Trasforma il viaggio in un'esperienza di crescita.Come Viaggiare da Soli: Manuale di Travel Coaching

Domenica ho fatto una cosa “strana”, una di quelle cose che quando il mio amico Ernesto me l’ha detto ho risposto subito “fichissimo vengo sicuro!”

Sono andata ad una festa al buio! Calma, calma ho detto al buio non in una dark room.

Facciamo un passo indietro, per chi mi segue da anni sa che io sono una “fan” del progetto Together un Cross Inspiratonal Place che è a Trastevere. Ho sostenuto talmente tanto questa idea negli anni che alla fine i suoi inventori sono diventati miei gradi amici, ed Ernesto (la mete e le mani) è anche il bravissimo grafico he ha fatto la copertina del mio libro!

Quindi Ernesto decide di fare una festa al buio, 45 persone nel soggiorno del Together in assenza di luce, tappando ogni spiraglio di fotone e mettendo una telecamera a infrarossi. L’idea era quella di non far incontrare le persone prima di entrare al buio e di non farle riconoscere con il loro vero nome, ma con un nome di fantasia, diciamo pure un nome un po’ offensivo che in alcuni casi, rispecchiava o prendeva in giro alcuni tratti della persona in altri era solo lì per caso. Indovinate come mi hanno chiamato??? “Belli Capelli!” Diciamo che era alquanto in linea con me e soprattutto mi provocava una sorta di turbinio alle viscere. Sai quante volte mi hanno chiamato così per strada e la cosa non mi ha esattamente lusingato.

Uno due e tre, tutti al buio…Cosa fanno 45 persone al buio che non si conoscono?

Si toccano e poi si parlano.

Ecco cosa ho notato restando 50 minuti al buio con degli sconosciuti:

1.Le persone cambiavano tono di voce

Ovviamente togliendo un senso gli altri si amplificano, ma oltre all’elemento “casino/rumore” molti di noi hanno iniziato a parlare con un tono di voce diverso, più acuto, me per prima. Mentre ero nella folla ho incontrato un mio amico e ho visto che lui stentava a riconoscermi, poi ad un certo punto mi ha detto “ma stai facendo una voce diversa, questo non è il tuo tono” In effetti è vero, me ne sono accorta solo quando lui me lo ha fatto notare.

2. Si cercava il contatto mentre si parlava

Di solito quando parliamo con qualcuno usiamo la prossemica e il linguaggio non verbale, ma se si è al buio come si fa?? Ci si tocca. Per capire dove sia esattamente una persona quando non la vedi devi almeno toccarle la mano o un braccio, per essere certi che non vada via, che capisca dove tu sia e per mantenere l’energia. Certo non tutti accarezzano le mani allo stesso modo, nella mia esperienza di 50 minuti c’era sicuramente chi le accarezzava per indicare la propria collocazione spazio temporale e chi invece lo faceva come se fossimo al cinema a 15 anni.

3. Le domande che non ti farei

Alcune delle persone che ho incontrato mantenevano lo stesso tipo di interazione che avrebbero avuto se ci fosse stata la luce accesa. “Tu che fai nella vita? Io mi occupo di PR” il che era alquanto distonico rispetto al contesto. Altre persone, invece, hanno iniziato a sfruttare l’assenza di sguardi. Ha iniziato un ragazzo, mi ha detto “visto che non ci vediamo posso chiederti cose che non ti chiederei se ci fosse la luce?” ecco come andava interpretato! Questo forse era quello che cercavo, un approccio diverso. Così la domanda è stata “ma tu sei felice?” sembra banale, ma quante volte diciamo la verità guardando una persona negli occhi? Così ho cercato di usare questo tipo d’approccio con le persone che ho incontrato dopo. Chiedere di più.

4. Giocare con il proibito

Se nessuno ti vede sei portato ad osare, a dare di più. In diversi hanno fatto boccacce alla telecamera si sono spogliati, hanno mostrato le tette o le mutande, non importa se poi qualcuno l’avrebbe visto, l’importante è che in quel momento eri nascosto dalla notte. Così anche le interazioni tra le persone che in realtà si sono riconosciute. In fondo anche in un gruppo di amici si sono sempre quelle “simpatie” speciali che non fai mai emergere per timidezza o per non rompere gli equilibri. Forse se la luce la spegni, spegni anche il tuo grillo parlante e al buio quel passo in più lo fai.

E quando la luce si accende?

La prima sensazione che ho provato è stata imbarazzo, avevo paura che il caldo avesse sciolto il mio trucco, arruffato i miei capelli e avevo vergogna di guardare negli occhi gli sconosciuti a cui avevo appena raccontato le mie sensazioni più profonde.

È vero la vista ci influenza, nel bene e nel male. Nel bene perchè il sesto senso ti porta ad interagire con caratteristiche verso le quali siamo attratti, una postura che rinforza una nostra idea o rifuggire da quelle che ci evocano qualcosa di negativo. È pur vero che a volte questo meccanismo rapidissimo di scelta ci allontana da persone con le quali si può avere anche una piacevole chiacchierata ed uno scambio interessante, certo magari solo uno scambio legato al momento, ma pur sempre un confronto.

Cosa ho imparato su di me in questa esperienza:

Che sono mediamente brava ad individuare le persone con le quali mi trovo in sintonia e quella con le quali non mi trovo. Ho avuto piacevoli sensazione nel confronto con alcuni al buio e quella sensazione si è mantenuta alla luce, ovviamente è successo anche il contrario. Forse quello che mi ha colpito è che credo che io riesca ad esprimermi meglio al buio, credo di essere “piaciuta di più”, forse perché è come se senza vederci mettessimo meno peso agli incontri, ad ogni modo devo riflettere di più su come mi pongo verso il prossimo e tutte le cose che di solito non dico.

Viaggio in Sudafrica

Dal 7 al 16 Febbraio 

Viaggio e Volontariato tra Cape Town e la Garden Route

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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