Gabriella: un anno da sola in Latino America, ho imparato a fidarmi di me stessa!

[box style=’info’] Gabriella Catania, 27enne, originaria di un paesino della provincia di Messina che ho abbandonato a 18 anni per stabilirmi nel nord Italia, nella fredda e dotta Bologna. Da lì ho iniziato il mio nomadismo. Curiosa e osservatrice, hispanoparlante per passione, ballerina riscoperta, assistente sociale di professione, finita la laurea ho avuto l’occasione di andare in America Latina per il Servizio civile a lavorare per un progetto socio-educativo in un quartiere di Lima. Esperienza che sicuramente ha cambiato la mia vita e mi ha permesso di uscire dai tranquilli confini italici per vedere cosa c’è là fuori e aprire il mio sguardo verso il mondo. E’ dopo quel “passaggio” che ho deciso di partire,  da sola in Latino America.[/box]

1. Viaggiare da Soli e in un paese straniero necessita di una discreta dose di follia rispetto ai parametri del pensiero convenzionale. Ma quando si è nati così, muoversi diventa una contingenza inevitabile, c’è una spinta che preme e pretende attenzione. Ripensando ora al tuo lungo viaggio, cosa ti viene da dire? Cosa rimane attivo di un’esperienza simile, tra le pieghe del quotidiano?

Allora, inizio dicendo che nel mio caso l’idea del viaggio è venuta in modo abbastanza graduale, anzi forse il viaggio vero e proprio era già iniziato un anno prima, quando armata di coraggio e senza pensarci due volte feci la domanda per il servizio civile all’estero, in Perù. Partii alla volta di Lima, ci rimasi un anno e fu una delle esperienze più forti che mi siano mai accadute. Finito il servizio civile decisi di non farmi scappare quell’occasione, che forse non mi sarebbe più ricapitata nella vita. E così iniziai a viaggiare. Aggiungo anche che, prima di quell’esperienza, non mi ero mai concessa un viaggio così lungo da sola, se non per qualche weekend e che in realtà non mi era mai piaciuta l’idea di viaggiare tanto per il mondo, non la sentivo mia. Ma mi trovavo in un periodo della vita molto delicato e credo di avere avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto, tutto quello che mi circondava era esattamente quello di cui avevo bisogno, avevo bisogno di riassaporare momenti di solitudine, di gioire di cose semplici come un sorriso o incontro inaspettato, di meravigliarmi di fronte ai miracoli della natura, di stupirmi per la generosità di molte persone incontrate lungo il cammino, di imparare a disfarmi di tante cose (spiritualmente e materialmente) che durante il viaggio non mi servivano, di imparare a convivere con me stessa nei momenti di solitudine, inevitabili quando si viaggia da soli, e di apprezzarli come indispensabili passaggi creativo, di conoscere una cultura totalmente distinta da quella occidentale ed estremamente interessante e restarne affascinata. Sicuramente mi rimane dentro la voglia costante di evadere dalla routine e dalle noie del quotidiano, di ricercare sempre quello spazio per l’imprevisto, l’inaspettato, l’incontro fortuito, anche se non sempre è facile mantenersi “lucidi” nelle “pieghe del quotidiano”.

viaggiare da sola in Latinoamerica

2. Cosa hai combinato in 6 mesi di viaggio dall’Argentina alla Colombia?

Io non sono una viaggiatrice “organizzata” per cui il mio percorso è stato interamente dettato dall’istinto, dalle sensazioni, da quello che avevo letto a proposito di alcuni luoghi, dai racconti di altri viaggiatori conosciuti lungo il cammino, dal “caso” diciamo. A ben vedere sono partita un po’ titubante, anzi avevo proprio paura e poi ho cominciato a prendere fiducia, animata da altri viaggiatori che incrociavo e che mi trasmettevano il loro entusiasmo. E così quei sei mesi sono proprio volati. Ho sempre cercato di non sostare molto nelle grandi metropoli, non avrebbe senso in America Latina, dove la natura è cosi lussureggiante da mozzare il fiato. Inoltre passare giornate intere a camminare in mezzo alle Ande mi ricaricava senza pari, come fare una passeggiata in barca in mezzo alla foresta, o fermarmi estasiata a guardare cascate che prima avevo visto solo in cartolina. Ho avuto anche l’occasione di poter andare a trovare persone che avevo conosciuto durante il mio anno in Peru e precedentemente in periodi di studio all’estero. Gli episodi che ricordo con più piacere lì posso elencare, come in un diario di viaggio: il trovarmi nel bel mezzo di feste locali nella foresta peruviana, aver partecipato al Carnevale di Oruro con dei cari amici, aver fatto una estenuante maratona di salsa in un baretto di provincia con un amico colombiano conosciuto anni prima e ritrovato a Medellin, essermi ritrovata per sbaglio al centro di una manifestazione molto veemente a Buenos Aires e stupirmi nel trovare anziani e bambini urlanti sfilare accanto a baldi giovani!

