Lasciare il lavoro e fare il giro del mondo in moto a 47 anni

Partire, lasciare la propria zona “comfort” e rimettersi in discussione a 47 anni dopo una vita trascorsa a lavorare come responsabile vendite in diverse Aziende multinazionali.

E’ questo ciò che è successo il 22 Marzo 2014, quando dalla gremita piazza San Secondo di una Asti vestita a festa, sono partito a bordo della mia moto alla conquista del mondo!

Un “Vagabondo per il mondo” , un cavaliere moderno che utilizza una sessantina di cavalli vapore anziché un quadrupede in carne ed ossa, un “viaggiatore motorizzato” che ha deciso di scoprire il mondo. Io però preferisco definirmi un semplice uomo che si è messo per l’ennesima volta in discussione, un’anima alla ricerca della sua vera essenza che, attraverso un viaggio della durata di tre anni, tenta disperatamente di “trovare la via”, quella giusta, quella che non trovi sul GPS perché “quelle” mappe non le hanno ancora fatte e mai le faranno purtroppo!

Spiritualità ed avventura quindi o meglio arrivare ad una consapevolezza spirituale più evoluta attraverso una scelta forte, decisa, che comincia con il dimettersi da un impiego ben remunerato e di prestigio per intraprendere un’avventura di più di 1.000 giorni, 120.000 km attraverso 70 Nazioni distribuite nei 5 Continenti.

 

vagabondo per il mondo

La scelta non è facile, specialmente se consideriamo il momento economico che stiamo attraversando. Lasciare quella zona comfort di cui parlavo all’inizio vuol dire affrontare i fantasmi di mille paure che ti riportano inesorabilmente ad un’unica domanda: ”e dopo? Che cavolo farò?”. Ti vedi pagare in prima persona lo scotto di una scelta forte quanto azzardata che non lascia scampo e che ti porta a pensare le cose più assurde fino al vederti dormire sotto un ponte mangiando nelle mense della Caritas (ndr: queste cose le ho pensate veramente anche se per pochissimo!). I giochini della mente sono veramente potenti!

L’idea del viaggio è iniziata in cuor mio durante un viaggio zaino in spalla in Patagonia una decina di anni fa. Uscii da un ostello è vidi una Dominator carica all’inverosimile di un Francese e ricordo che gli chiesi se stava girando il Sud America. Lui mi rispose che stava facendo il giro del mondo ed io pensai : “un giorno lo farò anche io!”.

Succede spesso nella vita. Hai un’idea o vedi qualcosa che ti piace ed in cuor tuo dici :” un giorno…!”. Metti da parte il sogno, ripeti a te stesso che “tu non te lo puoi permettere”, trovi tutte le scuse possibili ed immaginabili per farlo tacere, ma lui è già diventato parte di te e, come un tarlo, lavora dall’interno e ti riporta spesso a pensare a “quel giorno”. Poi succede qualcosa nella tua quotidianità e tutto cambia. Il sogno non è più “un sogno”, ma diventa un progetto. Spendi i tuoi giorni, le tue notti a lavorarci sopra e lo fai diventare realtà. Cartine appese ai muri, Google Maps sempre aperto, cerchi il tragitto migliore in base alle stagioni, alle epidemie, alle varie guerre sparse per il globo, calcoli i km ed i tempi indicativi di percorrenza. Ti informi su internet sulle cose da vedere in questo o quel paese, verifichi le vaccinazioni necessarie, la patente di guida richiesta, se è necessario o meno il visto ed il Carnet de Passage. Una mole enorme di lavoro che lascia comunque spazio all’improvvisazione. Non puoi (e non vuoi!) prevedere tutto! Molto rimane “aperto” e lasciato “al caso”, che peraltro ho scoperto non esistere, il “caso” appunto.

lasciare il lavoro

I punti più critici da rispettare sono quelli legati alle stagioni. Non puoi infatti pensare di arrivare a Ushuaia in Terra del Fuoco in Agosto così com’è impensabile affrontare Alaska e Canada in Dicembre o Gennaio ed in base a questo semplice, ma importante concetto, sviluppi l’itinerario.

