Mi chiamo Andrea e lavoro nelle scommesse sportive, un occupazione che unisce la mia passione per lo sport e per la matematica. 
Ovviamente un’altra mia grande passione è quella per i viaggi, e anche in questo caso la unisco spesso con la passione per lo sport facendo trekking e giri in bici anche abbastanza lunghi.
Uno di questi è stato la Carretera Austral, 1100km nella Patagonia Cilena. Potete seguire le sua avventure su TravelBeer

1. Come mai hai deciso di percorrere la Carretera Austral, in Patagonia, in bicicletta?

Ero già stato nella Patagonia argentina per fare alcuni trekking nelle zone di Bariloche, Chalten, Calafate ed Ushuaia: lì conobbi qualche altro viaggiatore che mi disse ‘prova la parte cilena, è decisamente più wild‘ e dunque la Carretera Austral mi interessò particolarmente. Arrivai alla soluzione che percorrere la Carretera Austral in bici mi avrebbe dato una particolare sensazione di libertà e così decisi di prenotare un bel volo Roma – Santiago!

2. Che tipo di allenamento è necessario per un’impresa simile?

Qui c’è discordanza tra me e altri ciclisti: per me è necessario prepararsi sia psicologicamente sia fisicamente, per altri invece è più una passeggiata.

3. Viaggiare in bicicletta vuol dire anche viaggiare molto leggeri, come si sceglie cosa portare e cosa lasciare?

Sono partito con uno zaino da 30 litri e 8 chili: più o meno un’autonomia di 8/10 giorni fino alla prima lavanderia!

4. Come organizzavi la tua giornata?

La giornata era molto semplice: colazione verso le 8/9, partenza verso le 9/10, pedalata, pranzo ‘on the road’ con panini o biscotti, arrivo in orario tramonto (spesso dopo le 8), cena e qualche birra con altri viaggiatori in qualche birreria tradizionale. Ci sono state alcune giornate particolari, come la gita a Caleta Tortel, il trekking a Cerro Castillo e la visita a Ventisquero Colgante.

5. Dormivi sempre in tenda e cucinavi da te?

Essendo abbastanza allenato, ho calcolato le tappe in modo tale da partire senza tenda: mi sono trovato a percorrere per tre o quattro volte distanze superiori ai 100 km ed una volta sono stato ‘aiutato’ da un camioncino (il primo giorno a dir la verità!: ero pronto a dormire in un rifugio molto basico, ma questo camioncino mi ha portato fino a Caleta Tortel). I pranzi consistevano in panini e biscotti, mentre a cena mi cucinavo un piatto di pasta oppure andavo a mangiare direttamente in un ristorantino.

6. Ho intervistato altre persone che viaggiavano in bicicletta e mi hanno detto che uno degli aspetti diciamo negativi è che è un modo di viaggiare molto solitario, hai trovato anche tu difficoltà a fare nuovi incontri?

È un viaggio particolarmente solitario, però per me questo è il bello: è una sensazione di libertà meravigliosa, con un connubio molto stretto tra uomo, natura e bici. Alla sera, comunque, qualche birra in compagnia ci scappa sempre!

7. Pedalare su vette così alte pensi che sia una sfida continua con te stesso?

Si, è un superare l’asticella dei propri limiti (idem i trek in Nepal)

8. Cosa hai imparato da questa esperienza?

Una cosa molto importante: less is better. Partire con uno zaino così vuoto mi ha fatto capire che spesso siamo legati a cose materiali di cui non abbiamo effettivamente bisogno.

9. Che rapporto hai ora con la tua bicicletta?

La uso tutti i giorni per andare a lavoro e spesso per allenarmi, come oggi fino a Campi d’Annibale: è insostituibile 🙂
Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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