Ciao, sono Michele, genovese, ma milanese d’adozione e a 36 anni ho lasciato tutto alle spalle, matrimonio compreso, per viaggiare nel mondo alla ricerca di me stesso e di una vita che mi desse più soddisfazioni.

Mi sono quasi subito imbattuto nel mondo dello Yoga e della spiritualità, che mi hanno completamente cambiato il modo di vedere me stesso e quello che mi circonda e da allora racconto le mie avventure nel mio blog “Karma e colori” e social  Facebook: www.facebook.com/karmaecolori Youtube: https://www.youtube.com/c/Karmaecoloriblog

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1. Ti ricordi il momento in cui hai deciso di lasciare la tua vecchia vita e cambiare?

Stanco del “Sistema Italia”, per oltre un decennio avevo pensato di trasferirmi nei Paesi Bassi con quella che allora era mia moglie e di cercare quindi lo stesso lavoro di una vita, l’informatico.
Arrivavano periodi in cui prendevo coraggio, iniziavo a raccogliere informazioni e a preparare la partenza. Guardavo i siti olandesi per trovar casa, inviavo curriculum.
Poi, all’improvviso, il copione si ripeteva: venivo inondato da mille paure e altrettante domande senza risposta e i miei progetti finivano come un buco nell’acqua.
Mi convincevo che stavo bene dov’ero, che non c’era motivo di infilarmi in un’avventura senza certezze, che avevo già tutto ciò che potessi desiderare.
Ed effettivamente così poteva apparire: casa, lavoro prestigioso, una bella moglie, soldi da parte.
Ma non ero felice, la vita non poteva essere solo quello: sentivo di volere di più!
Poi, a Settembre 2013, tutto è cambiato: un’auto a noleggio, un viaggio on the road di migliaia di miglia nel sudovest degli Stati Uniti, pochi vestiti in valigia.
Tutto improvvisamente è passato in secondo piano: noi due soli al cospetto della potenza della natura, non avevamo bisogno di nulla, ci sentivamo vivi come mai prima.
Poi il ritorno a Malpensa, una giornata grigia, umida e nebbiosa e io che ho giurato che non avrei mai più vissuto una simile sensazione di tristezza: la nostra vita sarebbe cambiata per sempre!
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2. Avevi programmato il giro del mondo con tua moglie poi lei si è tirata indietro cosa ti ha fatto non cambiare idea?

In realtà il progetto non era di fare il giro del mondo, ma appunto di trasferirci in Olanda. Poi un bel giorno mia moglie mi dice: “ma se tra l’Italia e l’Olanda ci infilassimo un viaggio di sei mesi? quando mai ci ricapiterà un’occasione così?”.
Io non ci penso due volte. I sei mesi diventano quindi un anno. Un anno diventa un viaggio a tempo indeterminato col desiderio di scoprire il nostro posto nel mondo: ci saremmo fermati laddove ci fossimo sentiti a casa.
Poi poco prima della partenza lei si è improvvisamente tirata indietro e in tre settimane se n’è andata di casa.
Tutte le mie certezze svanite, i miei progetti distrutti, il mio mondo disintegrato.
Avevo passato gli ultimi due anni a preparare quel viaggio, l’avevo sognato giorno e notte, mille volte mi ero immaginato a vagare in un mercato di strada in Thailandia o a far trekking in Patagonia.
Nulla al mondo mi avrebbe fatto cambiare idea! Se il destino aveva deciso così, c’era un motivo.
E così mi sono scrollato di dosso la macerie, ho riorganizzato tutto e sono partito.

3. È vero che viaggiare da soli cura le ferite amorose?

Si e no.
Viaggiare da soli insegna a stare con se stessi, a non dipendere dalla presenza e dal giudizio degli altri, ad ascoltare cosa il nostro cuore ci dice, ad amarci così come siamo e a porre per primi i nostri bisogni.
Non è questione di essere egoisti: se non amiamo prima noi stessi, non potremo mai amare gli altri.
Viaggiare da soli insegna a riconoscere i propri schemi mentali, accettarli, fare in modo che non ci condizionino più e non ci creino più dolore.
La conseguenza di tutto ciò? Le ferite amorose guariscono da sole per il semplice motivo che si prende consapevolezza di una realtà più ampia ed entusiasmante rispetto a quella del proprio ego ferito.
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4. Come cambiano le prospettive viaggiando?

Come spiegarlo in parole semplici? È come se avessi preso il mio cervello, infilato nella lavatrice e azionato la centrifuga: i miei obiettivi della vecchia vita cancellati, le paure e i condizionamenti scomparsi, un universo di nuove possibilità comparso di fronte ai miei occhi.
Siamo abituati a vivere considerando il nostro piccolo spazio vitale di abitudini e relazioni come se fosse effettivamente rappresentativo di tutto il mondo. E in questo ci chiudiamo, costruendoci intorno un recinto di paure e pregiudizi che ci da l’illusione di proteggerci, ma che in realtà ci tiene imprigionati.
Viaggiando si conosce il mondo, si capisce che la nostra non è l’unica realtà e, anzi, si impara a vederla da fuori e a dare il giusto peso agli eventi, a cercare la felicità nelle cose semplici e dentro di noi.
Per quanto mi riguarda, mi sono accorto di aver vissuto una vita “castrata”, soffocando fino a quel momento il mio vero io e il suo incredibile potenziale.

5. Quali erano i tuoi valori 10 anni fa e quali ora?

I miei valori erano quelli tipici della società occidentale: compra una casa, trova un lavoro ben pagato, fai gonfiare il conto in banca, consuma ben oltre quello che necessiti e sfoga tutte le tue energie in quelle 2-3 settimane di ferie comandate.
Quali sono adesso?
Decrescita, ovvero vivere con meno e in modo più semplice, riscoprendo le vere gioie della vita: la felicità non è una vacanza in un albergo di lusso, l’ultimo gadget tecnologico o un auto sportiva, ma osservare le onde del mare, un picnic con le persone che amo, un tramonto mentre ascolto le parole di un amico.
Vivere a pieno il momento presente: non nei ricordi del passato che oramai non è più, né nel futuro non è che una proiezione della nostra mente verso qualcosa che probabilmente non si realizzerà e che ci fa vivere il presente in una sorta di purgatorio, aspettando di raggiungere qualcosa di effimero che finalmente darà una svolta alla nostra vita (l’aumento di stipendio, un’auto nuova, una relazione con la persona dei nostri sogni).
Minimalismo, ovvero ridurre oggetti, relazioni, impegni, eliminando tutto ciò che è superfluo e non porta positività e valore aggiunto nella mia vita.
Spiritualità, ovvero la ricerca di me stesso, delle mie potenzialità, dello scopo della mia vita e l’accettazione di me come parte integrante di questo universo, cercando ogni giorno di migliorarmi, ma non di cambiarmi, perché già ho dentro tutto ciò che mi serve per essere felice.
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6. Da cosa ti lasci trasportare in questo viaggio?

Dalle emozioni che mi trasmettono i luoghi che visito e l’energia delle persone che incontro.
Cerco di non fare piani. Non serve. Piuttosto lascio fluire gli eventi, seguo ciò che mi dice il cuore.
Se un posto mi attira, sia un tempio o un sentiero nel bosco, mi dirigo in quella direzione.
Se qualcuno mi propone una nuova avventura, difficilmente dico di no.
Ogni giorno c’è qualcosa da scoprire, nuove esperienze da vivere.

7. Quanto è importante lo yoga e la meditazione nel processo di benessere?

Sono fondamentali. Pur definendomi ancora un principiante, grazie allo Yoga ho avuto modo di scoprire una forte consapevolezza e di stabilire un contatto profondo con me stesso.
Tramite questo e la meditazione mi è possibile calmare la mente raggiungendo uno stato di rilassamento e lucidità prima a me sconosciuto, che ovviamente mi permette di prendere decisioni migliori ed essere più soddisfatto, pieno di energia e quindi felice.
Fondamentale per me è la parte teorica dello Yoga, il cosiddetto “Yoga fuori dal materassino”, una serie di precetti di vita come ad esempio compassione, sincerità e distacco (dal possedere, dalla gelosia, dal giudicare).
Una sorta di stile di vita “yogico”, troppo spesso completamente assente dall’insegnamento di questa scienza in Occidente, dove viene ridotto a mera ginnastica.
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8. Capita anche a te di trovare luoghi in cui ti senti in armonia? Secondo te da cosa dipende?

