Viaggiare da soli nell’Europa dell Est

Gaia si è trovata un po’ per caso a viaggiare da sola nell’Europa del Est, ci racconta le sue avventure, tante sorprese e falsi pregiudizi e soprattutto tanto freddo.

1.Perchè hai deciso di viaggiare per tanto tempo in Europa del Est in inverno?

In realtà sono partita per il mio viaggio in aprile dall’Estonia, dove avevo appena finito nove mesi di Volontariato Europeo. Diciamo che nevicava e c’era ancora il ghiaccio per terra, era una finta primavera! Ho comprato il biglietto Tartu-San Pietroburgo un paio di mesi prima: avevo trovato un’offerta a 3€, l’ho comprato. 
Volevo andare in Russia, avevo pure iniziato a studiare Russo in Università per un semestre, quello che mi mancava era il visto. Mi sono ritrovata a fare richiesta 15 giorni prima di partire.
Sapevo il giorno in cui partivo, non avevo idea di che giorno sarei rientrata in Estonia.
Ho scritto a qualche contatto che avevo, avvisando che un giorno sarei arrivata a fare visita. Ho contattato pure qualche CouchSurfer. Tutti sono stati da subito gentilissimi e disponibili per qualsiasi aiuto richiedessi.
Gaia, Peipsi Lake in Estonia
Gaia, Peipsi Lake in Estonia

2- Cosa ha ispirato la scelta del tuo itinerario?

L’Est mi ha sempre incuriosito, non so per quale strano motivo.
L’itinerario si è costruito mano a mano, città dopo città: arrivavo a destinazione, mi ambientavo e cercavo di capire se volevo rimanere qualche giorno in più o scappare, così compravo i biglietti ed ero di nuovo in viaggio.
Ho cercato di non avere tratti in treno o in bus troppo lunghi, in treno solitamente ho viaggiato di notte così ho potuto riposare e recuperare qualche ora, in bus preferivo spostarmi durante il giorno.

3- Il tuo itinerario, come ti sei mossa e dove hai alloggiato.

