Scommetto che anche a voi dopo aver preso il brevetto Open Water e aver fatto qualche immersione, come a me, sia venuta un’insaziabile voglia di continuare il proprio percorso nel campo della subacquea; vuoi per mancanza di tempo a casa, vuoi perché più economico, ho deciso di approfittare di un viaggio di una settimana solo-diving già programmato a Sharm El Sheikh, nel Mar Rosso per prendere il brevetto PADI Advanced Open Water.

Il brevetto consente di applicare e perfezionare molte delle conoscenze acquisite durante il brevetto Open Water (che invece consiglio di fare in Italia perché più basilare), è composto da 5 immersioni di specialità a scelta tra quelle offerte dal pacchetto PADI e consente di raggiungere una profondità massima di 30 metri, oltre che dare l’accesso alle varie specialità Advanced e al successivo brevetto “Rescue”.

Brevetto Advanced Open Water nel Mar Rosso - Egitto

In realtà la scelta non è completamente libera, infatti, due specialità ovvero la “Deep” (profonda) e la “Underwater navigation” sono obbligatorie. C’è da dire che la prima è con buona probabilità quella che spinge di più a proseguire nella carriera da subacqueo, ricercando profondità sempre maggiori, mentre per quanto riguarda la seconda il cui obiettivo è quello di imparare ad orientarsi sott’acqua mediante l’ausilio della bussola, è di fondamentale importanza se si ha in programma di effettuare immersioni più complesse.

Brevetto Advanced Open Water nel Mar Rosso - Egitto

La scelta delle altre 3, presa insieme ai miei istruttori Ahmed e Kamel (che sta programmando un’immersione a 360 metri di profondità per battere l’attuale record del mondo), della scuola “Eagle Divers” è ricaduta su: “Peak Performance Bouyancy”, ovvero massima esecuzione dell’assetto, in cui si regola il proprio assetto e si compiono vari esercizi per il controllo della profondità mediante l’uso esclusivo dei polmoni (quando si acquisisce una certa padronanza con questa tecnica muoversi sott’acqua diventa ancora più divertente), “Drift ”, navigazione in corrente, che è stata tra le più divertenti perché permette di immergersi e muoversi sfruttando le correnti, risparmiando aria e godendosi appieno l’ambiente circostante, facendosi venire a prendere dalla barca nel punto di emersione e “Multilevel” che, mediante l’utilizzo del computer, permette di comprendere come variano il tempo di non decompressione e il consumo di aria al variare della profondità a cui ci si trova.

Angelo è quello a destra

Angelo è quello a destra

Il viaggio è stato dedicato quasi interamente alla subacquea, tra le serate passate a studiare il manuale e risolvere quiz e 11 immersioni in 4 giorni, tra queste quella che più mi ha fatto effetto è stata sicuramente l’immersione deep, nel magnifico parco naturale di Ras Mohamed, località Shark and Yolanda reef, considerato uno dei 3 siti d’immersione più belli al mondo; fino a quel momento mi ero spinto solo fino ai 18 metri di profondità, e consapevole delle possibili complicazioni dovute alla profondità (narcosi da azoto in primis e malattia da decompressione poi), ho raggiunto i 30 metri (29,4 in realtà come segnava il mio computer) previsti dall’immersione.

Brevetto Advanced Open Water nel Mar Rosso - Egitto

La cosa che fa più senso non è tanto quella di trovarsi a -30 metri, dato che l’estrema limpidezza dell’acqua consente una visibilità incredibile, ma piuttosto quella di trovarsi su un fianco una parete verticale (senza poterla toccare ovviamente) che sprofonda sotto di se fino a raggiungere la profondità di 800 metri, e sull’altro fianco il mare aperto. In pratica dopo pochi metri sotto ed affianco a se è tutto nero, in aggiunta trovandoci sulla punta più estrema della penisola del Sinai le correnti si fanno sentire eccome!

Lo ammetto, un po’ di strizza al momento do tuffarmi l’ho avuta, ma già dal tuffo successivo la profondità non fa più molto effetto.

Attualmente mi sono dato la scadenza di 5 anni entro cui diventare Divemaster.

Brevetto Advanced Open Water nel Mar Rosso - Egitto

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