Una psicologa in viaggio da sola in Perù

Mi chiamo Anna Elisa Valmori, ho 31 anni. Sono psicologa e insegnante di scuola elementare.

Da sempre adoro viaggiare e conoscere persone e culture diverse dalla mia.

viaggio da sola in perù

1. In che modo il tuo essere psicologa ha influenzato la tua maniera di viaggiare?

Ho sempre amato conoscere luoghi e paesi nuovi, l’umanità in tutte le sue sfaccettature, le culture diverse dalla mia e credo che queste siano un bagaglio di qualità indispensabili per essere psicologa.

Posso inoltre dire che viaggiare ha influenzato il mio essere psicologa: dal viaggio in Africa mi sono avvicinata ancora di piu’ ad una visione differente da quella occidentale della malattia e del disagio mentale, e dello sciamanesimo ed ho iniziato a guardare con occhi diversi i rapporti sociali tra le persone, in particolare dopo aver respirato l’aiuto e la solidarietà reciproca degli abitanti delle isole Comore.

2. Anni fa sei stata per un lungo periodo nelle Isole Comore, in Africa, cosa ti ha lasciato questa esperienza?

 

E’ stata un’esperienza che ha lasciato una traccia indelebile in me e nella visione di quello che, comunemente, viene considerato dall’Occidente il Terzo Mondo.

Era la prima volta che partivo per una meta così lontana, ho avuto l’occasione di andare a trovare, subito dopo la mia laurea, mia sorella che stava facendo uno stage con l’Onu ed  ho avuto così modo di entrare a pieno contatto con la realtà locale e di conoscere a fondo le isole Comore.

Rimangono vividi nei miei ricordi i paesaggi meravigliosi e incontaminati, il paese non è quasi per niente turistico, le spiagge bianchissime con i cocchi, il contatto umano spontaneo e immediato: ogni volta che incontri qualcuno la prima cosa che ti chiede, anche se sei una persona a lui sconosciuta, è: “come va?”.

Porto con me  l’entusiasmo e il talento artistico di amici comoriani che ora viaggiano per l’Europa, chi come cantautore, chi come attore di successo, e che continuo a seguire grazie a facebook, le trattative estenuanti al mercato in cui essendo bianca, “musungu” dicono loro, dovevo contrattare persino per un avocado o un caspo di insalata.

Porto con me l’amore per la musica, le percussioni, la danza. Il ricordo di un frutto buonissimo che non ho mai piu’ ritrovato, il fruit a pain, le mattine in cui appena sveglia mi tuffavo nell’oceano caldo attorniata dalle barchette di pescatori, le notti buie e scuri illuminate solo dalla luce della luna, mentre camminavo nelle stradine dei villaggi e non mi scorderò mai la sensazione di sicurezza e tranquillità di quei momenti. Il contrasto stridente tra la cultura africana nella sua espressione del corpo, colori, suoni e la pacatezza, il rigore e il bianco dei vestiti tradizionali della religione musulmana. La nascita delle tartarughe su una delle spiagge piu’ belle dell’isola di Mohelì, il baobab gigante impossibile da abbracciare completamente. E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita

3. Cosa ha ispirato il tuo viaggio in solitaria in Perù?

E’ finita una lunga relazione d’amore prima dell’estate, non viaggiavo fuori Europa da tanto tempo ed è nato forte in me il desiderio di mettermi alla prova e di partire sola, anche per ritrovarmi ed essere libera da vincoli, poter seguire i miei desideri e  rispettare i miei tempi.

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4. Quale è stato l’itinerario e quale posto ti è rimasto nel cuore?

Sono tanti i posti che mi sono rimasti nel cuore ed è stato un crescendo: lungo tutto il viaggio ho incontrato città e paesaggi molto diversi tra loro che mi hanno affascinato e colpito. Sarò banale ma Macchu Picchu è veramente un luogo meraviglioso, con un’energia indescrivibile; sono rimasta ore ad osservare, seduta sul prato tra le rovine, il paesaggio e la classica immagine che tutti noi vediamo nelle foto del Peru’. E’ stato davvero emozionante arrivare la mattina presto, camminare per l’irta salita e improvvisamente trovare davanti ai miei occhi lo scenario che ho bramato per tanto tempo, e vederlo così reale e intenso.

