Non bisogna aver paura di ammettere che l’età ti cambia

Io scrivo su questo sito da 10 anni, ho iniziato che ne avevo 31 e ora ne ho 41, un atteggiamento frequente che ho riscontrato non tanto sui social quanto di più tra i miei conoscenti è dirmi continuamente “ma tu non puoi fare questo, o non puoi cambiare questo, altrimenti come fai con il sito devi cambiare nome!” Oltre ad essere una delle cose che mi fa più innervosire è, secondo me, sintomo di una paura di fondo, quella di ammettere che l’età ti cambi.

Siamo sinceri è fondamentalmente uno di più grandi tabù bella nostra epoca: accettare il tempo che passa!

E non mi riferisco solo alle rughe, alla pelle meno tonica e ai capelli bianchi, ma al fatto che ad età diverse ti piacciono cose diverse, è per questo che abbiamo tutti questi Peter Pan ovunque, è per questo che se vai a Formentera il 29 giugno trovi il 47ette brizzolato con il pareo che balla fuori tempo ad un aperitivo attorniato da ventenni, sentendosi figo, perché non si è pronti a ammettere a se stessi e agli altri che forse uno spacchettino a vongole con un vino ghiacciato vista mare anche ad Anzio ci avrebbe reso più soddisfatti, ma non possiamo gettare la spugna così, dobbiamo restare sempre giovani, attivi, e pieni di energia anche quando giovani non lo siamo più.

Il digitale è un terreno giovane, un po’ tutti lo immaginiamo così, ce lo rappresentiamo in questo modo, ma il fatto è che è stato anche “iniziato da giovani” e dato che c’è da quasi un ventennio una buona parte giovane non lo è più, eppure i non giovani li collochiamo difficilmente.

Io stessa quando vado alle fiere del turismo e incontro molti miei colleghi, persone ormai famose che hanno cominciato anche 4-5 anni fa, io li considero coetanei, ma coetanei non sono, hanno tutti sotto i 30 anni, con desideri sogni e aspettative diverse dalle mie.

Nella mia vita ho viaggiato tanto, conosco persone che hanno viaggiato di più, ma diciamo che supero la media, il mio viaggio ideale è con solo biglietto d’andata, uno zaino e che duri 2-3 mesi, come la strada lo richiede. Mi piace viaggiare lentamente, comprendere il luogo in cui sto, trovare nelle varie cittadine il mio bar preferito dove lavorare, magari il mio spot preferito per il tramonto, capire come gira la vita nel luogo, l’ho fatto per molti anni e spero di poterlo rifare di nuovo quanto prima.

Ma dai 30 ai 40 il modo in cui lo fai cambia, ovviamente non per tutti è lo stesso, non tutti avranno vissuto la stessa cosa, ma così come cambiano molti aspetti della vita delle persone che fanno lavori tradizionali cambiano anche per chi fa lavori più esposti, e non è il solito “poi ti fidanzi e metti su famiglia e la tua vita cambia” io credo che sia l’opposto, è proprio perché la tua vita cambia, i tuoi desideri cambiano, le tue azioni cambiano che poi anche la vita privata diventa più solida. Odio l’espressione “mettere su famiglia ” come si usa in Italia, è come se fosse la fine di tutti gli aspetti belli della vita, una condanna nella quale ti autopunisci.

Io sono una persona molto socievole, e “social” i primi anni che facevo la nomade digitale facevo amicizia con tutti, andavo a tutte le feste, ogni serata, ogni evento, dormivo pochissimo e il giorno dopo ero sempre sul pezzo per esplorare il paese. Ora no, sono sincera, non necessariamente faccio amicizia con tutti, non adoro più quelle discussioni tipiche da ostello, quelle domande che mi hanno fatto 10000 volte, raccontare sempre la stessa storia, magari preferisco fare amicizia con gente della mia età, gente che viaggia e lavora come me, che ha interessi simili ai miei come lo yoga o il diving, con le quali confrontare esperienze di vita. Ovviamente dico a grandi linee, ci sono sempre eccezioni. Solitamente la sera lavoro così la mattina esploro, non esco più tantissimo la sera in viaggio, magari a cena o raramente vado alle feste, certo sono andata anche a rave da sola dormendo in macchina, ma erano cose che davvero mi piacevano un sacco, non un qualcosa in cui sono stata coinvolta all’ultimo. Cerco cose diverse ora, prima per anni ho cercato la vita notturna, ora cerco la natura, cerco spesso di raggiungere amici che ho sparsi per il mondo, preferisco rafforzare i legami che per me sono importanti, invece di crearne sempre di nuovi che non arriveranno a sei mesi di vita. E poi mi stanco, si ammettiamolo, prima arrivavo da Roma a Rio viaggiando di notte, dormivo due ore, doccia e uscivo a ballare, se lo faccio adesso collasso! Il mio corpo ha bisogno di più tempo per recuperare, per ricaricarsi, mi stanco prima, ma la cosa non mi preoccupa, trovo sia normale è che sia giusto sapersi ascoltare.

Ho notato che questo sviluppo è comune a molti amici e colleghi che fanno un tipo di vita simile alla mia da anni, e sono certa che dipenda sicuramente dall’esperienza, ma anche dall’età. A 30 anni e a 40 anni non si cerca la stessa cosa da una giornata o da una serata e non c’è nulla di male nell’accettarlo, anzi lo trovo maturo. Svilupparsi come persona vuol dire evolversi, se il tempo non ci trasformasse vorrebbe dire che siamo statici che non abbiamo assorbito dalla vita, quindi quando mi dicono “ma come fai con il sito la tua vita è cambiata” dopo aver respirato profondamente, dico loro che così come la mia vita cambia lo farà anche il sito , anche perché il mio sito è un prodotto non è la rappresentazione di me, io mi sono prefissa di ispirare la gente a viaggiare da sola, utilizzando il viaggio come metafora di crescita, sono sempre una psicologa che ama spronare le persone ad andare sempre un po’ oltre la propria area di comfort e questo significa anche accettare ed ascoltare il cambiamento. Non devo necessariamente fare sempre la stessa cosa, dimostrare sempre di avere la stessa energia e la stessa età per essere credibile, anzi, più si è in linea con sé stessi più secondo me chi ti legge ti reputa tale.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questo argomento, per me è molto importante!

Scrivetemelo nei commenti