SanPietroburgo
SanPietroburgo
Sono partita con il bus da Tartu fino a San Pietroburgo . Passare il confine alle 6 di mattina diciamo non ha molti vantaggi: ci hanno fatto salire e scendere dal bus, aprire gli zaini, controllato il passaporto circa 5 volte.
A San Pietroburgo ho fatto CouchSurfing da una ragazza che viveva da sola con il suo gatto, poco distante dal centro e ho passato lì più o meno 5 giorni.
Una coppia di amici mi ha portato in giro e mi ha fatto visitare la città portandomi in posti interessanti come la stazione della metro Sportivnaya, costruita su due livelli differenti perchè non sono riusciti a trovarsi durante gli scavi (non so quanto crederci).
Le scale per arrivare alla metro sono profondissime, come Admiraltejskaja che è 86m sotto il manto stradale. Mi è sembrato un po’ come essere in ascensore a casa mia (abito al 12°piano) dove la mattina avevo quei minuti bonus per finire di sistemarmi per uscire.
Quasi ovunque è scritto in cirillico e in caratteri latini, mi è sembrato a volte di essere in una capitale europea, come Parigi o Roma.
Ho avuto modo poi una mattina di fare rope jumping nei sobborghi: un gruppo di ragazzi si ritrova ogni week end in luoghi diversi della città e si divertono a buttarsi da palazzi abbandonati o torri con una corda legata all’imbragatura sui fianchi. Ovviamente illegale al 100% ma comunque un bel po’ di gente si stava allenando scalando, altri facevano esercizi, altri erano curiosi. La parte più paurosa è stata la salita di questo palazzo mezzo diroccato, non finiva più!I successivi cinque giorni li ho passati a Mosca, arrivata con il treno durante la notte: confortevole, c’era una signora che parlava inglese che mi ha rimboccato pure le coperte durante la notte perchè secondo lei faceva freddo.
Ok, Mosca è un gran casino: c’è traffico, l’aria è inquinata, le persone hanno fretta, è costosa ma tutto l’insieme mi ha fatto completamente innamorare.
Ho alloggiato a casa di un’amica che avevo conosciuto quest’estate in Estonia. Yana vive con i suoi genitori e suo fratello in un kommunalka, uno di quegli appartamenti condivisi con altre famiglie risalenti all’epoca sovietica: ogni famiglia ha la sua stanza che funge da soggiorno, camera da letto, sala da pranzo. Mentre la cucina, il bagno, i corridoi,viaggiare da soli in europa del est sono condivisi con altre famiglie. Molti sono i problemi nati negli anni di convivenza, a breve verranno trasferiti in un appartamento vero e proprio. Lo spazio dunque non era moltissimo, ma tutti erano contenti di ospitarmi, anche se nessuno parlava inglese. La madre mi ha cucinato tutte le prelibatezze che volevo assaggiare, ovviamente la vodka pre/durante e dopo cena è stata d’obbligo.
Prima di partire, il padre mi ha regalato una serie di kopeks (vecchie monete) del mio anno di nascita.
Ci teneva molto ed è stato il regalo più bello del viaggio.
Le stazioni metropolitane a Mosca sono come dei veri salotti di palazzi, ognuna ha un proprio stile. Ad esempio nella stazione Ploshchad Revolyutsii ci sono 76 sculture che raffigurano le persone dell’Unione Sovietica. È buona usanza toccare le statue e esprimere un desiderio quando si passa da qui.
I cartelli in metro sono solo in caratteri cirillici, è difficile orientarsi all’inizio. Negli orari di punta ci sono i classici ingorghi, dove per uscire o per entrare ci sono code che sembrano non finire mai, mi hanno detto che è normale.
Molto imponenti sono le sette sorelle (Stalinskie Vysotki) nello skyline moscovita: sette grattacieli costruiti in stile Stalinista, purtroppo non sono riuscita a vederli tutti e sette, ma sono molto simili tra loro.5
Un altro viaggio in treno in platzkart  mi aspettava: destinazione Kiev.
I miei compagni di viaggio erano due ragazze che assolutamente non parlavano inglese, un signore ucraino e l’ubriaco della carrozza che tutta la notte ha russato come non mai e che abbiamo bombardato di cose per farlo smettere, invani.
La frontiera è stata poco impegnativa, qualche timbro e di nuovo a dormire.
A Kiev il fratello di Taras (un amico conosciuto a Tartu) è venuto a prendermi in stazione. Non è stato difficile riconoscerlo poichè identico al fratello. Dopo un’ora di spostamenti metro e a piedi arriviamo a casa. Finalmente una camera tutta per me con un letto matrimoniale.
Una coppia di amici che parlavano perfettamente inglese mi ha fatto da guida per un paio di giorni: lui con spiegazioni storiche, lei mostrandomi i bar più economici dove bere.
A Kiev però sono stata sfortunata sia coi giorni (domenica/lunedì/martedì) che per il tempo e per questo non ho un bellissimo ricordo.
Qui è pieno di persone che fanno le elemosina, i cani randagi sono ovunque, persino in metro e a Kiev ho respirato l’aria dell’est, molto più che a Mosca . Ho avuto modo di assistere alla benedizione di un BMW nuovo di palla da uno dei monaci di Lavra . La stazione metropolitana più profonda al mondo è qui, Arsenal’na, 105,5 metri.
La statua della madre patria mi ha fatto un certo effetto, è alta 102 metri compreso il basamento, e la zona in cui si trova ha un che di etereo.
viaggiare da soli in Europa del Est
A proposito di luoghi eterei, il Vystavka Dostizheniy Narodnogo Khozyaystva (VDNKh centro di espoizioni nazionali) di Kiev mi è piaciuto molto, molto più di quello di Mosca.
Mi sono rimessa in cammino, ho sentito il bisogno di andare avanti.
In treno per Lviv ci sono venditori di gioielli, militari e gente strana. Altri tre ragazzi dormono nel mio scomparto, sono gentili e mi hanno aiutato con le valige, nessuno parla inglese, ormai c’ho fatto l’abitudine.
Un’amica architetto mi ha ospitato a casa sua, anche qui ho avuto la possibilità di dormire in una camera singola.
Natalya abita un po’ fuori città, ma un autobus la collega al centro con facilità. Durante questo tragitto, il Maršrutkasi riempie di passeggeri e poichè quelli in fondo sono impossibilitati a pagare, passano i soldi in avanti. Il punto è che non sai mai se arrivano a destinazione perchè la maggior parte degli autisti non rilascia una ricevuta o un biglietto.
Lviv è molto bella, mi piace mi da senso di tranquillità e tutto è molto economico.
Ho visto la via che cambia nome ogni anno dopo il film festival e il palazzo col cruciverba più grande al mondo.
Nata mi ha regalato un libretto in ucraino scritto da due fratelli sui viaggi nei treni locali, mi piacerebbe riuscire a leggerlo un giorno, soprattutto perchè ho fatto un sogno su due fratelli ucraini poche sere prima.
15
Da Lviv ho iniziato a spostarmi in bus. In realtà avevo dei giorni in più e prima di andare a Varsavia volevo visitare Krakovia.È risultato impossibile comprare un biglietto da Lviv a Krakovia, sia in bus che in treno.
La frontiera è stata come al solito lunghetta, ci hanno fatto scendere e aprire i bagagli, c’era molto caldo.
Arrivata a Varsavia, Dominik, un amico che viveva a Tallinn, è venuto a prendermi.
Non voglio soffermarmi a parlare molto, la città in se non mi è particolarmente piaciuta e ho trovato la Polonia un po’ cara. Mi hanno pure dato una multa l’ultimo giorno perchè avevo il biglietto della metro sbagliato.
Sono riuscita a visitare Łódź, nulla di speciale, volevo visitare un museo che ovviamente ho trovato chiuso e Manufaktura, il secondo centro della città, ovvero un mega centro commerciale dove prima c’era una ex fabbrica tessile.
Scappata da Varsavia, ho iniziato la risalita verso i Paesi Baltici con Vilnius .

