Dalla Casa Vacanza al Co-Living: possibili sviluppi per l’estate 2020

Con lo Smart-Working diventeremo tutti Nomadi Digitali?

Faccio un preambolo, io lavoro da remoto da 10 anni, per lavorare ho solo bisogno del mio computer e di una connessione wifi, sono una Nomade Digitale, o forse dovrei dire ero, visto che ho deciso di restare più stabilmente a Roma per i prossimi anni. Lo smart working significa poter gestire il proprio carico lavorativo in modo flessibile, conciliando i propri impegni personali, le priorità della famiglia con quelle lavorative. Ad esempio già da tempo alcune aziende permettono ai dipendenti di fare 2 o 3 giorni alla settimana da remoto, specialmente per situazioni in cui si hanno pendolari o genitori con bambini piccoli, o semplicemente per ridurre lo stress dei dipendenti e il traffico. Certo è più facile fare uno smart working quando sei libero professionista, ma ad ogni modo questa tipologia di lavoro dovrebbe mettere in risalto la flessibilità sia del lavoro che del lavoratore. Ad esempio io spesso lavoro la sera o nel weekend perché magari ho altre cose da fare durante la settimana. A causa della pandemia quasi tutti i lavori sono diventati “smart-working” ma stiamo attenti perché stanno usando questo termine per addolcire la pillola, in molti casi non è un lavoro smart è solo telelavoro, con gli stessi ritmi e le stesse regole del lavoro in presenza, ma con qualche svantaggio in più: in molti casi si deve lavorare in un luogo non adeguato, magari con bambini o altri componenti della famiglia, o spesso l’orario di lavoro non viene interpretato come tale e i colleghi e i capi si prendono la libertà di telefonare anche dopo l’orario d’ufficio “tanto sei in smartworking”. Il problema di base è che il sistema lavoro si è catapultato in questa dimensione senza esserne preparato. Lo smart-working lavora per obiettivi e prevedere i meeting a distanza solo quando veramente necessari, nella maggior parte dei casi, invece si dovrebbe lavorare su file condivisi per confrontarsi in tempo reale.

Dopo questo preambolo “sindacalista” volevo parlare con voi di alcune suggestioni che mi stanno arrivando dalle persone intorno a me. Molti italiani resteranno fino a settembre in smart-working e chi ha figli dovrà anche trovare il modo di organizzarsi con loro fino almeno a settembre. Chi ha una seconda casa sta pensando di trasferirsi appena possibile lì, ma gli altri stanno iniziando a pensare ad una vacanza diversa, una vacanza “condivisa”.

Sia gruppi d’amici che membri della stessa famiglia stanno pensando di affittare una casa grande, in una zona vacanziera italiana e trasferirsi lì per tempi più prolungati insieme. In questo modo la gestione della casa e dei bambini potrà essere condivisa e ci si potrà organizzare meglio per lo smart-working, ritagliandosi la giusta calma per il lavoro e le riunioni on line.

Molti miei amici si stanno già organizzando in questo modo e non escludo di poterlo fare anche io, in questo modo si potranno anche recuperare i contatti e i rapporti con “gli affetti stabili ” cha abbiamo dovuto mantenere distanti per più di due mesi. Un’estate all’insegna della condivisione, del co-living, come soluzione per ottimizzare i tempi, gli sforzi, trovare un nuovo equilibrio tra divertimento e lavoro e cercare di prendere il massimo dai soldi e le ferie ci restano per questa estate 2020.

Non so voi, ma io quest’estate ancora di più del solito, sceglierò di alloggiare nella natura, in località abbastanza isolate e possibilmente sempre con uno spazio verde a disposizione.

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