Poi la moto. Cosa usare? Una moto moderna, performante , comoda e sicura oppure orientarsi su un mezzo di vecchia generazione, senza ausilio alcuno di elettronica, con prestazioni più modeste e sicuramente più scomoda? La scelta non è facile, ma non avendo ottenuto il supporto di alcun produttore, ho preferito optare per una Honda Africa Twin del 1997. Una 750cm3 con pochi cavalli, ma ben distribuiti soprattutto ai bassi e, cosa fondamentale, con poca, pochissima elettronica.

Quindi ricapitolando, abbiamo la moto, il tragitto, la voglia di scoprire il mondo. Cosa manca? Beh, due cose importantissime per non dire fondamentali: un obiettivo che non trasformi questo sogno in una vacanza di tre anni ed i partners che mi sostengano economicamente e tecnicamente.

Partiamo dall’obiettivo. Mi è sempre stato insegnato che ogni progetto per poter avere successo, deve avere degli obiettivi che siano chiari, raggiungibili e soprattutto misurabili. E mai come in questo caso, questo trova riscontro nella realtà.

 

Ebbene, obiettivi emozionali a parte peraltro non misurabili pur essendo chiari dentro di me, quello pratico, concreto, misurabile e soprattutto serio, prende il nome di “Albergo Etico”.

L’associazione Albergo Etico (www.albergoetico.it) con sede ad Asti, propone l’evoluzione delle persone con disabilità attraverso il mestiere dell’albergazione e della ristorazione. L’obiettivo in tal senso è quello di costruire un vero e proprio albergo che possa essere una grande casa dove le persone con sindrome di Down possano lavorare in modo visibile alla società, raggiungendo una vera e propria autonomia “casalinga”.

Vengo immediatamente folgorato dalla spontaneità di queste persone e mi innamoro del progetto. Il “Vagabondo per il mondo” sarà il pellegrino che girerà il mondo parlando di Sindrome di Down ed avrà il compito di reperire fondi per la realizzazione dell’albergo.

giro del mondo in moto

Con questo obiettivo così nobile, serio e concreto, riesco a reperire i partners tecnici che mi forniscono tutto il materiale per affrontare il viaggio, dall’abbigliamento al bagaglio, all’attrezzatura tecnica, a quella elettronica. Rimane l’ostacolo più difficile: reperire i fondi necessari ad affrontare il mondo. Contatto diverse Aziende Piemontesi e ricevo la solita risposta “Bello! Ci piace moltissimo il suo progetto e siamo sicuri che è una cosa molto seria, ma sa…la crisi!”

Non mi arrendo. Provo ancora, non mollo…..e dopo innumerevoli tentativi ci siamo! Solo un’Azienda seria e sensibile ai problemi sociali come la Lavazza SpA di Torino poteva comprendere il vero valore del mio progetto. Decide di appoggiarmi per tutta la durata del progetto. Per loro testerò l’efficacia di un prodotto estremamente interessante, la ESPRESSGO. Questa vera e propria macchina per caffè espresso portatile che funziona a 12Volt, mi permetterà di preparare il caffè quando e soprattutto dove voglio! Un piccolo lusso per un viaggio decisamente spartano.

Ci siamo! C’è tutto! Non mi resta che …..licenziarmi e partire!

La data prevista è durante il week end del 21 Marzo, giornata mondiale della Sindrome di Down. In un clima decisamente autunnale, la pioggia ci risparmia e ci permette di riempire la bellissima piazza centrale di Asti per una cerimonia ricca di emozioni ed eventi.

Rimarrò ancora due mesi in Italia a causa di ritardi burocratici vari ed incontri con autorità nella Capitale.

