Viaggiare da soli ci rende simili

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Chi si somiglia si piglia, dice un detto popolare. Io ho imparato che a volte serve fare giri diversi per arrivare alla stessa conclusione. Sono quasi 10 anni che viaggio in solitaria e durante i miei viaggio ho conosciuto molte persone come me, più estreme di me e più nomadi di me. Sono una chiacchierona e direi purtroppo, una psicologa, mi piace ascoltare, domandare e guardare le persone negli occhi. Tante tante e tante notti guardando le stelle, tante passeggiando per le strade di luoghi sconosciuti, tante bevendo birra scadente.

Viaggiare ti rende simile!

In questo momento sto leggendo Vagabonding il best seller di Rolf Potts, chissà forse avrei dovuto leggerlo prima di pubblicare il mio libro o forse è meglio così. Se escludiamo la parte psicologica molti punti sono esattamente gli stessi, eppure io non l’avevo mai letto. Così ho iniziato a riflettere su questo punto ed in effetti se vediamo tutti libri di successo di viaggiatori solitari, come Carlo Taglia, Chatwin, Kerouac, dicono bene o male molto spesso dei concetti ricorrenti. Non credo sia per una mancanza di fantasia che ci attanaglia, ma perché infondo, non importa che parte del mondo tu abbia visitato, non importa se viaggiavi a piedi, con l’autostop o con un bus, non importa quanti anni o mesi tu sia stato nomade: gli insegnamenti spesso sono gli stessi.

Il tuo concetto di esplorazione cambierà

Tutti noi siamo abituati ad associare il viaggio alla vacanza, ad avere quest atteggiamento bulimico che ci spinge a fare tutto in ogni luogo che visitiamo, pensando che forse quella sarà l’ultima occasione che avremo per fare quella specifica attività.

Bene questa è una vacanza, 15 gg in un posto dove non torneremo mai più. L’essere nomadi, vagabondi o non so come altro definirci ti fa cambiare il punto di vista. Le giornate non si riempiono solo di cose da fare o da vedere, gli schedule cessano di esistere. Le giornate si vivono normalmente, ci creano routines anche quando siamo in viaggio. Conoscere un paese, vivere la strada non è solo fotografare monumenti, diventa anche stare seduti ad un bar a leggere, andare a fare la spesa, cercare l’ufficio postale. Le nostre attività cambiano così come il senso di ansia alla bocca dello stomaco, se non riusciamo a vedere un museo o una montagna, pazienza, torneremo o qualcuno ce la racconterà.

Il valore dei soldi cambia

Una volta ero in Indonesia, a Gili T, stavo aspettando una piccola barca che mi permettesse di arrivare a Gili Air, una roba tipo 5 minuti di navigazione, ma per motivi sconosciuti le piccole barche non sono in connessione con i trasporti da Bali o da Lombok e ho dovuto aspettar diverse ore sulla spiaggia. Così nell’attesa scrissi sulla mia pagina facebook, raccontando l’accaduto. Una ragazza con fare molto arrogante mi commenta che bastava chiedere ad un pescatore che per soli 35€ mi avrebbe portato dall’altra parte. Ecco, se sei in vacanza 10 giorni, quelli sono solo 35€, se sei sulla strada 6 mesi o più, 35€ sono molto di più di quanto normalmente si spende in una intera giornata. Il tempo e soldi sono le punte della forbice, meno tempo hai e più soldi ti servono, più tempo hai e meno soldi ti servono. Per me è assolutamente normale aspettare 3-4 ore sulla spiaggia una barca che mi costa 2€ invece di spenderne 35€ per fare prima. Certo questo non accade in ogni contesto, accade solo se abbiamo molto tempo per vagabondare, ma la cosa interessante è che è un pensiero che sorge ad ogni viaggiatore lento. Non troverete mai uno che attraversa il mondo in anni che ti dica di prendere sempre i taxi o gli aerei.

Come cambia la percezione del diverso

Facendo molto travel coaching, noto che ogni persona mi contatta per essere rassicurata dai pericoli della strada, e non mi riferisco agli attentati, incidenti stradali o similari, ma sempre rispetto alle persone. Vogliono sapere se in quella specifica città, paese o isola, la gente vorrà aggredirli, derubarli o raggirarli. Chissà perché pensiamo che sia più sicuro andare a New York che a Medellin, quando poi le statistiche dicono l’esatto opposto. Tutti, anche io sicuramente, prima di partire abbiamo paura di chi non conosciamo, tutti, quando torniamo ci ricordiamo solo i loro sorrisi. Tutti i viaggiatori che conosco hanno migliaia di storie di ospitalità, di passaggi inaspettati, di inviti a cena o a feste di famiglia. Tutti impariamo con un buon di buon senso come è meglio comportarsi, pochi soldi, zero passaporti, tanti sorrisi e un po’ di sesto senso.

Forse è rassicurante, tanti giri, tanti chilometri, centinaia di lingue, ci servono per renderci vicini, simili, per condividere valori senza condividere la vita, per imparare a vedere il mondo nello stesso modo, per capire quanto siamo simili a tutti e diversi da tantissimi altri. Ho sempre pensato che il viaggio ci possa rendere più tollerante nel confronto del diverso e forse ci allontani sempre di più dalle idee di guerre e razzismo che dopo tutto si basano sempre e solo sull’ignoranza.

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