Il silenzio apre lo sguardo

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Quando siamo in ansia parliamo, quando siamo in imbarazzo parliamo, quando dobbiamo riempire un vuoto, accendiamo lo smartphone.

Ma cosa succede se ti forzano a restare in silenzio per tante ore e disconnesso dalla tecnologia? Senza poter né leggere e né scrivere e se in questo tempo di assordante silenzio tu non fossi solo ma con decine di altre persone.

Cosa succede quando l’ansia finisce, quando l’imbarazzo finisce, quando superi il concetto di noia?

Il nostro cervello è programmato per ristabilire il livello di “normalità” continuamente. Se entri in una casa dove hanno appena cucinato il cavolo senti una puzza pazzesca, ma dopo due ore non te ne accorgi più, se vivi vicino alla ferrovia non senti più il rumore del treno di notte. E così è anche con alcuni tipi di sensazioni…

Quindi cosa succede dopo l’imbarazzo del silenzio?? I nostri sensi si trasformano, specialmente la vista.

Smettiamo di guardare ed iniziamo ad osservare. Di solito guardiamo per completre l’ascolto delle parole altrui, e noi stessi nascondiamo i nostri sentire dietro finti sorrisi, toni acuti o argomenti qualunquisti. Ma quando ci guardano in silenzio, quando guardano il nostro viso senza espressioni forzate siamo veramente nudi.

In oriente lo fanno da millenni, il Vipassana, il ritiro per riequibrare il silenzio interiore con quello esteriore. Forse nel nostro mondo così super connesso e super attivo è diventato talmente necessario che abbiamo dovuto “scoprirlo” e portarlo in occidente. Stiamo capendo passo dopo passo che c’è bisogno di silenzio nelle nostre vite, c’è bisogno di staccare la spina, si può iniziare con un digital detox come consiglia Alessio Carciofi nel suo libro, ma secondo me non basta.

La vita spesso ti porta nei luoghi di cui tu hai bisogno senza saperlo, in questo ultimo anno mi sono torvata sempre di più in situazioni dove devi fare cose in silenzio e in ogununa ho imparato qualcosa di nuovo.

Ho iniziato con le cene in silenzio nel mio worshop all’Eremito, la prima volta ti viene un po’ da ridere, poi la tua mente inizia a volare, la musica si fonde con i tuoi pensieri, il gusto si arcuisce, ogni boccone è più buono del precedente, improvvisamente inizia a distinguere netti gli ingredienti, ed inizi uno strano tipo di meditazione in cui non osservi più gli alti, ma il tuo sguardo va oltre, come confuso nei pensiei di tutti. Ho visto gente piangere, avere crisi di risata isterica o addormentarsi, tutto in meno di un’ora di silenzio.

Quest’estate durante il miei retreat a Bali ho introdotto l’esercizio di guardarsi in silenzio per 5 minuti senza poter distogliere lo sguardo, sembra un gioco che si faceva da ragazzini, fino a che Marina Abramovich non l’ha introdotta nelle sue installazioni artistiche viventi. Ho sempre pensato di essere abituata ad osservare le persone, sono una psicologa, ho studiato per così tanti anni la postura, l’angolo del collo, le inclinazioni delle mani… ma guardarsi negli occhi è un’altra cosa, all’università non ce lo spiegano cosa accade. La vicinanza che hai con l’altra persona ti porta a ricevere tutto in un botto l’energia che trasmette. La vicinanza del suo respiro ti travolge e in ritrovi in alcuni casi ad essere naturalmente o forse intenzionalmente sintonizzato su quella frequenza mentre in altri casi a volerti allontanare da quella sensazione nella quale non ti riconosci. Senza dover costruire un’espressione, senza parole, con il respiro scoperto ti ritrovi a far vedere veramente cosa c’è in fondo al tuo cuore e a capire cose davvero intime dell’altro. L’ho provato sulla mia pelle quindi posso assicurare che sia vero, la cosa che mi ha davvero meravigliato non è stato percepire le loro sensazioni, ma che loro percepissero me. Persone che non conoscevo, che non avevano il mio background tecnico, che in 3 minuti mi hanno letto dentro. Mi ha colpito tantissimo, avrei pianto se non fosse stato un mio retreat.

Durante il mio corso di Insegnante di Yoga ogni giorno siamo in silenzio dalle 6 alle 10 del mattino, sembra un tempo immenso quando te lo dicono, ti domandi cosa cavolo farai tutte quelle ore, oltre la tua pratica di yoga ovviamnte, in un luogo con 34 persone senza poter parlare.

Poi inizi a farlo ogni giorno, nella tua camera con le tue coinquiline, mentre fai la fila per la colazione, e durante l’ora di relax in piscina. Siamo tutte vicine, condividiamo spazi, esperienze ma non parole, la cosa interessante è che direi in parte, condividiamo i pensieri. Lo yoga, specialmente il modo in cui lo stiamo facendo, lavora moltissimo sull’energia individuale, butta tutto all’aria, muove quello che cerchiamo di nascondere, ci muove da dentro in un modo che non siamo abituati a contollare.

Le reazioni che ne emergono sono le più disparate, ma restando così tanto tempo in silenzio ho iniziato in maniera naturale ad osservare le mie compagne e leggere le loro espressioni corporee ed energentiche. Sembra strano da dirsi, ma si può capire chi ha un dolore nel cuore o chi tanta ansia o chi si sente profondamente triste e la cosa assurda è che queste emozioni ti arrivano in una maniera forte, intensa, subcorticale e a volte ti ritrovi a piangere insime a loro e non sai neanche perchè.

So che questo è un contesto particolare, ma credo che se imparassimo stare più in silenzio anche con chi amiamo, anche con la nostra famiglia o anche solo in maniera terapeutica una o due volte al mese, entreremmo molto più in contatto con chi è intorno a noi.

Io ho deciso che inserirò il silenzio in tutti i miei eventi è una cosa troppo illuminante.

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