E’ come se il tempo si fermasse, è come essere catapultati nella storia antichissima di questo paese,  soprattutto pensando a ciò che ancora molti studiosi non si spiegano e cioè come hanno fatto a trasportare massi e pietre di queste dimensioni nella valle.

Grazie al mio problema alle unghie dei piedi mi sono inoltre fermata una decina di giorni a Cuzco, una cittadina veramente interessante, molto europea e turistica rispetto alle altre città, ma allo stesso tempo piccola e accogliente con una storia molto affascinante, tanti musei, monumenti, anche qui mi sono sentita veramente a casa.

5. Quale è stata la sensazione che ha accompagnato il tuo viaggio?

Un misto di sensazione: meraviglia, stupore, incanto, a volte nostalgia e anche fatica. Ma soprattutto una grande forza, indescrivibile e una fierezza di me, dell’esserci riuscita e dell’avercela fatta a fare qualcosa che desideravo con tutta me stessa.

6. Quale è la cosa più pazza che hai fatto?

Il treeking di due giorni al canyon del Colca: uno dei piu’ alti al mondo. Sono tantissimi km di cammino, con un notevole e repentino cambio di altitudine durante il percorso. Volevo evitare il classico tour turistico con il pulmino e volevo respirare l’aria delle Ande, assaporare il paesaggio meraviglioso ed avevo comprato prima di partire tutta l’attrezzatura nuova per cimentarmi nelle camminate. E’ stato molto duro e faticoso, ma anche un esperienza forte e intensa che mi ha permesso di mettermi alla prova e di testare i miei limiti. Ho avuto un problema alle unghie dei piedi, a causa della discesa ripidissima, per questo mi sono fermata molti giorni nella città di Cuzco, per riposarmi e curarmi. Ad oggi in ricordo del trekking ho ancora le unghie degli alluci dei piedi viola-blu e piano piano stanno ricrescendo le nuove unghie!!! 🙂

7. Cosa ti ha insegnato questa esperienza in solitaria?

Mi ha insegnato che posso contare su me stessa, fidarmi di me e delle mie sensazioni e intuizioni e che ognuno di noi ha il suo modo di vedere le cose. Prima della partenza la maggior parte delle persone quando sentiva che sarei partita da sola per il Perù sgranava gli occhi e mi ripeteva la solita cantilena: “da sola?, ma è pericoloso?“, ebbene sono contentissima di aver ignorato tutte queste voci, che non erano altro che l’espressione delle loro paure e blocchi.

 viaggio da sola in perù8. Cosa consiglieresti a chi sta per intraprendere il primo viaggio in solitaria?

Di informarsi bene sul paese in cui si viaggerà, di leggere i resoconti di viaggi di chi è stato prima di lui, di armarsi di una buona dose di coraggio e d’incoscienza e di non ascoltare troppo chi cerca di convincere che il mondo è un posto pericoloso. Di prediligere situazioni sociali, tipo alloggiare in ostelli, escursioni, in modo da poter condividere esperienze, dubbi, scambi.

9. Secondo te quale è il modo migliore per fare nuove amicizie in viaggio?

Essere spontanei e naturali, sorridere e avvicinarsi con semplicità agli altri. Una delle cose piu’ belle di quest’esperienza è stata l’immediatezza con cui ho conosciuto tantissime persone, alcuni amici con cui sono ancora in contatto. In viaggio siamo tutti piu’ liberi dai filtri, abitudini, paure del giudizio altrui ed è molto piu’ facile attaccare bottone per esempio sull’autobus, negli ostelli..

Essere da soli ti dà la spinta e la facilità di incontrare le persone del luogo: in Peru’ ho trovato molta accoglienza, addirittura alcuni erano incuriositi e preoccupati del fatto che io fossi da sola e molto premurosi; sono stati sempre molto disponibili. Mi è piaciuto molto entrare nel loro modo di vivere, conoscere la cultura, le loro abitudini.

Piu’ di una persona mi ha detto una cosa bellissima; che non sembravo straniera per il mio modo di avvicinarmi a loro.

10. Cosa bisogna sempre mettere nello zaino?

La carta di credito! scherzi a parte, ma con tutti i problemi che ho avuto con il bancomat, per fortuna che ho potuto prelevare con la carta, se posso preferisco dirti cosa non portare in Perù, ma che viene indicato come necessario in tutte le guide…la carta igienica! Si trova dappertutto, in tutti i locali pubblici molto piu’ che in Italia, credo persino di essere tornata indietro con qualche rimanenza.

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