Federica Ponteggi

Federica barcastoppista e zingara del mare

[box style=’info’] Federica Ponteggi, il mare, la strada, la vela, gli abissi non ho ancora capito quale è il suo elemento, ma quando mi ha raccontato la sua storia mi ha stregato. Ora è sull’Arc sta facendo una regata oceanica che da Las Palamas arriva a Santa Lucia, Caraibi.[/box]

1. Come hai iniziato a viaggiare da sola?

È sempre stato un mio pallino ma ci sono arrivata per gradi, prima per necessità a poi per scelta.  Per diversi anni ho viaggiato in due, in compagnia di  Gloria, che mi ha insegnato cosa significa partire con un zaino da 30litri sulle spalle, la Lonely Planet in tasca e pochi o pochissimi soldi. Abbiamo iniziato girando così il Nord Africa e la prima esperienza è stata in Marocco. In quel primo viaggio io fui un disastro e commisi credo tutti i più stupidi errori dettati proprio dalla mia inesperienza e dalla paura. Mi portavo dietro le apprensioni dei genitori e di un occidente che vede nel mondo arabo il male e noi eravamo poco più di due ragazzine che nn avevano pianificato nulla se non il biglietto di arrivo e di ritorno.
Fu un vero e proprio viaggio di iniziazione che mi ha trasformata da turista in viaggiatrice. I vicoli, i colori, gli odori ma soprattutto i sorrisi di quel popolo semplice e cordiale arricchì il mio bagaglio molto più di qualsiasi souvenir e fui stregata da quel modo di viaggiare e da quella ricerca di sintonia con il posto in cui mi trovavo. Avevo smesso di ammirare i pesci da fuori la vasca e superando le paure dettate dal “No Alpitour?!ahi ahia aii!” stavo imparando a nuotare come viaggiatrice.
A quello seguì la Tunisia, tre volte di cui due con una piccola e vecchia 4×4 comprata ad hoc per i viaggi nel deserto, poi l’Egitto altre quattro volte.

Federica Ponteggi
Ma come tutte le migliori coppie anche noi eravamo destinate a finire e malgrado il nostro sodalizio in viaggio fosse perfetto, ci separammo. La svolta dei viaggi in solitaria venne per caso da un fine settimana in cui avevo un bisogno incredibile di scappare dalla città ma nessuno dei miei amici era disponibile a seguirmi nella mia fuga al mare. Malinconica, ero quasi intenzionata a rinunciare ma poi mi decisi e partii sola con al seguito la mia cagnetta. Furono dei giorni meravigliosi e scoprii che ero una perfetta compagna di viaggio. Quella sensazione da “sfigata-che-non-sa-con-chi-andare-in-vacanza” svanì in baleno appena mi resi conto di quanto potessi essere libera nel prendere decisioni e di disporre del mio tempo a piacimento.
Pochi mesi dopo partii con il progetto Erasmus a Valencia che mi permise di mettere in pratica quel che avevo appreso con i viaggi con Gloria ma questa volta da sola. Quando non ne potevo più della vita universitaria riempivo lo zaino, salivo su di un treno e me ne andavo a zonzo per Barcellona o per Madrid. Adoro buttare i passi e consumare le suole delle scarpe fino ad arrivare esausta la sera in ostello avendo fatto mio il posto che sto visitando. Imparai che viaggiare soli non necessariamente comporta uno stato di solitudine ma che al contrario ti rende libero di sederti la sera intorno ad un tavolo e scoprire che il mondo può essere estremamente piccolo nelle parole di chi lo abita, che lavarsi in denti alla sera può essere un’operazione al quanto complicata se ogni secondo entra in bagno qualcuno con cui chiacchierare e che Facebook non è solamente quel social network per organizzare le cene con i compagni di scuola ma è quella frase che rende meno triste un saluto che s’ha di addio “dai che non ci perdiamo… il mio contatto ce l’hai!” Da quel momento non mi sono più fermata e non so quando lo farò.

2. Hai sempre viaggiato per mare o anche per terra?

barcastopIl mare è la grande passione della mia vita e mi è stata trasmessa dei miei genitori. Sono cresciuta in barca ed il mare è una parte talmente integrante di me che non potei concepire di vivere senza. Anche quando sono a casa, a Roma, è difficile non trovare un kg di sabbia dentro il mio letto o una muta da sub appesa ad asciugare nella doccia. Per fortuna mi trovo nella zona ovest della città, sono così equidistante tra spiaggia e centro città e non difficile immaginare tra i due quale prediliga.
Questa però è la prima esperienza di viaggio in Barca-stop. Che fosse come hostess o second mate o dive master in genere i miei viaggi marini sono principalmente a carattere lavorativo e devo dire che trovo strana ma estremamente piacevole  questa condizione di ospite alla pari.

3. Eri già velista prima di iniziare a viaggiare da sola?

Mi sono avvicinata alla vela a 10 anni da prima con il windsurf che considero una delle forme più pure di barca a vela avendo un feeling  stretto e non intermediato tra mare e vento, poi da più grande sulle derive (le piccole barche che spesso si vedono in riva ai laghi o ai mari) per poi arrivare alle barche d’altura (le comuni barche). Ho viaggiato anche grazie alla subacquea che è un altro modo per passare lunghe permanenze a costo zero in luoghi incredibili come la Netherland che è l’isola di Linosa dove un pezzo del mio cuore è rimasto, o come S.Vito Lo Capo dove ho trascorso settimane  dormendo dentro una piccola tenda a pochi metri dalla baia e dal diving in compagnia di un grande amico.

