Turismo Sostenibile o Vita Responsabile?

Il turismo sostenibile va di moda, sembra che se tu non lo faccia sei un killer della natura. Ma cosa vuol dire?

Sostenibile, o responsabile come dir si voglia, è tutto quello che protegge l’ambiente che scegliamo di visitare, quindi strutture che non distruggano l’ecosistema nel quale sono inserite, che abbiamo un sistema di differenziazione dei rifiuti, o sistemi ecologici di produrre energia elettrica. Non solo la natura è importante, ma anche il popolo, in molti paesi il turismo ha portato ricchezza, questo è un bene, ma bisogna pensare che non deve mai portare sfruttamento, quindi è un bene utilizzare servizi gestiti dalla gente del luogo, ma buttiamo un occhio sulle loro condizioni di lavoro!

turismo sostenibile

Faccio un esempio, un paio di anni fa ho fatto l’Inca Trail in Perù, la legge nazionale prevede che i portadores, ossia coloro che portano i tuoi bagagli e il campo tendato, possano trasportare un massimo di 20km a persona, che a quell’altitudine è davvero tanto. In passato molte agenzie, superavano questo limite caricando i poveri portadores con pesi massacranti, adesso ogni turista deve assicurarsi che questi limiti vengano rispettati e denunciare l’agenzia in caso contrario. Ovviamente ci sono mille altri casi nel mondo in cui le persone, gli animali e l’ambiente vengono maltrattati solo per favorire il turismo.

Ma perchè vi sto dicendo tutto ciò?

Non sono un’ambientalista, ne una seguace del turismo sostenibile, ma mi sono resa conto che

viaggiando si acquisisce più consapevolezza della natura e dell’inquinamento.

Dal cognitivo al reale: tutti sappiamo che il nostro mondo è inquinato, che siamo pieni di plastica, leggiamo ovunque previsioni apocalittiche sul futuro dei nostri nipoti. Ma avete mai toccato con mano cosa significa? Io vivo in Italia, come la maggior parte di voi, in una città molto grande, d’estate lascio le finestre aperte e devo spazzare ogni giorno per la sporcizia che entra dalle finestre, quando vado al mare trovo sempre oggetti plasticosi galleggiare o a volte l’acqua piena di bolle bianche. Credo che tutti siamo “abituati”, purtroppo, a questo scenario e che non ci colpisca poi più di tanto.

Vi posso chiedere come è il vostro immaginario di un isolotto dei tropici? Il mio è sabbia bianca, foresta con fonti d’acqua e palme, fiori, acqua cristallina e pesci tropicali. Purtroppo viaggiando tanto ci si rende conto che quello è solo un immaginario.

Ora sono in Asia, l’Asia è famosa per il riso (fra un po’ divento un chicco pure io), una delle cose più spettacolari da vedere sono le risaie a terrazza. Immaginate una foresta tropicale, con palme alberi altissimi e nel mezzo dei terrazzamenti pieni d’acqua con dei sottili steli verdi…stupendo! Mentre vi avvicinate alle risaie, iniziate a parlare con i locali, se vi capiscono, o con degli stranieri che hanno scelto di fare volontariato ed aiutare la gente del posto, sembra un mondo così bucolico,e invece? Invece vi dicono che il loro raccolto è devastato dalle buste di plastica che tutto questo allagamento delle terre porta con se anche le buste che i fiumi racimolano lungo il cammino. Insomma tu sei in Vietnam, pensi solo alla natura e al sole e capisci che più che riso organico, si mangia riso e sacchetti.

sacchetti-plastica

Vi faccio un altro esempio, che mi è capitato la settimana scorsa, ero a Gili Air in Indonesia a prendere il mio brevetto di immersioni, per quanto io ami nuotare e abbia fatto snorkeling in posti meravigliosi non avevo mai fatto diving fino ad ora. le isole Gili sono uno dei posti migliori per iniziare in Indonesia, tre piccoli isolotti tra Bali e Lombok, solo sabbia bianca e bungalow, mai nuvole, i pesci si concentrano perché è più facile procacciare cibo, l’acqua è cristallina, ottima visibilità e poche correnti.

Mi immergo, gorgonie stupende, tartarughe, pesci di mille colori, poi inizio a vedere dei piccoli cilindri bianchi ricoperti di sabbia, come se fossero delle dita mozzate, centinaia, a perdita d’occhio. Cambio zona per fare diving e vedo quelli che di solito si chiamano coralli lattuga ossia delle specie di alberi di corallo che a volte raggiungono anche il metro di larghezza, alcuni erano vivi, si muovevano con le correnti e migliaia di pesciolini sguazzavano tra i suoi rami, altri, la maggior parte, erano bianchi rigidi e morti.

Quando sono risalita sulla mia barca ho chiesto al mio istruttore come mai ci fossero tutti questi coralli morti, mi aspettavo una risposta tipo: el niño, o lo tsunami, invece no, mi ha detto che sono i pescatori che hanno distrutto tutto con la pesca aggressiva e il riscaldamento dell’acqua!

In poche parole uno fa 30h di volo per andare in un posto incontaminato e poi scopre che stiamo messi così male che abbiamo contaminato proprio tutto! Lo so nn ho fatto la scoperta dell’America, ma capire e sapere sono due concetti molto diversi. Quello che posso dire che il viaggio può essere  un modo per prendere coscienza di quello che noi umani stiamo facendo, di quanto tutto stia morendo così in fretta e sotto i nostri occhi! Come si ferma? non lo so, però credo che sia arrivato il momento che ognuno faccia una piccola azione, anche se fosse solo di denuncia!

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