Viaggiare da sola: la guida di una psicologa per donne in viaggio
Quando una donna mi dice che vorrebbe partire da sola, la prima domanda che arriva quasi mai riguarda la meta. Riguarda la sicurezza, il giudizio degli altri, il senso di colpa per il tempo preso per sé. Sono domande legittime, e meritano risposte vere, non rassicurazioni di circostanza.
Sono psicologa del turismo, viaggio in solitaria dal 2008 e da oltre dieci anni accompagno persone, soprattutto donne, a trasformare il desiderio di partire in un viaggio concreto. In questa guida metto insieme quello che dicono i dati, quello che vedo ogni giorno nel mio lavoro e quello che ho imparato sulla mia pelle in 80 paesi. Non troverai la lista delle dieci mete perfette, ma gli strumenti per scegliere la tua e partire con lucidità.
- È sicuro per una donna viaggiare da sola?
- Perché sempre più donne viaggiano da sole?
- Cosa ci blocca davvero?
- Qual è la meta giusta per viaggiare da sola?
- Dove fare più attenzione quando viaggi da sola?
- Come proteggersi senza vivere nella paura?
- Dove dormire quando viaggi da sola?
- Come conoscere altre donne in viaggio?
- Viaggiare da sola a 40, 50 e 60 anni
- Si può viaggiare da sola quando si è madri?
- Il corpo delle donne in viaggio
- Cosa succede quando torni?
- Storie di donne in viaggio da sole
- Domande frequenti sul viaggiare da sola
È sicuro per una donna viaggiare da sola?
Lo dico in ogni articolo e lo ripeto anche qui: il rischio maggiore dipende dalla destinazione, non dal genere di chi viaggia. A parte pochissimi casi, penso a paesi come l’Afghanistan o lo Yemen, essere donna non rende un viaggio molto più pericoloso di quanto ogni donna sia già abituata a gestire nella vita di tutti i giorni.
La domanda giusta, infatti, non è se in assoluto sia più pericoloso essere una donna o un uomo. È se sia più pericoloso essere una donna in viaggio rispetto a un uomo in viaggio. E la risposta è che il livello di rischio è più o meno lo stesso che hai vivendo la tua vita normale, nella tua città.
Anche i dati lo confermano. In Italia l’Istat rileva da anni che la violenza contro le donne avviene soprattutto in famiglia e nelle relazioni: nei casi seguiti dai centri antiviolenza circa nove autori su dieci sono il partner, l’ex o un familiare, e le forme più gravi sono esercitate da partner, parenti o amici (dati Istat). Le aggressioni a donne in viaggio, a livello mondiale, sono numericamente molto ridotte. Il problema è che hanno un’eco mediatica enormemente più grande, e finiscono per diventare la misura della nostra paura.
Questo non significa partire alla leggera. Significa informarsi sulla destinazione, consultare Viaggiare Sicuri, il sito della Farnesina, e prendere le precauzioni che prenderesti ovunque. Ne parlo più avanti, nella parte su come proteggersi.
Perché sempre più donne viaggiano da sole?
Il viaggio femminile in solitaria non è più una nicchia. Secondo la società di ricerche turistiche Future Partners, quasi il 40% delle viaggiatrici si diceva interessata a partire da sola nel 2025, otto punti in più rispetto all’anno precedente. Il network di agenzie di lusso Virtuoso segnala che il 71% dei suoi clienti che viaggiano da soli sono donne, e una ricerca di JourneyWoman con Intrepid Travel ha rilevato che il 61% delle donne nordamericane sopra i 50 anni oggi preferisce viaggiare da sola, contro il 50% del 2020 (NBC News, Travelweek).
C’è prima di tutto un fattore economico. Negli ultimi trent’anni le donne lavorano molto di più e hanno conquistato una libertà economica che prima non avevano. Non a caso la fascia più numerosa di donne che viaggiano in solitaria va dai quarant’anni in su: hanno un potere d’acquisto più alto, spesso figli ormai grandi, a volte una separazione alle spalle, e soprattutto una padronanza di sé che hanno conquistato o che vogliono conquistare.
Come psicologa ritrovo nel mio lavoro lo stesso orientamento che emerge dalle ricerche. Sempre più donne desiderano partire da sole anche quando non si sentono ancora pronte ad affrontarlo, e negli ultimi sette o otto anni ho visto questo desiderio diventare più femminile che maschile. Non è solo voglia di viaggiare: è voglia di capire di cosa si è capaci.