Poche settimane prima della partenza effettiva, vengo inoltre contattato dalla casa Salesiana di Valsalice in Torino che mi propone di portare un messaggio a tutte le missioni sparse per il mondo che incontrerò sul mio cammino, messaggio commemorativo legato ai festeggiamenti del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco. Questo mi permetterà di ricevere accoglienza i tutti i continenti e di incontrare migliaia di studenti di tutto il mondo.

Fino all’ultimo spero che il conflitto bellico in Libia si risolva o si attenui almeno il tempo necessario per attraversare il paese proveniendo dalla Tunisia per poi proseguire in Egitto e Sudan, ma purtroppo ciò non succede.

giro del mondo per la sindrome di down

Decido quindi di saltare a piè pari la prima parte e di cominciare l’Africa dall’Etiopia, questo grazie anche ad un accordo con la Ethiopian Airlines che decide di supportare il mio progetto, concedendomi tariffe decisamente vantaggiose.

Il volo delle ore 00,01 del 21 Maggio da Roma ad Addis Abeba decreta l’inizio ufficiale del viaggio! La moto ed i bagagli viaggiano con me in stiva, cosa alquanto rara quanto interessante.

Dopo “solo” 7 ore di pratiche burocratiche, fotocopie (centinaia!) e circa 70€ di spese varie, verso le ore 16 dello stesso giorno riesco ad uscire dalla dogana dell’aeroporto di Addis Abeba con moto e bagagli e tanta, tanta stanchezza addosso, ma con una grande carica emotiva. Finalmente il viaggio è cominciato!

Sono passati ormai 7 mesi da quel 21 Maggio e molte cose sono accadute. Ho percorso 17,000 km in terra d’Africa, attraversando Etiopia, Kenia, Tanzania, Malawi, Zambia, Namibia e Sud Africa.

Ho visitato ben 21 case missionarie salesiane, incontrando e parlando del mio viaggio e di Don Bosco a migliaia di studenti di ogni ceto sociale; ho incontrato personalmente a Johannesburg la presidentessa della Down Syndrome International, organismo internazionale che racchiude sotto le sue ali centinaia di associazioni in tutto il mondo che si occupano di sindrome di Down; ho visitato immense piantagioni di caffè in Etiopia e Tanzania incontrando direttamente i produttori e carpendo tutti i segreti di questa preziosa bacca vermiglia.

Il viaggio ha purtroppo subito uno stop all’inizio di Dicembre a causa di un lutto che ha colpito la mia famiglia, con conseguente rientro forzato in Italia. Sono tornato in Brasile il 14 Gennaio per ricominciare da Brasilia dove avevo interrotto. Proseguirò per l’Argentina, giù fino all’estremo Sud del mondo, in Ushuaia dove dovrei arrivare verso la fine di Febbraio per poi ricominciare a salire dal lato opposto del continente Sud Americano attraverso Cile, Bolivia, Perù, Equador e Colombia.

Dopo aver attraversato tutto il Centro America, sarà la volta degli Stati Uniti e del Canada. L’obiettivo è quello di terminare con il continente Americano verso la fine del 2015….ma il viaggio continuerà in Australia e Sud Est Asiatico!

Ovunque continuerò ad incontrare i rappresentanti della nostra bell’Italia, Consoli, Ambasciatori e rappresentanti delle Camere di Commercio nei vari paesi. Ovunque continuerò ad incontrare associazioni di persone Down. Ovunque continuerò nella spasmodica ricerca del denaro necessario a costruire l’Albergo Etico ad Asti per far si che la speranza di centinaia di persone con sindrome di Down possa finalmente concretizzarsi in una realtà, tutta Italiana, che li renda finalmente liberi dai pregiudizi e dalle discriminazioni sociali!

Ovunque continuerò a sognare e a vivere!!!

Continuate a seguire questa splendida avventura sul mio sito www.vagabondoperilmondo.com e su facebook sulle pagine “Vagabondo per il mondo

Buona vita a tutti!

Mauro Dagna

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