Non è quello che vedi, ma quello che il viaggio suscita in te!

Pier Vittorio Tondelli ha scritto: “Solo questo vi voglio dire, credete a me lettori cari. bando ad isterismi, depressioni, scoglionature, smaronamenti. Cercatevi il vostro odore e poi ci saran fortune e buoni fulmini sulla strada. Non ha importanza alcuna se sarà di sabbia del deserto o di montagne rocciose, foss’anche quello dell’incenso giù nell’India o quello un po’ più forte tibetano o libanense. No, sarà pure l’odore dell’arcobaleno, delle giungle, sarà l’odore delle paludi, dei canneti, saranno gli odori delle bettole di Marrakech o delle fumerie di Istanbul, ah buoni davvero, buoni odori in verità, ma saran pur sempre i vostri odori e allora via, alla faccia di tutti, avanti! Col naso in aria fiutante il vento, strapazzate le nubi all’orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all’avventura!”

Francesca Scapolo

Il mio odore l’ho trovato, in un modo del tutto inaspettato. Partita per trascorrere tre mesi nell’emisfero meridionale, in una relativamente piccola cittadina in South Australia, Adelaide, ospitata da una famiglia ma completamente sola, mi sono confrontata per la prima volta con realtà culturali differenti dalla mia, con il mondo, ma soprattutto con me stessa. Un viaggio che ha messo in luce quelle che sono le mie paure, le mie debolezze, costringendomi a affrontarle e superarle, a crescere. Un viaggio intrapreso nella massima convinzione, in cui vi sono stati momenti di crisi, momenti di mancata accettazione di ciò che mi stava intorno, di ripudio quasi di una realtà che si è rivelata così diversa e distante dalla mia piccola quotidianità. Un percorso interiore prima di tutto, attraverso luoghi e conoscenze , che si è concluso con una breve ma intensa parentesi: un viaggio in auto verso Melbourne, attraverso la celebre Great Ocean Road, attrazione turistica di grande rilievo, un centinaio di km di strada che costeggia l’oceano. Con la mia host mother abbiamo deciso di trascorrere i miei ultimi giorni prima del rientro in Italia in questa bellissima città, Melbourne, affrontando un viaggio di 12 ore in auto. Partite molto presto, le prime ore sono trascorse tra chiacchiere e scherzi piacevoli con intorno a noi un paesaggio che sembrava quasi deserto: terreni disabitati, qualche piccolo paesino di tanto in tanto, lunghe strade che si articolavano in sali e scendi continui. Un inizio un po’ deludente, che mi aveva quasi fatta pentire di aver utilizzato in tal modo i miei ultimi giorni dall’altra parte del mondo. Trascorso un intero giorno in auto, dopo aver sostato numerose volte per strada, giunta la sera, eravamo solamente a metà strada. Inevitabilmente costrette a fermarci per la notte vista la tarda ora, dopo aver quasi rischiato uno scontro frontale con un canguro che all’improvviso ha attraversato la strada, scegliamo un qualsiasi motel e ci infiliamo sotto le coperte. La mattina, dopo una sostanziosa colazione a base di pancakes e latte, riprendiamo il viaggio nella speranza di giungere finalmente nella tanto attesa e desiderata Great Ocean Road.

Australia_12_apostoli

Dopo solo un’ora appare di fronte a noi l’insegna che indica l’inizio dell’attrazione. Immaginavo che m’avrebbe potuto emozionare quel luogo, stupire forse, ma non di certo che avrebbe lasciato un segno indelebile dentro di me, un’emozione così forte. Impressionarmi positivamente al punto da farmi versare lacrime di gioia e desiderare di poterci tornare ancora, magari in qualsiasi momento. Data l’ovvia impossibilità ho deciso di filmare alcuni momenti con il mio smartphone, per poter, se possibile, rievocare o ricordare anche solamente le emozioni fortissime provate quel giorno. La mia host mother mi ha osservata tutto il tempo e, dopo lunghi silenzi in auto, mi ha chiesto il motivo di tutti quei continui video. Al che io, un po’ imbarazzata e perplessa ho risposto con un “ho paura di dimenticare queste sensazioni e questi luoghi”. Così lei mi ha raccontato di un suo viaggio a Parigi e di quando, ai piedi della torre Eiffel, le è mancato letteralmente il respiro a causa della meraviglia che ha suscitato in lei.

il viaggio suscita in te

La sua replica alla mia frase è stata semplice ma davvero d’effetto: “Vedi, se tu ci pensi la Tour Eiffel non è il monumento più alto del mondo, o il più vecchio, o il più insolito ma è bellissimo, per me è la cosa più bella che abbia mai visto. Non devi temere di dimenticare perché per quanto tu non possa ricordare ogni singolo dettaglio di un viaggio o di un’esperienza, questa lascia qualcosa dentro di te, qualcosa di solo tuo, che ti aiuta a cambiare e crescere. È questo lo scopo del viaggio, non è tanto quello che vedi che conta ma ciò che questo suscita in te, ciò che un luogo ti trasmette“. Dalle sue parole ho capito che forse è davvero questo lo scopo del viaggio, scoprire se stessi, scoprirsi in un modo differente, e apprezzarsi in tutto e per tutto attraverso realtà e luoghi che rimarranno per sempre dentro di noi.

Francesca Scapolo

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