Latinoamerica

3. Le relazioni, i contatti, la comunicazione con gli altri sono la base della nostra evoluzione, sempre. Cosa accade quando tutto questo si spinge al limite, alla libertà di vivere per sperimentare il mondo e le persone che si incontrano?

Allora, io sono convinta che quando si viaggia si crei una connessione speciale con le persone che si incontrano. E’ come se l’altra persona ti stesse aspettando, proprio lì, in quel momento. E’ come quando ritrovi un amico di vecchia data, non hai bisogno di raccontargli chi sei, cosa fai nella vita, di costruirti la tua maschera come a volte accade nel quotidiano. L’importante è che tu ci sia adesso e quello che stai sentendo in quel momento. Per la prima volta mi sono trovata a riflettere sulla diffidenza che a volte permea i rapporti nella vita di tutti i giorni o di quanto sia difficile “attaccare bottone” dal nulla con un perfetto estraneo, cosa che in viaggio, ma in particolare in quel continente bellissimo che è l’America Latina, è assolutamente normale, anzi di vitale importanza. Ricordo di aver conosciuto parecchie donne viaggiatrici solitarie, tutte profondamente diverse e tutte con una storia da raccontare, e che questi incontri, anche fugaci a volte, siano stati molto importanti per me. Credo non ci sia niente di più forte della propositività e della buona energia che scaturisce e ci si propaga fra donne in maniera contagiosa

4. Il deterrente principale del “restare fermi” è per molti il fattore denaro. E’ solo una scusa di facile portata? Come si fa a viaggiare mesi senza essere ricchi per grazia ricevuta?

Beh, io sono partita, ma in realtà avevo deciso di restare, perché in America Latina ci ero già arrivata l’anno prima! Quindi il buon gruzzoletto che avevo accumulato durante il servizio civile decisi di spenderlo tutto per concedermi questo viaggio. C’è anche da dire che io ho sempre scelto di viaggiare con bus locali e mai in aereo, sia perché gli aerei in America Latina sono abbastanza costosi e sia perché credo che viaggiare in bus in mezzo alla gente locale sia una vera e propria scuola di vita: ti permette di osservare i meravigliosi e graduali cambiamenti del paesaggio, insomma non è cosa da tutti i giorni passare dalle montagne andine alla foresta tropicale. E vogliamo mettere scambiare quattro chiacchiere con la vicina di bus che magari è una “cholita” (nome che viene attribuito alle donne dell’area andina con costume tipico) che sta andando a trovare la figlia in Argentina!? Poi ho sempre dormito in ostelli o approfittato dell’ospitalità di gente che conoscevo, di amici a loro volta raccomandati da altri amici, e anche utilizzato il couchsurfing. Ricordo a Santa Cruz in Bolivia di essere stata ospite di una famiglia composta da: nonna, figlia separata con due neonate gemelle e figlio, anche lui separato con la bambina. Mi sono sentita subito a casa, ricordo ancora le serate passate a guardare le telenovelas messicane con la figlia!!! Sono questi momenti, di semplicità e quotidianità condivisa, che ti restano dentro dopo un viaggio.

Fidarmi di me stessa

5. Immagino che la lontananza di un viaggiatore solitario si colmi di suggestioni, esperienze, colori, profumi, vita! Immagino che il problema vero sia il partire. Ci confermi che si “rischia” di ricevere molto più di quel che si ha paura di perdere, partendo?

