Come è cambiato il mio modo di viaggiare da sola a 20 – 30 e 40 anni

Nella vita cambiamo continuamente, e lo capiamo davvero solo quando smettiamo di essere troppo giovani. Molti modi d’approcciare la vita, le persone, il lavoro, e anche i viaggi cambiano radicalmente nell’arco delle varie decadi e ben venga, perché cresce in realtà non è così da demonizzare come ci vogliono far credere, è un bel processo, è una maturazione, ma in senso positivo, si placano le ansie e cresce la consapevolezza e la sicurezza in sé stessi. Ora ho 43 anni e sicuramente non li cambierei per i 20, mai!

In questo articolo un po’ personale, mi piacerebbe farvi una lettura di come il mio modo di interpretare e di vivere il viaggio sia cambiato, di pari passo anche con il tempo e i soldi a mia disposizione, 2 elementi che negli ultimi 20 anni sono variati a fisarmonica.

Come è cambiato il mio modo di viaggiare da sola a 20 – 30 e 40 anni

Viaggiare da sola a 20 anni: come ero

Per quanto abbia sempre viaggiato tanto, io non ho avuto un facile distacco “genitoriale” ho fatto tanti viaggi con loro fino a che avevo 22 anni, erano gli unici che volevano vedere luoghi invece di andare solo in destinazioni turistiche per la vita notturna. Sicuramente il mio Erasmus a 20 mi ha fatto muovermi di più, ma sempre con amici e amiche, fino ai 28 quando ho fatto il mio primo viaggio da sola in Turchia: Istambul e Cappadocia in 2 settimane, per sentirmi libera e capire meglio cosa avrei dovuto fare della mia vita (specialmente da un punto di vista sentimentale). Nel mio libro Il bello di viaggiare da soli, ne parlo più approfonditamente, ma la felicità e il senso di liberà che provai quella volta mi inebriò. Iniziai a capire che non avevo bisogno di qualcuno per poter partire e vedere il mondo a modo mio. Capii quanto fosse bello poter dedicare tutto il tempo che si vuole alle cose a cui uno è particolarmente interessato in viaggio. Al tempo ero tanto appassionata di arte sacra, visitavo tutte le chiese, le moschee, i conventi. Mi piaceva e questo mi piace ancora, perdermi nei mercati, curiosare tra gli artigiani, ho sempre amato tanto i musei che osservavo in maniera minuziosa, al Louvre una volta ci sono stata più di 7 ore! Mi piaceva poter impiegare tutto il tempo che desideravo per queste cose, magari saltando i pasti o non tornando mai in albergo. Ma avevo ancora piuttosto paura d’uscire da sola la sera, avevo incamerato bene i consigli un po’ troppo stereotipati dei miei. Così ho sempre alloggiato in hotel almeno 3 stelle, sempre cenato vicino all’hotel e poi di corsa in camera, insomma zero vita sociale e incontri per diversi anni. A me piace stare da sola, sono sempre stata abituata a divertirmi da sola quindi non era un problema per me se per 10/15 giorni restavo sola con i miei pensieri , tranne piccole eccezioni, c’era comunque modo di comunicare con “casa”. Inutile dire che era un atteggiamento guidato da paure non mie e da preconcetti sterili. C’è una puntata del mio podcast Travel Therapy, dove parlo proprio di quanto spesso agiamo seguendo paure altrui , una delle cose peggiori che si possano fare, almeno facciamoci delle paure nostre!

Viaggiare da sola a 30 anni: come ero

A 30 anni è iniziato davvero un processo di trasformazione, ho visto proprio la crisalide che usciva dal bozzolo, se ancora non lo sai, magari sei atterrato sul mio sito da poco io a 31 anni ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato (mi hanno dato uno scivolo non ho fatto un salto nel vuoto) e ho iniziato a viaggiare per lunghi periodi. Non avevo ben chiaro che quello sarebbe potuto diventare il mio lavoro, ma sapevo che psicologia e viaggi erano le mie due grandi passioni e che sarebbero state la chiave.

