Cosa fare a Java: Yogyakarta – Vulcano Bromo e Cratere Ijen

Sono stata due mesi in Indonesia e non avrei mai pensato che l’isola che mi avrebbe fatto vibrare di più sarebbe stata Java!

Java the ring of fire, un isola con enormi problemi sismici direi, eruzioni, tsunami, terremoti, una natura imprevedibile, spesso tanti morti innocenti.

Questa è la realtà la quotidianità, le problematiche quotidiane con le quali ogni abitante di Java deve interfacciarsi ogni giorno, ma il vulcani hanno anche anche un lato positivo: l’energia.

Cosa vedere a Yogyakarta – Jogja

Quando sono arrivata a Java, a Jogja per la precisione, nella parte centrale del paese, venivo da un periodo molto stancante fisicamente, poche ore di sonno, un influenza costante, poco cibo, poi sono atterrata e il mio corpo ha iniziato a carburare in un altro modo.

Java ring of fire

Mi sentivo energica, felice, piena di entusiasmo, come dopo aver raggiunto un grande traguardo personale! Mi sembrava che tutto intorno a me fosse più buono e più bello, che fosse un tesoro da scoprire. Ho avuto la fortuna di alloggiare in una parte della città con davvero pochi turisti, al Casa de Raffles un enorme casa in un quartiere decisamente urbano, fuori dal mio ostello molte scuole, bambini che mi salutavano e volevano farsi le foto con me, negozi di vita quotidiana, farmacie cinesi, mi sono fermata a comprare del balsamo di tigre e la ragazza ha perso 15 minuti per capire cosa cercavo, sempre con il sorriso sulle labbra.

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Poi per caso ho trovato la vera svolta delle mie serate, un enorme ristorante di pesce, proprio dall’altro lato della strada, faceva circa 80 coperti alla volta, con un ritmo più sostenuto del fast food, 3 modi per scegliere il pesce, centinaia e centinaia di javanesi. I tavoli erano sempre pieni, quindi mi sedevo con chi capitava e tutti erano entusiasti di raccontarmi la loro vita. La prima sera ho ordinato un pesce consigliatomi dalla ragazza, senza capire che avevo ordinato solo le lische e la testa, perché esiste una versione economica di ogni piatto, ci ho messo 2 giorni per fargli capire che io del pesce volevo anche la carne. Ogni sera non vedevo l’ora di andare a gustarmelo.

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Non so se è stato un caso, ma ogni giorno a Jogja ho conosciuto un abitante della città che ha deciso in un modo o nell’altro di dedicarmi ore della sua vita, racconti delle sue emozioni , come No No o il guidatore di becak e sono cose che io nn dimenticherò mai.

Come visitare i vulcani Bromo e Ijen

Per quanto fosse caldo ho deciso di muovermi verso est ed affrontare giornate intere di pulmino alla volta dei due vulcani più importanti di Java: Bromo e Ijen. Cosa si fa 16 h seduti a fianco del guidatore? Si guarda fuori dal finestrino! è incredibile quanta vita ci sia sulle strada, quanti mondi, storie e abitudini si posso immaginare guardando un film lungo un giorno. Non so se sia un caso, se sia solo la nostra percezione selettiva che ci fa soffermare su piccole parole, immagini o panorami, ma mentre ero lì, l’autista mi ha chiesto dal nulla “ma tu sei felice?” e direi che di cuore, o meglio di pancia, io gli ho risposto “direi proprio di si!” Perché la felicità non ha bisogno di ragioni, è quando ti senti vicina al luogo che ti accoglie e vicina, nel sentire, alle persone che ami, anche se queste purtroppo sono lontane.

Alba sul Bromo
Alba sul Bromo

L’isola ha continuato a stupirmi e a regalarmi emozioni, le più forti che ho provato in due mesi.