Ho fatto CouchSurfing da un ragazzo che non parlava inglese, ma in qualche modo siamo riusciti a capirci.

Avevo il mio materassino per terra e un tetto sopra la testa non potevo chiedere di più.
Vilnius mi è proprio piaciuta, l’atmosfera era molto positiva (FOTO16).
Ho pure visto degli uomini d’affari in pausa pranzo che si fumavano il narghilè davanti all’entrata degli uffici , mi ha fatto sorridere.
Una sera sono andata a un CouchSurfing meeting per la prima volta, senza il mio host, lui si vergognava. Ho conosciuto gente locale, pochi surfer e Jan, un ragazzo svizzero che parla anche italiano e che una settimana dopo ho ritrovato sul bus per Tartu.

A Kaunas ho avuto la fortuna di arrivare durante il festival Jazz, a quanto mi hanno detto l’evento più importante dell’anno.
Agnė l’ho conosciuta poco prima di partire per l’Estonia, era Erasmus a Verona. Mi ha ospitato a casa sua e portato a visitare la Fluxus Ministerija: situata dentro un ex fabbrica di scarpe è un edificio che funge da galleria, incubatore per artisti, da cinema, per installazioni e tanto altro ancora.
Da Kaunas era ora di tornare a Tartu, un po’ ne avevo voglia. Ho cambiato bus a Riga, dove il controllore mi ha allarmato prima di scendere alla stazione dicendomi che è pieno di gente che vuole rubarmi lo zaino e i miei effetti personali.
Sinceramente dopo aver girato tutto questo tempo da sola, e essendoci gia passata per Riga, non gli ho dato minimamente ascolto, ma ho apprezzato la premura.

4- Si parla poco dei popoli dell’est europa, 3 aggettivi per descriverli.

 Ospitali, Decisi, Orgogliosi.
vinlus

5- Come ti ha “temprato” questo viaggio?

Beh, prendere un treno per un tragitto più o meno lungo, non capendo nulla di quello che ti viene detto e di quello che accade attrono è una strana sensazione.
Posso dire di essere tornata a casa molto più flessibile di prima, pronta a qualsiasi tipo di situazione e di letto.
E con voglia di viaggiare da sola molto più di prima!

6- L’emozione più grande che hai provato?

Superare il confine da Narva a Ivangorod. Avevo visto il ponte che collega l’Europa alla Russia gia un paio di volte, mi ero sempre chiesta com’era al di là.
Quando mi sono ritrovata nella famosa Krasnaja ploščad’ ovvero la piazza rossa, un po’ mi sono sentita un tuffo al cuore: non mi sembrava vero di essere lì.
Devo dire che però anche il ritorno a casa (Tartu) mi ha dato una grande emozione, soprattutto perchè in bus ho incontrato amici che non vedevo da un mese.

7- Una cosa sulla quale prima nn avevi mai davvero riflettuto?

Continuare gli studi a Mosca?

16

8- Un momento difficile che hai dovuto superare.

In generale a Kiev non mi sono sentita a mio agio. Il primo giorno che ero lì sono dovuta tornare a casa da sola: era l’ultima stazione della metro, dovevo ricordarmi la strada per tornare, dovevo passare un campus universitario chiuso e un’area militare. Nulla mi ha fatto veramente paura, ma l’atmosfera diciamo non era proprio ospitale.
Ho provato la differenza tra l’essere ospitati da ragazze o da ragazzi.
Una cosa a cui ho avuto modo di riflettere è che quando si viaggia da soli alla fine non si è mai soli, c’è sempre qualcuno dietro l’angolo pronto a darti una mano.
Potrebbe interessarti anche

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *