Finestre di Manhattan di A.M.Molina

Finestre di Manhattan di A.M.Molina

FINESTRE DI MANHATTAN,

Antonio Munoz Molina , Mondadori, 17,50 euro, 300 pagine

Dim. Copertina: 147x 223mm

 

Finestre di Manhattan di A.M.Molina
Finestre di Manhattan di A.M.Molina #libriinviaggio

Il romanzo dello scrittore spagnolo Antonio Munoz Molina è una sorta di diario di viaggio, un cammino attraverso la grande mela percorso con la curiosità e lo sguardo stupito del viaggiatore e dell’europeo.

L’autore scrive del suo lungo soggiorno a New York in questo manoscritto che non ha trama, soltanto una valanga d’immagini che riempiono gli occhi, connesse a sensazioni; scrive di passeggiate durante le quali coglie spunti per riflessioni e digressioni, flashback autobiografici e piccoli saggi d’arte – con la vaga ossessione per Hopper. Un’analisi sociale della paura -in connessione con l’accaduto dell’undici settembre- che inquadra gli Usa come l’unico paese al mondo che prima di allora non era mai stato abituato alla dissolvenza del materiale; considerazioni topografiche, storiche, il vago accenno ad una storia d’amore cosmopolita tormentata dalla distanza e vissuta in camere d’albergo e locali jazz; la sindrome di accumulazione dei barboni paradossalmente adiacente ai lussi più sfrenati e una riflessione sulla Spagna paese perché “viaggiare serve soprattutto per imparare qualcosa sul paese che abbiamo lasciato”…

I personaggi che popolano questa storia aldilà ovviamente del possente ed onnipresente ego, sono vagabondi, consoli, immigrati spagnoli e stranieri di ogni dove, incontri furtivi, artisti e musicisti della Babele perfettamente delineata in questo libro il quale a volte diviene anche una sorta di antropologia della società complessa per antonomasia. Dopo tante finestre a Manhattan il viaggio si conclude su una finestra di Madrid.

La scrittura in prima persona di Molina è molto bella, alleggerita dall’assenza di pesanti intenti didascalici. Il testo è pura scrittura, puro virtuosismo letterario, come attestano queste trecento pagine prive di vicenda, che mantengono comunque il loro interesse. Molina è uno scrittore ecletticamente sapiente e profondo, e questo si evince dalle riflessioni che scaturiscono da qualsiasi pretesto. Un narratore onnisciente dalla scrittura ricca, variopinta, umana, baroccheggiante ma non pesante, soprattutto dalla scrittura ricca di immagini: il racconto di un undici settembre fatto di fotografie kitch, paradossali e contraddittorie sulle reazioni della gente tra odori di cenere bagnata e decomposizione, “una ragazza con i capelli arancione e il naso e le labbra trafitti da diversi tipi di anelli e borchie ha due bandiere ai lobi delle orecchie (…), bandiere sulle carrozzine dei neonati e sulle sedie a rotelle degli invalidi, legate ai collari dei cani, ai bastoni dei ciechi, sui cappelli dei cowboy e sulle visiere dei berretti da baseball (…), sulle bici degli ispanici che fanno consegne a domicilio e sulle funebri limousine dai vetri oscurati ”…

Una scrittura molto attenta al particolare, consapevole, che destreggia tutti gli aggettivi a disposizione, sa descrivere tutto e soffermarsi su particolari insignificanti come la pioggia per un’intera pagina senza divenire ripetitiva.

Finestre di Manhattan
Finestre di Manhattan

Arrivati a metà romanzo, tuttavia, la lettura comincia a divenire un po’ seccante e perde d’interesse, a causa della mancanza di una storia. A volte c’è un’eccessiva autoreferenzialità e abbiamo l’impressione che si voglia fare sfoggio di cultura, o un esercizio letterario con l’intento di voler scrivere tanto anche del nulla. Se fosse stato meno esteso il romanzo sarebbe stato più bello, il troppo in questo caso storpia davvero e tirandola per le lunghe l’autore ha danneggiato un pochino il suo lavoro.

Un libro che potrebbe piacere agli spagnoli, agli americani capaci di autocritica e soprattutto agli stranieri di tutto il mondo- “qui sono un signor nessuno e tuttavia sono più che mai me stesso, più che in qualunque altro luogo”-, agli amanti dei libri di viaggio, delle microstorie, delle immagini, dei particolari sottili. Un libro che potrebbe risultare una punizione per gli amanti delle storie avvincenti e per coloro che leggono soltanto se qualcuno li mette sulle spine fino alla conclusione, una condanna per coloro che odiano i saggi, per coloro che amano la scrittura semplice. Una reazione comune a tutti i lettori –soddisfatti o meno- sarà la voglia irrefrenabile di partire per andare a vedere questa contraddittoria e affascinante New York.

Recensione scritta da Elisa Finocchiaro http://elisafinocchiaro.blogspot.it/

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