Viaggiare da soli sviluppa la fiducia nel prossimo.

Premetto che come molti di voi sapranno sono napoletana, sono crescita con il concerto che tutti ti possono fottere, anche quelli più vicini a te, pensate che a 15 anni mi hanno rubato la targa del motorino nel parcheggio custodito del mio liceo privato, assurdo no? Ho tanti di quegli episodi di furti, rapine, scippi e agguati vari che potrei scrivere la sceneggiatura per un nuovo serial di SKY. Quando mi sono trasferita a Roma e ho comprato la mia prima macchina , volevo un autoradio e mio padre mi ha detto di no perché altrimenti mi avrebbero rotto la macchina per rubarmelo, io l’ ho comprato di nascosto e mi hanno rotto la macchina due vote. (mio padre lo scoprirà solo leggendo quest articolo). Insomma se cresci in una realtà come la mia o direi forse come l’Italia impari che fidarsi bene e non fidarsi è meglio.

viaggiare da soliMa siamo sicuri che il mondo sia tutto così ?

Per fortuna no! Ci hanno inculcato che i paesi poveri sono pericolosi perché vogliono rubarci il benessere, dipende dai paesi; ci sono molti paesi in cui rubare non fa parte della loro cultura. Non dovrebbe far parte neanche della nostra, ma direi che purtroppo rubare, magari in senso ampio è alla base del modo di vivere italiano.

Credo che crescere in una realtà come Napoli negli anni ’90 mi abbia insegnato ad avere il terzo occhio, a non abbassare mai la guardia, e questo ti aiuta molto nei viaggi, specialmente se viaggi da solo. Poi, bisogna imparare a disimparare qualche atteggiamento.

Fidiamoci più del prossimo, la maggior parte delle persone del mondo è più disposto ad aiutarti che a derubarti.

Non dimentichiamoci che siamo animali, se dai fiducia si sente, se traspiri paura e sospetto chi è di fonte a noi lo noterà e si comporterà di conseguenza. Quando si viaggia bisogna sempre ricordarsi di mostrarci allo stesso livello della gente del posto, direi sempre nella vita, ma in questo momento parliamo di viaggi e magari in paesi meno sviluppati. Faccio un esempio, forse stupido ma vissuto più di una volta in prima persona; gli africani sono uno dei popoli più ospitali che io abbia mai incontrato, se capitiamo in un villaggio rurale è possibile, che ci invitino a prendere un the o anche a mangiare con loro, ed è probabile che le condizioni circostanti non siano le stesse a cui siamo abituati in Europa. Accettare ti porta allo stesso livello, in molte culture condividere il cibo o lo spazio intimo ti rende “amici” quindi uguali a loro e protetti all’interno della loro comunità. Non accettare ti differenzia, ti allontana, vieni percepito come in posizione “up” e molto spesso i gruppi di persone umiliati hanno atteggiamenti aggressivi. Noi agiamo come gli animali, l’essere umano diventa aggressivo quando viene compromessa la sua autorità o dignità come individuo. Io quando viaggio mangio sempre per strada in mezzo alle persone e sorrido questo atteggiamento abbassa le difese. Il sorriso è contagioso, tranne rare eccezioni, se ci mostriamo umili e aperti, le altre persone si mostreranno collaborative, quello che è disposto a fare un nostro simile per gentilezza è a volte sorprende te.dare fiducia nel viaggio

Questo è alla base del turismo responsabile, ma non inteso come un movimento di moda adesso, inteso come l’unica maniera di viaggiare da sempre. Il viaggiatore chiede un passaggio, chiede consiglio, ospitalità, la condivisione dei pasti, offre qualcosa che è bravo a fare in cambio di un pasto caldo; esiste da sempre, solo che oggi si chiama couchsurfing, road sharing o Bed & Learn: è solo la tecnologia che cambia l’atteggiamento è antico come il mondo. Molto spesso mi chiedono, “non hai paura a fare home exchange o couchsurfing?”, onestamente no e sapete perché , perché chi lo fa condivide la stessa mentalità, quando faccio couchsurfing sono molto più ordinata di quando sono a casa mia, perché rispetto e apprezzo l’ospitalità e perché penso che così facendo lui farà lo stesso con me. Con questo non voglio dire che dobbiamo girare con il nostro iphone 5 nei sobborghi di Nairobi o indossare una minigonna nelle stradine buie di Bogotà, ma quando viaggi da solo per forza di cosa sei più in contatto con le persone che incontri, sono gli altri a fare il viaggio, fidarti di loro diventerà necessario e inevitabile. Fidarsi del prossimo è quello che ti trasformerà da turista a viaggiatore.

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