Arrivati vicino al Bromo circa a mezzanotte, senza aver mangiato nulla nelle ultime 12h ho avuto la possibilità di riposarmi un paio di ore, poi alle 3 a.m sveglia per salire sul punto di osservazione prima che l’alba colori il cielo. Forse sempre per caso, seduta accanto a me c’era un’altra psicologa, abbiamo iniziato a parlare di viaggi, di cambiamento,delle mie ricerche, insomma di cose che piacciono a noi, poi il sole ha richiamato la mia attenzione e non c’e stato più spazio per le parole, sentivo solo il click della mia Nikon, solo l’inquadratura dal mio cavalletto, tutto cambiava colore continuamente, tutto si svelava poco a poco, come un bellissimo corpo nudo, i deserti sotto di noi, le nuvole che avevano le forme delle onde di Bali, e poi lui, grande, fermo, maestoso: il Bromo, davanti a me. Il calore dei gayser contrastava con l’aria fredda formando bellissimi contrasti di fumo, e quando pensavo che niente potesse essere più bello, il Bormo è diventato rosa, un rosa calmo, di pace, un colore indescrivibile che mi ha trafitto e anche se mi vergogno un po’ a dirlo, mi ha commosso.

Java the ring of fire

Il motivo per cui viaggio così tanto è questo: per emozionarmi, perché la natura negli ultimi anni è l’unica cosa che mi fa provare quella sensazione, quell’emozione che non sono sicura di essere brava a raccontare, un po’ come l’onda perfetta io cerco l’emozione perfetta, e in quell’alba l’ho trovata!

Quando il sole era alto siamo saliti a piedi fino alla cima del vulcano, le sue pendici sono di sabbia, una sabbia grigia, metallica, ho incontrato un ragazzo che vendeva fiori secchi, mi sono ricordata che c’è una tradizione millenaria in Indonesia di fare offerte al vulcano e così l’ho fatta anche io. Ho comprato un mazzolino colorato, mi sono messa sul ciglio del vulcano e ho espresso un desiderio, proprio mentre stavo per gettarlo una ragazza mi ha fermato e mi ha detto: “esprimi il desiderio giusto, non cavolate, chiedi qualcosa di serio!” Così ci ho pensato ancora un po’ e poi ho gettato i fiori alle mie spalle, fiori che sono rotolati giù come se sapessero già dove andare ed in pochi minuti erano nella bocca del grande Bromo, lontano da ogni sguardo.

Anche se ero piena e soddisfatta di quello che avevo appena vissuto il cammino era ancora lungo, la mia meta nn era ancora raggiunta.

Il deserto dal cratere del Bromo
Il deserto dal cratere del Bromo

Altre ore di pulmino, altri paesaggi, curve, strade non sempre asfaltate, fino ad arrivare a notte inoltrata nell’altro punto di partenza quello per il vulcano Ijen.

Ancora una volta sveglia alle 3 a.m questa volta i kilomentri da fare per vedere il cratere sono di più, sono in pendenza, ma non siamo soli, abbiamo i minatori con noi. Esatto, perché l’Ijen non è solo un bellissimo luogo naturale, ma è anche una miniera di zolfo, uno dei luoghi dove c’è una delle peggiori condizioni di lavoro al mondo. I minatori percorrono al giorno più di 20km, ogni viaggio di ritorno li vede trasportare sulle spalle zolle di zolfo che vanno da 60 a 120km, per un guadagno di 4rupie a kg ossia 0.3 centesimi di euro circa! Una volta arrivati sulla cima, si scende nella gola del vulcano, si scende nella miniera, enormi massi e pareti rocciose giallo ocra, bellissimo spettacolo, ma più si scende giù e più una polvere fastidiosa ti va negli occhi e poi nel naso ed infine un fumo soffocante di impedisce di respirare.

Il Vulcano Ijen
Il Vulcano Ijen

La miniera borbotta, il fumo non è costante, va a momenti, quando tace puoi prendere lo zolfo e muoverti, ma quando soffia hai la sensazione di morire! E’ come se qualcuno ti mettesse dell’ovatta in gola, una sensazione orrenda, noi “turisti” riusciamo a stare li circa 10 minuti, ma centinaia di persone è costretta a lavorarci per più di 30 anni! Anche se sarebbe facile costruire almeno una carrucola in un paese del genere nessuno ha l’interesse a farlo, la forza lavoro non ha nessun valore, costa meno che due binari d’acciaio.

L’energia di Java ha la coda lunga, ho provato questa sensazione fortissima anche nei gironi a seguire, come se stessi godendo del mio tempo a pieno e soprattutto ogni persona che incontravo sul mio cammino era colpita ed affascinata dal mio sorriso, come se la mia faccia fosse lo specchio delle mie emozioni, della mia felicità senza motivo, quella che forse vale di più perché nessuno te la può togliere.

Minatori a lavoro sull'Ijen
Minatori a lavoro sull’Ijen
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