Certamente. Sarei un ipocrita se dicessi che ho amato tutti i luoghi che ho visitato. Alcuni, pur oggettivamente affascinanti, non erano in sintonia con la mia energia e con ciò che stavo cercando in quel momento, come ad esempio il Laos.
Penso dipenda appunto dalla legge della risonanza: le onde energetiche di un luogo vibrano sulla stessa frequenza delle mie. Mi è successo con Ubud a Bali e Koh Phangan in Thailandia: amore a prima vista, profondo e incondizionato.
È come se avessi chiuso gli occhi, immaginato il luogo dei miei sogni modellato sui miei desideri e poi, riaprendoli, me lo fossi improvvisamente trovato davanti.

9. Come mai sei diventato vegano? Come riesci a mantenerlo nel viaggio?

La mia ex-moglie aveva visto su Youtube un video sulle condizioni dei maiali negli allevamenti italiani: qualcosa di sconcertante, da far venire le lacrime agli occhi o l’impulso di stopparlo per l’orrore.
E così, dalla sera alla mattina è diventata vegana.
Ha quindi provato a convincere anche me, ma all’inizio non ne volevo assolutamente sapere. Non perché non riconoscessi lo strazio di quei poveri animali, ma per un perverso meccanismo mentale che, per difendere i propri vizi e vantaggi, nega anche la verità più ovvia.
Poi, attratto dalla possibilità di migliorare la mia salute, ho man mano ridotto i prodotti animali fino ad eliminarli completamente.
Ora, indipendentemente dal mio perfetto stato di salute come mai prima, so che non potrebbe essere altrimenti: mi sento in perfetto contatto con la bellezza della natura che mi circonda, con gli altri esseri viventi, col mio corpo. Mi pento per la miopia che ho avuto per un vita prima di fare questa scelta.
E in viaggio? In tutta sincerità essere vegano al 100% non è semplice e a volte mi è capitato di mangiare piatti contenenti uova e latticini, ma cerco comunque di ridurre al minimo.
In Asia è sicuramente molto più semplice: i menù hanno spesso una sezione veg, i latticini non fanno parte della cultura alimentare e preparati come tofu e tempeh sono di uso comune. In Messico adoravo i tacos con nopales (striscioline di cactus grigliato), in Turchia i Meza e quando ho nostalgia dell’Italia, mi basta ordinare una pizza Margherita senza formaggio e riempita di verdure.
Ora poi sono in India, dove c’è un’altissima percentuale di vegetariani e i menù, che da altre parti hanno a volte la sezione “veg”, qui hanno la sezione “non-veg”. Un paradiso!

10. Vorrai tornare o trovare il modo di lavorare in viaggio?

Personalmente considero il viaggio non come un fine, ma come un mezzo estremamente efficace per avvicinarmi agli insegnamenti di cui necessito in questa fase della mia vita, siano esperienze, luoghi o persone che mi devono dare un messaggio.
Ancora non ho pensato ad un modo di lavorare in viaggio che mi permetta di avere una fonte di reddito: scrivo il mio blog per passione, ma non escludo che un domani potrebbe diventare anche un lavoro, uno dei tanti che potrei fare (meglio avere più fonti di guadagno diversificate nel caso una smetta di funzionare). Sicuramente sento che il mio passato da informatico mi sarà utile.
Non vedo sicuramente il mio futuro come perenne nomade: prima o poi vorrò fermarmi nel luogo che sentirò più in sintonia col mio modo di essere, dovunque si trovi nel mondo, e costruire lì la mia vita.
Tornerò in Italia, in Europa o nella società occidentale? Ora come ora non penso. Se dovessi decidere su due piedi dove vivere in base alle esperienze fatte finora, direi in Thailandia o a Bali, ma ho imparato a non fare progetti in questo momento in cui sono ancora in fase di ricerca.

A Febbraio vieni in Sudafrica con me!

Dal 2 al 11 Febbraio vivremo un’esperienza unica disegnata sulla base della mia conoscenza del luogo che ci porterà da Cape Town alla Garden Route alternando natura al volontariato

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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