Ma davvero “tornare a viaggiare” adesso è la nostra priorità?

Lavoro nel turismo da 10 anni full time, questo blog è l’unica via di sostentamento che ho, eppure… leggo sulle bacheche di molti, specialmente dei gruppi Facebook “spero che tutto questo finisca presto per poter tornare a viaggiare”, oggi l’ho visto scritto decine di volte! Su ogni social, sotto tante foto!

Mi ha fatto riflettere! Ma davvero in questo momento di grande tragedia l’unica cosa che sperate è poter andare presto su una spiaggia della Thailandia?

Onestamente il mio desiderio più grande è che questo incubo finisca quanto prima e non perché voglio ritornare a viaggiare, ma perché sono esausta di vedere che ogni giorno muoiono circa 400 persone nel mio paese, che il numero dei contagiati salga di quasi 3000 persone al giorno, che la paura aumenti sempre di più, che chiunque, come me, abbia un genitore che supera i 60 anni deve solo sperare che non si ammali mai perché non avrebbe diritto ad essere intubato.

Vorrei che tutto questo finisse presto perché, chi sta bene deve solo connettersi sui social per fare cross-fit on-line, ma chi invece è malato deve affrontare tutta la sua malattia da solo, senza un supporto fisico o morale accanto, senza poter tenere la mano di qualcuno di importante mentre affronta il periodo più difficile della sua vita. Chiunque si debba necessariamente operare in questi giorni deve aggiungere alla lista dei suoi desideri anche di non morire per questo cazzo di virus, come se i suoi problemi non fossero già abbastanza.

Perché tutte le persone che hanno avuto la malaugurata sorte di innamorarsi di una persona che vive in un altro paese non sanno se la potranno abbracciare un’altra volta nell’arco di mesi e non ha il lusso di farsi supportare o consolare dalla persona che ha scelto nella vita.

Vorrei che tutto questo finisse presto perché questo momento storico sta chiedendo troppo ai nostri medici, forse loro sono abituati a lavorare 18 ore al giorno, perché l’emergenza c’è spesso, ma ora non possono abbracciare i propri bambini per paura di infettarli, possono parlare con i genitori solo dalla finestra e si devono preoccupare di non “uccidere” nessuno , non solo di salvarli.

Vorrei che finisse quanto prima perché tante persone hanno fatto sacrifici, investimenti, si sono indebitati perché credevano nelle proprie idee, nelle intuizioni, nel futuro e invece ora hanno visto tutti i loro soldi e il loro futuro bruciarsi in pochi giorni senza sapere se avranno mai una seconda possibilità.

Vorrei che finisse presto questo momento perché guardare i camion militari che attraversano Bergamo con le bare di persone che non possono essere seppellite nella propria città perché le tombe sono finite, è stata la più triste immagine che io abbia visto ad oggi nel mio paese. Ho visto scene simili in contesti di guerra, in paesi lontani che forse non visiterò mai, straziante senza dubbio, ma vederla a casa tua, in una città in cui sei stato tante volte, dove vivono amici,  in un momento di pace è davvero troppo.

Mi piace viaggiare, oltre ad essere la mia più grande passione è anche il mio lavoro, ma direi che questa tragedia debba insegnarci a vedere le cose in maniera leggermente meno egoistica e più ravvicinato. Invece di concentrarci su cose “lontane” poniamo l’attenzione su quelle che prima ci sembravano normali. Non mi manca trascorrere mesi con lo zaino in spalla tra una spiaggia e l’altra, mi manca andare al parco con il mio cane, fare l’aperitivo con i miei amici, andare al cinema, pranzare al mare la domenica, vorrei rivedere le persone che amo, e forse solo per una volta non pensare solamente alla mia vita personale, per vedere il resto mondo c’è tempo!

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1 comments on “Ma davvero “tornare a viaggiare” adesso è la nostra priorità?
  1. hai perfettamente ragione ho 4 figli un solo anno per andare in pensione e il desiderio di viaggiare come non ho mai potuto fare, tra famiglia e lavoro, ma ora quello che mi manca è non poterli abbracciare non poter giocare con i miei nipoti non poter soccorrere tutte le persone che vorrei perchè a 67 anni sono a rischio e se mi ammalo potrei intasare il reparto di rianimazione o togliere il respiratore a qualcun altro.
    Veramente dobbiamo scoprire altre priorità che non sono correre ed allenarsi o viaggiare
    Questo virus è anche il frutto malato della globalizzazione e della finanza

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