Come sono cambiata io e il mio modo di viaggiare dopo 5 anni di viaggi non stop

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La prima volta che sono partita per 3 mesi ho finto di essere tranquilla, sorridevo, mi mostravo forte, ma ero terrorizzata, il giorno prima di partire non ho chiuso occhio. Quando ho preparato lo zaino ero impacciata, poco pratica avevo ancora un approccio troppo cittadino, ok le cose tecniche, ma avevo decisamente troppa roba, troppi preconcetti legate alle esigenze, a cosa mettersi per uscire, cosa nel tempo libero, alternative, abbellimenti.

Risultato 19kg di zaino che non riuscivo a portare sulle spalle ed infatti ho dovuto rimandare indietro mezzo bagaglio perché era disagevole.

I primi tempi cercavo più comodità che socialità, se le mie tasche me lo permettevano prendevo sempre una camera singola, ci tenevo ad avere un bagno privato. I momenti di esplorazione solitaria erano i miei preferiti, la Natura specialmente era qualcosa che amavo vivere da sola. Le ore in bus mi avvilivano, controllavo sempre se c’era un’alternativa in volo.

Lo ammetto il primo viaggio è stato il più bello, forse perché non facevo ancora la travel blogger, forse perché avevo lasciato il lavoro e non avevo idee per il futuro, forse perché la mia mente era piena solamente degli incontri che facevo.

Poi i blog sono aumentati, il pensiero a come tradurre quello che vivevo e imparavo in qualcosa di utile è diventato sempre più forte però il tempo non era ancora una variabile critica, non avevo scadenze o impegni se non quelle date dal mio autocontrollo.

5 anni di viaggio

Dopo il primo lungo viaggio ho capito che mi piaceva provare esperienze strane, diverse da quelle che erano più in linea con me, che mi piaceva la sensazione di scoperta e quindi ho iniziato a ricercare questo tipo di attività: rafting, caving, parapendio. A volte avevo “paura” anche prima di fare l’attività, come se l’idea di non sapere cosa aspettarmi mi inquietasse nel profondo.

Con il passare dei mesi e degli anni ho smesso sempre di più di guardare in una guida cosa avrei dovuto fare o dove sarei dovuta andare, ho imparato a comprare cartine invece di guide, a tracciare percorsi invece di cerchiare luoghi. Ho imparato a chiedere consigli a chi me li sapeva dare, a fidarmi del parare di un locale più di una guida scritta da un australiano.

Negli anni ho capito che avere una bella vista vale più che avere il bagno in camera, che però gli anni passano e il mio sonno è più leggero, che ora scelgo la camerate da 4 perché in quelle da 10 non riesco più a dormire, che la tenda è sempre e comunque una delle migliori opzioni anche se non hai nessuno con cui condividerla.

Ho imparato finalmente a fare lo zaino, a constatare che non mi serve davvero niente, che se ho una festa bastano solo un paio di orecchini, che con i miei jeans io mi sento a mio agio in ogni occasione, che è sempre portare meno e compare in loco.

Negli anni ho smesso di avere le farfalle nello stomaco prima di partire, nel bene e nel male, ho imparato a vedere i confini e le distanze in modo diverso, purtroppo è molto difficile da comunicare a chi non trascorre 6 o 7 mesi l’anno in viaggio, il viaggio è diventato la mia maniera di vivere e non di fuggire dalla mia vita.

Nella maggior parte dei paesi dove vado ora non so niente prima di atterrare, lo studio inizia una volta che sono lì, così come la decisione di cosa fare e dove restare, odio sempre di più fare programmi.

io mentre faccio rafting

Ho imparato in 5 anni a gestire l’ansia da wifi. So che sembra una stupidaggine, ma all’inizio il wifi serve solo per comunicare, poi capisci che è quello che ti permetti di lavorare in viaggio e quindi il motivo o la risorsa che ti permette di fare questo stile di vita, quindi ha lo stesso valore dell’ossigeno. Tutto gira intorno al wifi, a volte troppo, a volte perdi di vista l’obiettivo. Mi sono ritrovata un paio di volte in Guatemala in dei luoghi meravigliosi, in perfetta sintonia con il mondo, ipnotizzata dal paesaggio, dove ho scelto di andare via perché non c’era wifi e non avrei potuto lavorare. Ora ho capito che è importante mettere le cose in prospettiva, non sempre è fondamentale essere disciplinati con la propria coscienza, certamente io sono molto puntale e costate nel mio lavoro, ma se non ho urgenze con dei clienti e sono in paradiso, i miei lettori aspetteranno un giorno in più prima di leggere cosa faccio, mi sono serviti 5 anni ma ho fatto pace con questo elemento e la cosa mi rende davvero felice.

Non mi sorprende molto la mia totale assenza di timidezza, in fondo io mi sono sempre sentita così, è solo che nei precedenti 20 anni ero bloccata da qualcosa alla quale non ho mai dato un nome, ma oggi giorno se una persona mi sta simpatica, in camerata, al bar, su un bus, ci metto meno di 3 secondi a proporgli una birra o invitarlo a cena.

Ma proprio recentemente, proprio la settimana scorsa mi sono accorta di qualcosa di nuovo: non ho più paura d’avere paura.

Mi spiego meglio, ho fatto rafting nelle Marmore, avevo già fatto rafting, di livello 2 in Colombia, so che il livello 2 va bene per me, hai una idea dello sport senza metterti in pericolo, ma il livello 4 è molto più veloce, hai il 50% di cadere in acqua e mi ha stupito constatare che per quanto dicessi a me stessa che la cosa mi spaventava, in realtà il mio corpo non ha mai sentito la sensazione di paura, mi sono fidata dell’istruttore e mi sono solo concentrata sul divertimento e tra me e me ho detto: se cado… nuoterò!

Si dice che il viaggio ti cambia ed è assolutamente certo, ma poi in realtà se viaggi tanto, il viaggiare ti cambia continuamente, non esiste un prima e un dopo, esiste un flusso, un torrente e a volte diventa così rapido e veloce da spazzare tante cose via. Non tutti gli alberi che sradica sono indolore, ma alla fine ogni fiume arriva sempre al mare.

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” Buttati, qualsiasi cosa tu voglia fare, magari la sensazione che stai per provare ti sorprenderà!”

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