Si può viaggiare pedalando in tandem?

Questo sito parla di viaggi in solitaria, ma c’è una cosa che ho visto a Torino, che mi ha particolarmente colpito, e mentre correvo, la mia mente ha deciso di iniziare a far viaggiare i pensieri, così ho deciso di scriverci un post.

Sapete andare in tandem? Ci siete mai andati?

viaggiare in tandem

L’immagine che ho sempre avuto è un tandem bianco con un cestino sul davanti e due persone un po’ hippy che pedalano vicino al mare, magari in Costa Azzurra, poi mi sono trovata a fare una pedalata domenicale verso il Palazzo Stupinigi a Torino e una delle guide del Royal e-Bike Tour era in tandem, in mountain bike tandem.

Non l’avevo mai visto, così ho iniziato ad osservarli, erano una coppia ovviamente, lei montava dietro, lui guidava, da quello che dicevano gli altri lui è un campione, ha vinto moltissime competizioni internazionali.

La difficoltà del tandem, si sa è pedalare all’unisono, finchè sei in piano con una bici da passeggio va bene, ma quando monti una mountain bike la cosa si fa più complicata.

Di solito in mountain bike ognuno mette se stesso alla prova, fa lavorare i propri muscoli al massimo, cerca l’energia e il ritmo giusto per le salite ripide, la velocità giusta per le discese sterrate, ma quando sei in due come fai?

Non si tratta solo di pedalare con lo stesso ritmo, si tratta di sentire le emozioni dell’altro e modulare le proprie.

Bisogna avere una sola visione e 4 gambe, mica facile. Se uno dei due, anche solo per un secondo, si concentra solo su se stesso si cade rovinosamente. Immaginate cosa deve voler significare, sintonizzarsi sulla stanchezza del compagno, sulla paura prima di affrontare un percorso difficile, se non si rispetta e si sa interpretare può essere molto pericoloso.viaggiare in tandem

Ho passato decine di km ad osservare le guide in tandem, c’era una sincronia ipnotica, non parlavano mai tra di loro eppure già sapevano l’un l’altro quando avrebbero fatto una deviazione, una salita in più o una semplice pausa.

Anni fa, quando sono diventata Master Pratictioner in Programmazione Neuro Linguistica, studiavamo con particolare insistenza il “Rapport” la capacità di entrare in sintonia con l’altro e guidarlo nella vostra direzione.

Ovviamente è una tecnica a più dimensioni, non troppo facile, più che guidare la vera difficoltà sta nel sintonizzarsi, e la parte più difficile è il sintonizzare il proprio respiro. Esatto, se respiri allo stesso ritmo del tuo interlocutore arriva un messaggio sottocorticale che lo fa rilassare, si usa nella comunicazione, nella negoziazione, nel coaching, con i bambini piccoli e nel sesso. Essere in sintonia con il proprio partner sembra decisamente scontato, ma siamo sicuri che tutte le coppie respirano all’unisono come ci ha illuso la letteratura romantica?

[so di fare una digressione] Avete mai provato a sincronizzare il vostro respiro con quello del partner mentre fate sesso? Non è così difficile come può sembrare, ma se ci riuscite i risultati potranno sorprendervi, forse è uno degli elementi che differenzia il “fare l’amore” con il “fare sesso”.

Tornando al tandem, non riesco a smettere di pensare a quanto questo esercizio ti possa dare più delle gambe toniche. Credo che nella vita, almeno per me, la cosa più difficile sia condividere la nostra parte emotiva, svelarci, scoprirci pensando che l’altra persona non ci faccia del male. In uno sport come questo, scoprire i propri punti di forza e di debolezza, non ti assicura solamente che l’altra persona non ti farà del male, ma salvaguarda anche te dalle cadute. Chissà se poi chi riesce ad avere un’intesa così unica e preziosa nello sport, riesce a mantenerla anche nella vita quotidiana. L’essere umano a volte è fatto a compartimenti stagni, non comprende fino in fondo la “traslazione” dei comportamenti, perchè legati a copioni o schemi tramandati dalla famiglia o dalla società.

Forse sono andata troppo in là con i miei pensieri, ma mi piace sempre quando qualcuno mi fa riflettere su cose più grandi di me!

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