Viaggiare per lunghi periodi ti insegna tantissimo, mette in discussione molte delle tue certezze e delle tue credenze. Dover viaggiare con circa 1000€ al mese, mi ha portato a dover scegliere di alloggiare in ostelli e in camerata. Magari vi può sembrare un minus, invece è stata una grande opportunità, finalmente ho conosciuto dei viaggiatori, Backpackers, gente con delle storie incredibili, esperienze davvero intense, ho intavolato decine di ore di chiacchierate nelle quali assorbivo come una spugna un mondo non mio, ma nel quale mi ritrovavo. A 30 anni, si lo so piuttosto tardi, ho capito che nel mondo incontrerai molte più persone risposte ad aiutarti che a farti del male, così ho disimparato ad avere paura. Ogni viaggio è stata una conquista e ho capito come entrare subito in contatto con altri viaggiatori, come fare amicizia in poche battute, ho iniziato a farmi trascinare dal flusso, dalle cose che mi venivano proposte, dai rallentamenti, dai cambi di programma ed è stato bellissimo. Negli anni anche il mio lavoro si è definito così potevo stare in viaggio e guadagnare allo stesso tempo, ma il mio rapporto con i viaggiatori è altrettanto cambiato perché non avevo più tutto il tempo di fare festa e divertirmi la sera. Ho scelto quasi sempre di usare la giornata per visitare i luoghi e fare attività mentre la sera, nella maggior parte dei casi lavoravo. Ovviamente dipende molto dal fuso rispetto all’Italia, ma necessariamente un aumento di lavoro ha portato ad una diminuzione delle uscite.

Eppure come si è sviluppato questo processo per me è stato molto interessante, ho iniziato ad andare oltre il divertimento serale, dedicare la sera agli amici e al divertimento è quello che impariamo fin da ragazzini, ma in molti casi abbiamo difficoltà a trovare durante la giornata dei momenti aggregativi e di socializzazione. Dai miei 35 anni in poi ho iniziato a dare molto spazio ad alcuni interessi della mia vita come lo yoga, una ricerca più olistica del benessere, la natura, le immersioni e ho iniziato a cercare persone che avessero un interesse simile al mio nella vita. Così naturalmente anche la mia socialità è cambiata nell’arco dei miei 30 anni, che poi è stato il decennio in cui ho lavorato come travel blogger molto intensamente e quindi ho viaggiato anche 9 mesi l’anno.

 

Viaggiare da sola a 40 anni: come sono

Premetto che ho 43 anni quindi posso parlare solo di questa ultima finestra che poi ha coinciso con la pandemia e con il mio diventare mamma quindi i miei viaggi in solitaria si sono accorciati, mentre nei 30 stavo fuori anche 3-4 mesi consecutivi io riesco massimo 15 giorni e prima di partorire. Da quando sono mamma (mio figlio ha 15 mesi) sto fuori massimo 3 giorni.

Il mio viaggio in solitaria ora è ritornato più solitario e meno social, non perché non sia più in grado di fare amicizie, ma visto che la mia quotidianità è cambiata è come se questo fosse del tempo da consacrare a me stessa. Amo prendere i miei tempi per fare tutto o nulla, non dover modulare le mie scelte in base ai bisogni di altri. Posso dire di fare viaggi “edonistici” ed anche “egoistici”, da quando la mia vita è cambiata anche quello che cerco nel viaggio è cambiato, a volte cerco anche quella antica quotidianità, giro incessantemente per una città, scattando foto e prendendo appunti e ricordandomi com’era la mia vita prima di creare una famiglia. È una bellissima esperienza, diversa, come ogni processo della nostra vita in continua evoluzione.

Mi piaceva l’idea di scrivere questo articolo con un excursus di 15 anni di viaggi perché spesso tendiamo a cadere nell’errore che se siamo in un modo resteremo tali per sempre, che se amiamo fare una cosa o viaggiare in un certo modo, quello è l’unico modo e che lo faremo per sempre. Non è vero, i gusti cambiano, il corpo cambia, la stanchezza cambia, la voglia di conoscere cambia, ed è questa la magia e onestamente questo è anche uno dei motivi per cui amo tornare nei luoghi, perché io sono sempre diversa e quindi l’esperienza che vivrò non è mai uguale.

 

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