare.

Viaggiare da soli non vuol dire stare da soli, la compagnia si trova lungo la strada.

Ciao

Ivan Sbroggiò

 

 

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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