Una città o l’altra. Viaggi in Europa

Una città o l’altra. Viaggi in Europa di Bill Bryson

Una città o l’altra. Viaggi in Europa

di Bill Bryson

edito da TEA

Volevo sentirmi confuso e affascinato, sperimentare l’infinita incantevole diversità di un continente dove può capitare di salire su un treno e di ritrovarsi un’ora dopo in un luogo i cui abitanti parlano una lingua diversa, mangiano cibi diversi, hanno orari di lavoro diversi, vivono vite che sono al contemplo tanto differenti e stranamente familiari. Volevo essere un turista.”

Ci sono scrittori che si divertono a sperimentare e cambiare stile in ogni libro che scrivono. Ne esistono altri, invece, che invece hanno trovato la formula magica e pubblicano seguendo sempre la stessa struttura.

Senza dubbio, sono molti di più quest’ultimi di quelli che vivono sperimentando continuamente. Bill Bryson, di cui ho già parlato in un paio d’occasioni, ha scovato nell’umorismo e in un certo tipo di viaggio i suoi cavalli di battaglia e ha deciso di non cambiarli per niente al mondo. Non so se questo vale per tutti i suoi libri, perché io finora ho letto solo quelli di viaggio, ma penso proprio di sì.

Una città o l’altra. Viaggi in EuropaQualche tempo fa, ho scritto un post su In un paese bruciato dal sole (2001) e uno su America Perduta

(2004), due libri che narrano le peripezie solitarie di Bill Bryson in Australia e negli Stati Uniti. Oggi parliamo

di “Una città e l’altra. Viaggiare in Europa” (2002), un altro road trip, questa volta alla scoperta dell’Europa.

Come nel caso del libro sugli USA, l’odissea del nostro scrittore nel vecchio continente si sviluppa in un doppio piano viaggio presente/viaggio passato. Infatti, Bryson conobbe diversi paesi europei quando durante l’estate del 1972 quando li visitò zaino in spalla, con il suo amico Katz. I ricordi di quella prima esperienza accompagnano Bryson nel suo girovagare presente e si mescolano con le nuove impressioni datate 1990. In questo modo si va sviluppando una specie di confronto tra l’Europa di allora, conosciuta con gli occhi di un ragazzo, e l’Europa odierna. Odierna per lo meno quando il libro uscì per la prima volta in inglese, perché la prima edizione italiana è del 2002 e a oggi sono già passati più di vent’anni anche da quel secondo viaggio. Ci ritroviamo noi lettori, quindi, a fare un confronto tra il continente che aveva appena visto la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Impero comunista con una situazione parecchio diversa. La guerra nei Balcani è iniziata e finita e la Jugoslavia non esiste più; l’Unione Europea sta come sta, alcune delle forze un tempo al potere sono ancora lì, altre, come l’Italia e la Spagna, hanno il viso marcato da una crisi che sembra non volere finire più. Come sempre, Bryson ci racconta la realtà dei posti che visita attraverso l’analisi dei loro abitanti, delle loro abitudini e delle loro contraddizioni. Tutto bellamente condito di un umorismo altamente contagioso.

Ad un certo punto di “Una città o l’altra “- passeggiando tra le strade del centro di Innsbruck – Bill Bryson scopre l’Europa che si era immaginato da piccolo. Quella delle strade ciottolate e l’atmosfera familiare.

Scopre quei luoghi così diversi dalla sua America. E di quei posti riesce a ritenere l’essenza e un’infinità di aneddoti che ci racconta in queste pagine. E Dopo tante ore di bus e un buon numero di birre, l’autore si ritrova, quasi sorpreso, ai limiti del continente. Dall’altra parte del ponte turco inizia l’Asia. Sarebbe così facile fermare un taxi e attraversare la lingua di cemento che unisce i due mondi. Ma per Bryson non è ancora arrivato il momento, ora tocca tornare a casa dalla moglie e i figli, visto che questi, e cito lo stesso autore, “hanno iniziato a chiamare papà qualsiasi uomo adulto incontrassero”…

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