Cosa ci blocca davvero?
Alcuni ostacoli riguardano tutti, uomini e donne: la sicurezza, la paura di annoiarsi, quella di ammalarsi lontano da casa. Ma nel mio lavoro ho notato che ci sono blocchi molto più presenti nelle donne.
Il primo è il giudizio. Molte donne si sentono giudicate soprattutto dalle persone più vicine, parenti e amici, ma anche dal contesto sociale in generale. Partire da sola viene ancora letto come una scelta strana, da giustificare.
Il secondo è il senso di colpa. Prendersi del tempo per sé può essere interpretato come una scelta egoistica: tempo tolto ai figli, al partner, o ai genitori anziani, visto che nella maggior parte delle famiglie sono ancora le donne a prendersi cura di loro. Sono vissuti molto forti, difficili da sradicare. Ma la voglia di farlo c’è: quando ho tenuto i miei corsi sul senso di colpa, la partecipazione era in grande maggioranza femminile, donne che volevano affrancarsi da un retaggio culturale e religioso che ci insegna a mettere noi stesse sempre all’ultimo posto.
Se ti riconosci in queste parole, ho scritto un articolo dedicato proprio a chi sente il desiderio di partire ma si scontra con queste resistenze: Sei una donna e vuoi iniziare a viaggiare da sola.
Qual è la meta giusta per viaggiare da sola?
Ne sono convinta: non esistono mete migliori o peggiori per una donna. Ognuna ha dentro di sé un sogno, un desiderio, e credo che quasi sempre si sappia già quale viaggio si vuole fare. L’importante è non farsi prendere dal panico nella scelta, perché la prima destinazione è solo un primo passo verso qualcosa che aprirà nuovi orizzonti.
Non deve per forza essere il viaggio dei tuoi sogni, quello più importante. Può essere semplicemente quello più adatto a te in questo momento. Poi ce ne saranno altri, più adatti a quando sarai più esperta, più indipendente, più forte, o anche solo con più soldi e più giorni di ferie.
Un consiglio pratico però te lo do: è molto più facile cominciare da qualcosa che non sia troppo distante da ciò che conosci. Se non hai mai viaggiato molto, nemmeno in compagnia, evita all’inizio i luoghi dove igiene, socialità e trasporti sono molto diversi da quelli a cui sei abituata. Nella mia guida su come organizzare il primo viaggio da soli trovi alcune destinazioni adatte per iniziare.
Dove fare più attenzione quando viaggi da sola?
Nella maggior parte dei casi basta fidarsi del proprio sesto senso. Ci sono però contesti in cui conviene conoscere qualche codice in più.
In alcuni paesi del Nord Africa, per esempio, bisogna fare in modo che la cortesia non venga interpretata male, perché i codici del linguaggio sociale sono diversi e qualcuno potrebbe approfittare della tua buona educazione. In alcune zone del Sud America, penso al Brasile o a certe aree dell’Argentina, è importante sapere quali sono i quartieri da evitare, soprattutto nelle grandi città, per non ritrovarsi in situazioni sconosciute. Ho raccontato esperienze dirette di donne in viaggio da sole in India e in Messico.
La regola, ovunque, è informarsi bene, e informarsi soprattutto con persone che hanno un’esperienza diretta del luogo. Se lo fai, questi rischi non dovresti correrli.
Come proteggersi senza vivere nella paura?
La prima cosa è distinguere una paura reale da una paura vaga, direi quasi cerebrale. La paura reale si basa su fatti concreti. Se sto andando a Rio de Janeiro da sola, so che posso farlo e so anche che è una città pericolosa: allora scelgo con cura dove dormire, evito di uscire di notte, non prendo la metropolitana a tarda sera. È una strategia costruita intorno a un problema vero, e funziona.
Le paure generiche invece, come la paura di perdermi o di non farcela, non possono essere confutate proprio perché sono vaghe, e ti lasciano addosso un senso costante di disagio e di poco controllo sulla realtà. Per questo dobbiamo riportarle sul concreto.
In pratica, le abitudini che ti consiglio sono poche e semplici. Arriva nei posti di giorno. Prenota sempre la prima notte. Se dormi in ostello, scegli una camerata solo femminile. Manda la tua posizione a qualcuno di cui ti fidi. E all’inizio fai cose che non ti creino ansia, un passo alla volta: la sicurezza si costruisce anche così, accumulando piccole esperienze riuscite. Prima di partire registra il viaggio su Dove siamo nel mondo, il servizio della Farnesina per essere rintracciabile in caso di emergenza.


