Cosa lasciamo quando si parte

Si dice che la vita accada mentre siamo occuapti a fare programmi, spesso non ci si concetra troppo sull’hic et nunc, non si da la giusta importanza a quello che abbiamo davanti, a volte semplicemente “non ci siamo”.

Vi svelo un segreto: anche io ho paura quando parto per lunghi periodi, ma lo sapete cosa mi fa paura? Di non trovare quello che ho lasciato!

Non so bene come, ma ho organizzato la mia vita in modo che ogni anno possa partire per 2 o 3 mesi, un sogno, quello che ho sempre desiderato fare. Poi però capisci che c’è una ferita alle spalle.

paura di viaggiare da soli

Partire sempre è come avere l’asso nella manica per resettare ogni volta le cose che non vanno, allontantari da figure parassitiche, non farti coinvolgere troppo da situazioni pericolose, mettere in prospettiva amici di cui non ami il comportamento, ma se hai delle persone dalle quali non ti vuoi allontanare?

Sapete cosa è la sindrome del rocchetto?

Freud faceva degli studi con bambini di età tra i 2 e i 3 anni, giocava con un rocchetto trascianto da un filo e loro si divertivano tantissimo, poi ad un certo punto conduceva il rocchetto dietro una parete in modo che i bambini nn lo riuscissero a vedere e all’imporvviso iniziavano un pianto disperato, perchè pensavano fosse sparito, che non vedendolo volesse dire che non esisteva più! Diciamo che io soffro di questa sindome, ma al contrario, ho sempre paura che quando non ci sono più, le persone si dimenticano di me.

Quando si va via si crea un vuoto nell’altro, vuoto che per forza di cose deve essere riempito da altre cose, quindi il nostro sapzio viene sostituito, di sicuro non come affetto, ma come posto nella quotidianità, questa idea mi fa impazzire!

Per fortuna in questi ultimi anni sono stata anche smentita, la prima volta che sono andata in Sudamerica 3 mesi, ho mantenuto contatti quasi quotidiani con i miei migliori amici, persone con le quali ho una vita simbiotica, non ero meravigliata di sentire la loro mancanza, mi sono meravigliata che quando sono tornata a Roma, altre persone hanno detto che loro parlavano sempre di me e che si sentiva molto la mia mancanza. So che razionalmente è lineare il fatto che se qualcuno ti ami senta la tua mancanza, ma io non ho mai ammesso di essere una donna lineare ;-).

L’illusione dello Standby.

Chi parte concentra tutta l’attenzione su se stesso, deve trovare le forze, le capacità di problem solving, la flessibilità, l’adattamento, pensa che in questo meraviglioso tempo che viaggerà per il mondo tutto resterà come prima.

Svegliatevi: lo standby non esiste, le persone non ti aspettano, la vita degli altri va avanti allo stesso modo, magari non in una maniera così eccitante come la tua, ma di sicuro importante anche più della tua!

Altri viaggiatori che ho incontrato, mi hanno detto, sono stato fuori sei mesi, poi sono tornati a casa e non era cambiato niente. Vi do un consiglio usate lenti diverse, non è vero che non è cambiato niente, magari non per tutti sono cambiate cose epocali, ma le differenze, i passi in avanti o in dietro vanno visti al microscopio, forse è la mia deformazione professionale, ma ho l’abitudine di leggere tra le righe, tra i comportamenti, per capire cosa c’è dietro alle azioni.

paura di partire da soli

Non pensate di ritornare e ritrovare tutto come l’avete lasciato, non si possono riprendere le relazioni dal giorno prima della partneza, voi sarete delle perosne diverse e chi è rimasto a casa avrà condiviso emozioni con altri diversi da voi. E’ ovvio che gli amici storici rimarranno sempre uguali, ma vi do un consiglio, un errore che ho fatto io tante volte nella vita: siete voi che andate via, tocca a voi farvi senitire vicini!

Ogni viaggio lungo è diverso dal precedente, anche se purtroppo nessuno è bello quanto il primo, ogni volta si sperimenta una parte diversa di se stessi, ci si spinge oltre, nell’avventura, nelle conoscenze, si creano continue nuove sfide, nuovi limiti da oltrepassare. Per me gli unici limiti sono quelli emotivi, ho un’immenso pudore delle mie emozioni a prescindere dal soggetto. Non amo espormi, mai, né con i miei genitori, né con i miei migliori amici, né con gli uomini; sono una donna che deve essere interpretata (come diceva mia nonna) e per fortuna ho trovato diverse persone che sono brave ad interpretare.

ritorno

E’ un po’ di tempo che sto dando più importanza alla parola piuttosto che ai messaggi, forse perché sono sommersa dal 2.0, perché i livelli del lavoro e della mia vita privata si accavallano continuamente, ma ho riscoperto il piacere di chiacchierare al telefono con un amico e sentire le sfumature della sua voce, ormai potremmo dire che è quasi vintage, che è più intimo telefonare qualcuno che investirlo di messaggi su whats app!

Con gli anni ho capito che la grande fortuna della mia vita non è solo che posso “andare”, ma che ho persone dalle quali voglio ritornare ed è questo che mi rende forte. Ho sempre inseguito un anelito, tentato di essere ogni giorno una persona migliore, superare le mie paure, conoscere tante persone, esplorare nuovi modi di vivere, imparare le lingue, poi ho capito che il mio limite è un po’ più interno, che la porta che proprio non riesco ad aprire non è quella per girare il mondo…

Ogni viaggio è un cammino, non sempre si conosce la meta prima di partire, credo di sapere cosa cercherò in questi due mesi, al ritorno vi dico se l0 ho trovato.

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