Perché nascere a Napoli ti rende un viaggiatore

Perché nascere a Napoli ti rende un viaggiatore provetto

Molte persone rimangono colpite dal numero di paesi che ho visitato, da quanto tempo trascorro fuori casa all anno e di come non abbia paura di fare tutto da sola.Se devo essere sincera la paura per me non è mai stato un sentimento che ho associato al viaggio, forse per le belle esperienze che ho sempre avuto, o forse ho sempre ritenuto più il luogo dove sono nata.

Ad ogni modo nascere a Napoli ti forma tantissimo, io direi che sia un grosso valore, un po’ come fare il che ti permette di avere addominali di ferro. Negli anni mi sono resa conto che io ho molte più skills da viaggiatore rispetto a qualcuno nato nel Connecticut!Perché nascere a Napoli ti rende un viaggiatore

nascere a Napoli ti rende un viaggiatore provetto:

1. Tolleranza al caos

Il traffico ti stressa? Per te è che in una strada ci possano essere mezzi di diverse misure in controsenso o sui ? Peggio per te! Se stai guidando devi guardare anche se le macchine o i motorini in senso contrario, se qualcuno apre la portiera all’improvviso, se la macchina che stai seguendo in coda è in realtà ferma perché il conducente sta comprando il giornale. A Napoli si parcheggia davanti al posto dove devi andare, non dove trovi parcheggio, se sei in seconda o terza fila cosa importa, tanto fai subito! Si trovano bancarelle abusive in tutti gli spiazzali, mendicanti che ti apostrofano tecniche di vendita con la poetica di . Ok ammetto che forse l’India è peggio ma vi assicuro che per un buon 50% dei paesi del mondo un napoletano andrà difficilmente sotto stress.

2. Sesto senso per i furti

Il mio primo scippo l’ho avuto a 12 anni, mentre tornavo a casa, mi si sono avvicinati due ragazzi in motorino, uno mi ha chiesto l’ora, io ho nascosto il mio Swatch sotto il giaccone e l’altro mi ha strappato i RayBan da testa, e mi sono anche detta “stupida io che li tenevo a portata di tutti”. A Napoli si impara che se ti scippano, vuol dire che tu sei stato stupido, o meglio “ti sei fatto fare fesso“, quindi noi nasciamo con un di un criminale, stai sicuro che se qualcuno ti può fottere lo farà, quindi tu devi essere più furbo di lui. Il mattone nello scatolo lo abbiamo inventato noi, il finto parcheggiatore che ti ruba la macchina, il ladro che stacca i pezzi della tua moto o quello che mentre ti urta ti ruba il portafogli, hanno tutti il marchio Made in Naples; quindi non è che poi uno va a Buenos Aires e si fa fregare nella ,   argentini sono venuti a scuola da noi, o meglio siamo noi che siamo emigrati lì. Quando andiamo in una stanza d’hotel chiudiamo tutto a chiave, non lasciamo niente in bella vista, le persone non vanno tentate, non giriamo mai con troppi soldi in tasca e comunque la borsa si usa a tracolla! Regole basiche per la sopravvivenza partenopea. Quando cammini e qualcuno fa casualmente la tua stessa strada, noi lo sappiamo che si deve cambiare , magari girare e verificare se stiamo per essere vittime di un agguato. Se tutti i segnali confermano l’ “accrastamento repentino” (ossia il prossimo agguato) si entra in una struttura locale e si chiede aiuto, tipo in un bar o in un ristorante. A me una volta è successa nella di Fez, era troppo tempo che venivo inseguita da due ragazzi, così ho chiesto aiuto ad una guida locale che ha fatto una ramanzina ai ragazzi facendoli fuggire via.
napoli Piazzetta NIlo