Penso che questo viaggio mi abbia portato delle risposte a cui stavo andando incontro inconsciamente. Lo stare a contatto con tanta generosità, spontaneita, autenticità delle persone con cui sono venuta a contatto, il miracolo incredibile della natura, imparare ad allontanarsi e ad avvicinarsi alla gente mentre si viaggia altro non è che la metafora della vita stessa. Capire che si è condiviso un percorso insieme, che ciascuno ne ha tratto giovamento e che è arrivato il momento di salutarsi credo sia molto utile per gestire le dinamiche di relazione nella vita di tutti i giorni. Poi vabbè forse per qualcuno mi sarei anche fermata, ma questo è un altro discorso.

Credo di aver perso alcune delle mie paure iniziali, di aver imparato a diffidare meno della gente e questo mi ha aiutato nei momenti di difficoltà successivi al mio viaggio.

6. Strada facendo, hai scoperto forze e talenti che non conoscevi di te? Ad esempio il racconto di un’esperienza tanto peculiare è una spinta forte alla creatività della comunicazione.

Mi sono riscoperta molto più forte di quanto pensassi, ho capito che posso cavarmela anche se arrivo alle due di notte da sola in un posto che non conosco sperduto in mezzo alle montagne. Ho imparato a fidarmi più di me stessa e a sviluppare un certo sesto senso quando incontro persone che mi apportano cose positive, a misurarmi con il senso del rischio e del pericolo, a capire che molte volte il pericolo è prima di tutto una condizione mentale, che ricorre tutte le volte che pensiamo di non essere in grado di fronteggiare una situazione, anche la più banale. Credo che viaggiare da soli sia una tappa necessaria verso il raggiungimento dell’autonomia personale. Ah, ho anche scoperto che adoro ballare la salsa e la cumbia, da quando sono ritornata in Europa non posso fare più a meno di andare a ballare in locali latini.

da sola in Latino America

7. Ci sono sguardi indigeni capaci di spogliare di ogni brandello di inutilità che ancora ci si porta addosso, con la massima compassione possibile. Hai fatto incontri speciali che hanno cambiato la tua vita?

Il contatto con la cultura indigena è qualcosa di estremamente interessante e arricchente, alla quale  un occidentale dovrebbe avvicinarsi con il massimo rispetto. Purtroppo in America Latina convivono molti episodi di razzismo, a tutt’oggi essere bianco o sembrare europeo è un requisito essenziale per ascendere nella scala sociale, ahimè tutti retaggi della politica colonialista. Tuttavia si stanno muovendo molte cose e molte coscienze nella rivalutazione del patrimonio culturale originario nativo. Incontri e sguardi sicuramente tanti, la cosa che più mi è rimasta dentro della gente andina è il loro essere vicino ai ritmi della natura e quindi al ciclo vita/morte, la loro dignità ed umanità, la  spontaneità, la “cosmo-visione” andina,  il loro affascinante sistema di riti e tradizioni.

8. Il ritorno. Ora cosa fai? Dopo un’esperienza simile, tutto è diverso da prima?

E’ chiaramente tutto diverso da prima, un’esperienza come questa ti da il giusto sprint per cambiare alcune cose che non ti piacciono della tua vita, togliere il superfluo, quello che sta lì a marcire da tempo e cercare di muoverti nella direzione giusta, o per lo meno quella che tu senti di dover percorrere.  Aggiungo che il ritorno è stato difficile, sin dal primo momento in cui arrivata all’aeroporto di Roma tutti mi rispondevano scorbuticamente!

da sola in Latinoamerica

9. Si può sopportare una vita stanziale, dopo avere sperimentato la vita del viaggiatore, che in fondo ci appartiene naturalmente nel profondo?

Assolutamente no, è abbastanza difficile tornare alla routine di tutti i giorni, bisognerebbe ritagliarsi uno spazio per la scoperta, il diverso. Adesso sento fermamente che il cambiamento sia la condizione naturale nella vita e che la stanzialità sia pericolosa. Cambiare ambiente fa bene, oggettivamente, anche se si devono affrontare inevitabili difficoltà.

10. La verità di un lungo viaggio vive nel silenzio del proprio spazio interiore, quando tutto è sopito, anche le parole del racconto. E’ lì che risiedono le ragioni del viaggiare, perpetuo. Quando riparti?

Molto molto presto, pero questa volta non sarà un viaggio, ho in progetto di fermarmi più a lungo. E questa volta partire è veramente più semplice.

2 comments on “Gabriella: un anno da sola in Latino America, ho imparato a fidarmi di me stessa!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *