Nicolas Marino è un ragazzo Argentino che da anni vive in Cina è un grande viaggiatore, un esploratore dei sensi un fotografo architetto, un cicloturista, ordine e sentimenti, come ama definirsi. Ha trovato una maniera di vivere i luoghi, di viaggiare che lo rende parte del paesaggio, lui gira il mondo in bicicletta da solo. Ha girato più di 45 paesi, ha un punto di osservazione molto di pancia, che mi piace molto, vive i luoghi e i popoli intensamente cercando di capirne il cuore. Da quando vive in Cina si è molto avvicinato al popolo tibetano e leggendo il sui blog mi sono rispecchiata in molti punti e ho deciso di condividere con voi questa bellissima riflessione sull’empatia dei tibetani. 

Ho tradotto un suo post, per chi di voi vuole leggerlo in spagnolo collegatevi al suo blog personale.

Bambini Tibetani di Marino

Bambini Tibetani

Negli ultimi tre anni ho viaggiato molto in bicicletta nelle differenti regioni dell’altipiano tibetano, e non importa quanto siano state dure le condizioni, c’è qualcosa in questo enorme pezzo di terra alto 5000 metri che non smette di catturarmi e che mi attrae sempre di più come se fosse un magnete dal quale non riesco ad allontanarmi.

La rigorosità della sua geografia, unita alla crudezza estrema del suo clima, ti mettono costantemente alla prova sia fisicamente, ma soprattutto mentale; non si ha altra alternativa che superarle e continuare ad andare avanti. Sono queste avversità che mostrano i nostri limiti, ed è proprio nei limiti che ognuno incontra se stesso, quando tutta la tua forza mentale viene messa alla prova  ed è da quella forza che dipenderà il raggiungimento della meta finale.

La infinita bellezza dei suoi paesaggi, il misticismo dei suoi colori, le luci, le ombre, il mistero creato dal suo vasto orizzonte, questi sono solo una serie dei fenomeni quotidiani che stimolano i sensi e ricaricano il corpo di energia.  Senza dubbio sono l’altruismo e la comprensione dei tibetani che ti toccano ogni volta il cuore e rappresentano un continuo insegnamento di vita. Ogni giorno, in ogni incontro, in ogni momento condiviso con loro, tutto quello che ti danno aggiunge valore alla magia di questo luogo. E’ proprio qui, nell’altipiano tibetano, dove viaggio dopo viaggio, personalmente sento una intensità emozionale generata da questa unione di corpo e anima, di fisicità e spiritualità, che mi connette profondamente con il luogo.

Questo è il segno della più grande delle esperienze soggettive, infatti è difficile spiegare “il viaggiare” (come vivere) senza ricorrere alla fede individuale di ognuno, perché ognuno vive un’esperienza di connessione con questi popoli diversa dall’altro.  Anche se potrei avvicinarmi molto ad una risposta razionale, credo che ci siano fattori interni che evadano la ragione. Nella mia esperienza i tibetani sono le persone più compassionevoli che ho incontrato al mondo e hanno la grade capacità di aprire il proprio cuore al altro in maniera completamente disinteressata, semplicemente perché possono riconoscere la loro stessa essenza indole altro essere umano . Questo penetra coscientemente ed incoscientemente in ogni gesto, negli atteggiamenti, nella profonda empatia di questo popolo, e è proprio in quest’ ultima che secondo me è racchiusa la chiave che lo differenzia dagli altri; perché è grazie all’empatia che si può sentire il loro profondo calore umano.

Pedalando in Tibet di Marino

Pedalando in Tibet

L’empatia, senza dubbio deve avere due direzioni, quello che la genera e la trasmette e chi è disposto a riceverla. Ed è per questo che a volte anche la percezione di ognuno rispetto alla gente ed ai luoghi che si visitano, varia drasticamente a seconda di chi si è e dal vissuto in cui si trova in quel momento. I tibetani hanno l’enorme capacità di trasformare i male umori e l’energia negative che a volte ognuno di noi porta con se, in sentimenti gentili e pieni d’amore grazie alla forza della loro forma d’essere.

Questo tipo di empatia non solo invita a trasformare le energie di ognuno, ma è contagiosa, ti si annida dentro e non può far altro che diventare reciproca.

Sebbene sia la religione buddista di tradizione Vajrayana, che esorta all’altruismo e alla compassione , sicuramente ha un influenza cruciale come i loro caratteri sono stati modellati durante i secoli. Una congiunzione di fattori spirituali, geografici, storici li trasformano nelle persone amabili che sono, ed è nel risultato di questo insieme dove io leggo la magia e dove io mi sento beneficiario della loro.

Agli occhi di chi viene dalla nostra tanto sopravalutata società “avanzata”, dove sembra che un pugno di avanzamenti tecnologici siano sinonimi di progresso e dell’unica via di evoluzione, i tibetani possono apparire come primitivi, addirittura quasi preistorici, perché le loro tradizioni, le loro condizioni di vita sono molto essenziali, ma è proprio nella semplicità, in questa vita senza oggetti superflui, che non solo prevalgono, ma si continuano a sviluppare altri tipi di valori, come l’amore verso il prossimo l’ospitalità e l’altruismo.

Quando non ci sono oggetti materiali ai quali incatenare corpo ed anima ad una dipendenza perpetua, le priorità restano il contatto e la relazione diretta con i nostri compagni, l’incontro umano e la preservazione della qualità dello stesso.

Un sorriso che tocca il cuore di Marino

Un sorriso che tocca il cuore

Il loro futuro senza dubbio è incerto. Il genocidio culturale continua, le nuove generazioni si formano in condizioni diverse, e poco a poco assorbono le abitudini e le idiosincrasie di una cultura aliena che è stata e continua ad essere impiantata con la forza. Il loro ambiente si trasforma ogni giorno di più e non c’è la minima speranza all’orizzonte che indichi che gli sarà restituito il controllo sul loro destino.

Così si va avanti affrontando le avversità con lo stoicismo e soprattutto senza perdere questo enorme spirito compassionevole che portano dentro, senza perdere la capacità di sorridere, di aiutare, di poter vedere nell’altro le stesse caratteristiche intrinseche che loro stessi hanno.

Madre a 5000 metri

Madre a 5000 metri

In questo trovo insegnamento nel Tibet, della sua gente, dei suoi paesaggi, ti entrano dentro e lì rimangono fino a trasformarti. Viaggiare in queste strade così difficili mi rende più forte, però prima di tutto più umano, mi ridà la giusta prospettiva, mi aiuta a correggere il mio focus attentivo sulle cose davvero importanti della vita, ad apprezzare i valori fondamentali, che sono lontani dalle illusioni di felicità promosse dalla società del consumo, quella che ci lega alla dipendenza materiale, quella che ci separa, ci aliena e ci mete l’uno contro l’altro.

Con i tibetani imparo quello di cui si ha bisogno per mantenere un cuore vivo e allegro; è essenzialmente molto poco e può essere raggiunto da tutti senza nessuna eccezione, solo c’è bisogno di volerlo e cercarlo di farne l’obiettivo della nostra vita. Nella vita in fondo non si ha bisogno di molto.

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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