3. Fiuto per gli abusivi

Dai un uomo che fuori un aeroporto grida “taxi, taxi” non può che non essere abusivo, e noi lo sappiamo che se il “pollo” di turno ci va come minimo lo spennano, ma come peggio lo rapinano! Un uomo che ti da consigli ed indicazioni davanti un monumento vuole dei soldi e se per caso poi arriva un terzo per sollevarti da una spiacevole, noi lo sappiamo che è un complice, per questo, anche se si è in difficoltà, tipo se ci si è persi, non si accetta mai di essere guidati! noi siamo abituati che quando qualcuno ti vuole aiutare in realtà ti sta ““, ma per fortuna ci sono anche dei popoli peri quali la generosità è intrinseca, ad esempio come ho raccontato nel mio post sulla Birmania, una volta ero a in bicicletta e avevo comprato delle lacche molto ingombranti, il negoziante si è offerto di in hotel, dentro di me ho detto “ecco qua mi sono fatta fregare dall’altra parte del mondo” poi ho pensato che non avevo alternative, ammetto che quando dopo due ore ho trovato i miei pacchi in camera mi sono vergognata come un verme.

4. Possiamo guidare ovunque.

Io ho imparato a guidare il motorino a 14 anni (un SI rosa) mio padre mi ha insegnato che se c’era troppo traffico per arrivare a scuola potevo salire sul e tagliare (erano gli anni 90 ora me lo direbbe mai). Da ragazzina mi prendevano in giro io portavo il casco, era un po’ da sfigati, ma tu prova a guidare senza casco con tutti i capelli! Quando avevo 13 anni il mio amico Piero me e le mie due amiche sul suo Zip e ci a casa, ossia in 4 (ok questo papà non lo sa), ma io non lo vedevo come una cosa troppo pazza. Controsensi, veicoli che camminano in aree pedonali, corsie preferenziali e semafori che sono solo un , sono elementi che ti fortificano, i tuoi sensi, i tuoi riflessi. Quando ero in Indonesia ho percorso quasi tute le isole in scooter, tutti i viaggiatori che incontravo mi dicevano che ero molto coraggiosa perché gli indonesiani guidano come pazzi; la mia reazione? Una risata.
Napoli Stazione Centrale

5. Abbiamo più anticorpi

Io i vaccini me li faccio sempre, ma credo che uno dei motivi per i quali non mi sia mai venuta la dissenteria in viaggio è perché i batteri dei nostri acquedotti battono quasi tutto. Chi di noi ha mangiato una trippa comprata da un banchetto per strada, i taralli con la sugna o un panino napoletano, con che norme igieniche credi siano stati preparati?? Vogliamo parlare delle cozze di Piazza Sannazzaro? Dai, come potrebbe essere tutto ciò peggio dei noodle thailandesi?

6. Il Tempo è un valore relativo

Al liceo sono cresciuta così “Enzo a che ora mi vieni a prendere?” “Verso le 11” alle 12.00 doveva ancora scendere di casa, normale, bisogna sempre calcolare dai 45 minuti all’ora di ritardo. Infatti l’uso delle parole non è mai casuale, a Napoli si dice “verso” che implica già a livello semantico un’idea di approssimazione. È come quando si va a cena a casa di qualcuno, la cena è alle 21 ma non si arriva mai prima delle 21.30, ma stai sereno che se arrivi alle 22 nessuno che tu sia un maleducato, ma solo che hai trovato traffico. Questo concetto è ad ogni ambito della vita, dalla fila alla posta, alla fila al ristorante alle fermate dei mezzi di trasporto. “Scusi tra quanto si libera un tavolo?” “ non vi preoccupate due minuti e vi sedete…” e se fate altre domande di solito ti dicono che “state nervosa”. Ecco ho girato serenamente tutto il continente , il “parte quando è pieno” è un concetto familiare.

7. La sporcizia è tollerata

Qualche scatolone fuori al cassonetto è , passeggiare i cani senza paletta è comune, certo i cumuli di che non ti permettono di la strada anche per noi, ma quando viaggeremo in Africa o in metropoli molto caotiche, il cattivo odore, le blatte, le zoccole che ti passano tra i piedi e l’assenza di cestini pubblici non ci isterizzano come ad uno di Zurigo.

 

Quindi faccio un’enorme ringraziamento alla mia città natale che mi ha fornito il pelo sullo stomaco per esplorare il mondo da sola. La napoletanità è più che una nazionalità è una cultura davvero sottile e profonda allo stesso tempo. Culuta e città che io amo tantissimo, ma nella quale non tornerei mai più a vivere! 
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