Dove dormire quando viaggi da sola?
L’alloggio fa una grande differenza sul modo in cui vivi il viaggio, sia per la sicurezza sia per le occasioni di incontro. Guest house familiari, piccoli hotel con recensioni lasciate da altre donne e ostelli con camerate femminili sono le soluzioni che consiglio più spesso. Ho raccolto tutto nei miei consigli su dove dormire viaggiando da soli e nella guida su che camerata scegliere in ostello.
Come conoscere altre donne in viaggio?
Il modo migliore è il più semplice: saluta, parla, sorridi. E apriti a tutte le persone che incontri, non solo alle donne, perché la cosa più bella del viaggio in solitaria è proprio l’incontro. Quando sei sola sei più disponibile, e anche gli altri si avvicinano a te con più facilità.
Se invece hai bisogno di qualcosa di più strutturato, ci sono siti, app e gruppi pensati proprio per questo. Puoi cercare compagne di viaggio online oppure scrivere nel gruppo Facebook Viaggiare in Solitaria, dove più di 217.000 persone si scambiano consigli e a volte si danno appuntamento lungo la strada.
Viaggiare da sola a 40, 50 e 60 anni
Ho cominciato questo lavoro a trent’anni, e con il tempo ho capito che insieme a me è cresciuto anche chi mi segue. Tra i venti e i trent’anni credo che la cosa più importante del viaggio in solitaria sia osare: conoscersi, uscire dalla propria zona di comfort.
Dopo i quaranta, i cinquanta, i sessant’anni, il motivo principale per cui le donne partono da sole è diverso. È affermare chi sono, prendersi lo spazio che prima non è stato dato loro. Non credo che a questa età serva per forza uscire dalla zona di comfort. Credo che serva prendere consapevolezza di ciò che si è realmente in grado di fare, una capacità spesso sminuita nei contesti familiari, sociali o lavorativi in cui si è cresciute, magari proprio perché si appartiene a una generazione che alle donne chiedeva altro.
Si può viaggiare da sola quando si è madri?
È un tema delicato, e ne parlo con cognizione di causa: sono madre e continuo a viaggiare da sola.
Prima di tutto deve esserci un desiderio forte. Non sei obbligata a farlo, non sei meno figa se lo fai e non sei meno figa se tuo figlio ti manca. Ma se ami viaggiare in solitaria, o senti che in un periodo particolare della tua vita hai bisogno di uno spazio tutto tuo, questo non deve farti sentire in colpa né una cattiva madre. I figli hanno bisogno di una presenza costante, di tempo di qualità, di un genitore che c’è: ma c’è nel tempo, non tutto il tempo. Se nell’arco di 365 giorni tu non ci sei per dieci giorni o per due settimane, questo non avrà alcun impatto sulla crescita e sull’emotività di tuo figlio.
Va preparato, certo, soprattutto se è piccolo. Se non l’hai mai lasciato, puoi cominciare con un’assenza più breve. E puoi creare dei rituali giocosi. All’inizio io e mio figlio avevamo preparato insieme un barattolo pieno di bacetti di carta: quando la mamma gli mancava, lui baciava i bacetti della mamma. Oppure un calendario, dove ogni giorno metteva una stellina e vedeva avvicinarsi il giorno del mio ritorno.
E poi ricordiamoci che la genitorialità è un progetto condiviso. Nessuno ha mai visto un problema sociale o morale nel padre che partiva, non solo per lavoro ma anche per una settimana bianca, un viaggio con gli amici, un torneo di golf o di tennis. Non c’è nessun problema se la mamma fa lo stesso e nel frattempo il padre si occupa dei figli. Anzi, ritrovarsi in uno in meno unisce chi resta: si creano nuovi rituali, una nuova intimità, una connessione tra padre e figli che è sana e preziosa.
Il corpo delle donne in viaggio
Il nostro corpo non è uguale a quello degli uomini, e non dobbiamo dimenticarlo né nella vita di tutti i giorni né in viaggio. Ascoltiamoci, soprattutto se abbiamo un ciclo mestruale impegnativo, con un flusso abbondante o con mal di testa, mal di pancia, dolori alle ossa. Se sappiamo che in certi giorni arriverà, prendiamoci più tempo per noi, facciamo meno cose e concediamoci più relax, magari anche un massaggio.
Portiamo sempre con noi i farmaci che pensiamo possano servirci, anche in Europa, soprattutto se abbiamo un punto debole che conosciamo bene. Per anni il mio sono state le tonsille, e ancora oggi viaggio con quello che mi serve per affrontare una tonsillite. Nel 2011 ero in Argentina, mi sono ammalata in modo serio e nessuno voleva vendermi l’antibiotico. Non volevo andare in ospedale per una tonsillite, volevo solo la cura che conoscevo, ed è stato davvero complicato. Da allora non parto mai senza.
Fondamentale, poi, è l’assicurazione di viaggio, anche in Europa, con l’aggiunta della copertura per l’annullamento, perché un contrattempo prima di partire può sempre capitare. È successo anche a me per il viaggio di nozze: senza la polizza avrei perso 1.500 euro, perché ho dovuto rifare il volo per l’Asia. Io mi affido da anni a Heymondo, e dal mio link hai il 10% di sconto. Ho spiegato in questo articolo perché la faccio anche quando resto in Europa.

Cosa succede quando torni?
Il ritorno è un tema importantissimo che si tralascia spesso. Un viaggio senza ritorno non è un viaggio, è una fuga.
Quello che ti auguro è di tornare un po’ diversa, con uno sguardo nuovo, soprattutto su te stessa. Quando questo sguardo diventa strutturale e si trasforma in un cambiamento nella tua vita, può succedere che le persone intorno a te non ti sentano più uguale a prima. Nel senso comune, essere cambiati viene vissuto come un problema, quando invece è la base di uno sviluppo sano. Che cosa terribile sarebbe essere a cinquant’anni esattamente come a venti.
Il cambiamento spaventa chi ci sta accanto, perché non sa più come interagire con noi: certe dinamiche si erano cristallizzate, e quando si rompono c’è comunque un dolore, una piccola perdita. Io ti auguro che succeda. Vuol dire che il legame che nascerà dopo sarà più sano e più adatto a chi sei oggi. Le relazioni, sentimentali, di amicizia o familiari, dovrebbero basarsi su chi siamo adesso, non su chi eravamo, e trasformarsi insieme alle nostre nuove consapevolezze e a quelle delle persone con cui le condividiamo.
Storie di donne in viaggio da sole
Sul sito ho raccolto negli anni tante storie vere. Clelia racconta il tabù della donna che viaggia da sola, Gabriella il suo anno in America Latina in cui ha imparato a fidarsi di sé, Miriam Orlandi il viaggio in moto dall’Argentina all’Alaska. E poi c’è una psicologa in viaggio da sola in Perù, un altro sguardo sul viaggio come strumento di conoscenza di sé.
Domande frequenti sul viaggiare da sola
Quanto costa viaggiare da sola?
Dipende molto dalla meta: in gran parte del Sud-est asiatico e dell’America Latina si viaggia ancora con 35-50 euro al giorno, in Europa occidentale con 70-120. Viaggiando da sola pesa soprattutto il costo della stanza singola. Trovi i dettagli nella guida su come organizzare il primo viaggio da soli.
Meglio un tour per sole donne o il fai da te?
Entrambe le scelte vanno bene. Un viaggio di gruppo al femminile può essere un ottimo modo per iniziare se hai bisogno di una struttura e di compagnia garantita. Il fai da te ti regala più libertà e più incontri inaspettati. Non c’è una risposta giusta, c’è quella adatta a te in questo momento.
Si può viaggiare da sola in Marocco, India o Egitto?
Sì, molte donne lo fanno. Sono paesi dove i codici sociali sono diversi dai nostri e conviene informarsi bene su abbigliamento, modi di relazionarsi e zone da evitare, meglio se con chi ci è già stato. Ne ho parlato nell’articolo sull’India per donne in viaggio da sole.
Cosa rispondere a chi dice che è pericoloso?
Che i dati dicono il contrario di quello che raccontano i media: la maggior parte delle violenze contro le donne avviene in famiglia e nelle relazioni, non in viaggio. E che il rischio dipende dalla destinazione e da come ci si informa, molto più che dal genere.
Viaggiare da sola è triste?
Quasi mai. Si incontrano più persone che in coppia o in gruppo, e i momenti di solitudine, quando arrivano, diventano spazi preziosi in cui ritrovarsi.
Vuoi partire da sola ma qualcosa ti trattiene?
Con il mio percorso di travel coaching lavoriamo insieme su paure, senso di colpa e organizzazione pratica del viaggio. Sono psicologa del turismo e ho viaggiato in 80 paesi: due prospettive, un unico obiettivo, farti partire davvero.
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