4. Come si trova un equipaggio per una traversata oceanica?

Ci sono diversi modi: mettere annunci su riviste specializzate sul settore, recarsi nei possibili porti e lasciare volantini cartacei con il proprio numero di telefono o tramite internet.
In questo caso su internet. Nell’epoca del digitale tutto si muove attraverso la rete e ci sono diversi siti specializzati dove è facile contattare anche armatori che si trovano diverse miglia dalla località in cui ti sei o in cui vorresti imbarcarti. Io ho preferito findacrew.net che è una sorta di social network per zingari del mare, perfetto per fare amicizie e trovare imbarchi. Ci sono diverse formule di utenti di cui molte a pagamento, ho optato per quella gratuita ed nn ho trovato difficoltà, ma non se per fortuna o per via di un curriculum già formato.

5. Quanto durerà questa tua avventura? Tempi, tappe, condizioni climatiche?

In questo momento mi trovo a 1467 miglia nautiche da St Lucia, isola dei Caraibi, c’è una bonaccia che sembra non voglia lasciarci andare via e per cui arranchiamo nostro malgrado lentamente spinti più dalle onde che dal vento. Il giorno stimato di arrivo, chiamato ETA è attualmente 10 dicembre ma per mare non si possono fare previsioni. E’ la natura che comanda ed in qualsiasi caso mi auguro che si alzi a breve un po’ di vento, nel mentre inganniamo il tempo cercando di pescare o facendo il bagno in questa limpidissima vasca blu profonda oltre 4500m.
Una volta a destinazione ancora non ho deciso sul da farsi, potrei cercare un’altra barca e girovagare nel mar dei Caraibi saltellando tra un isola e l’altra scoprendo uno degli arcipelaghi più affascinanti al mondo (magari trovando un lavoretto che mi permetta di allungare il viaggio) come potrei attraversare il Pacifico, questa volta in aereo, per visitare la West Coast australiana e poi tornare in Thailandia, forse Cambogia e Vietnam, particolarmente economici per un viaggio zaino in spalla e poi da lì è relativamente facile trovare un passaggio in barca per rientrare nel Mediterraneo verso Marzo…

Federica Ponteggi_

6. Qual’è la cosa più difficile quando si viaggia per mare?

In barca manca tutto quello che fisicamente non si trova in barca e quel che c’è è destinato a finire che sia acqua dolce o pazienza. Ci si lava poco, pochissimo. A testa abbiamo a disposizione 5 bottiglie di acqua da un litro e mezzo per l’igiene personale per quasi un mese di viaggio e ti assicuro che sono proprio proprio poche soprattutto se hai in testa una medusa di capelli ricci come nel mio caso. Io opto per una pulizia generale la mattina con una tazza d’acqua ed una spugna, un po’ come in ospedale, ed una volta ogni 4 giorni mi lavo i capelli da prima con abbondante acqua salata, che proprio nn manca, e poi ultima sciacquata con acqua dolce. Sembra un’operazione complicata ma la sensazione di benessere e felicità è veramente unica.

6. Cos’è importante trovare nelle persone che condividono con te la traversata?

Elasticità mentale e positività. In barca si condividono spazi limitati tra sconosciuti che a volte non condividono ne lingua ne cultura. Noi attualmente siamo in tutto 6 persone di 5 nazionalità differenti: Australia, Thailandia, Svizzera, Russia ed Italia.
Può essere una delle più belle esperienze al mondo come un vero e proprio incubo, ma l’importante è far finire ogni attrito con una grassa risata pacificatrice e tanti sorrisi.

9. La cosa più bella e la cosa più brutta di traversare l’oceano via mare?

Potrei risponderti i delfini, o la balene, o la tartarughe che ogni volta sono emozioni fortissime, o quella sensazione di “qui e ora” che si respira ogni secondo in barca, o lo strano valore che assume il tempo, o l’ipnotiche ore passate a vedere le pieghe dell’oceano dispiegarsi all’infinito come un tappeto, o le albe ed i tramonti durante le ore di guardia al timone in cui sei solo con i pesci volanti che lambiscono il pelo dell’acqua in balzi acrobatici di decine di metri. Ma questa è la magia del mare e della vita in barca che ho ritrovato in altri posti ed in altri luoghi.
La cosa più bella di questa traversata è l’aver preso parte all’Arc+, la regata che parte da Las Palmas di Gran Canaria, si ferma a Capo Verde e prosegue per St. Lucia ai Caraibi. Essere uno dei 46 equipaggi che compongono la flotta è una sensazione incredibile. Nei giorni precedenti la partenza di Las Palmas ci si incontrava per le strade per caso ma ognuno era troppo preso dal proprio equipaggio e dai problemi relativi alla propria barca. L’arrivo a Capo Verde invece è stato completamente diverso, dopo la prima settimana di oceano qualcosa è cambiato. Le serate nel Floating Bar della Marina di Mindelo sono passate svelte tra chiacchiere e scoppi di risate fragorose mentre l’imponente flotta delle nostre barche dormire docile tra i pontili. Sotto il magico cielo stellato dell’Africa e con l’incessante vento degli Alisei non eravamo più francesi, tedeschi, australiani, svizzeri, russi, spagnoli, americani, inglesi, italiani ma eravamo un unico popolo dell’Oceano consapevole di vivere una delle esperienze più belle al mondo.
Il 20 Novembre siamo ripartiti con spettacolari onde alte 8 metri che si infrangevano sulle dure scogliere capoverdiane, un vento teso a 38 nodi ed una nave da crociera a salutarci con il fischio possente dei fumaioli.
L’equipaggio non faceva altro che urlare di gioia mentre l’adrenalina fluiva come le secchiate di acqua di mare che ogni secondo ci investivano. E appena si passava accanto ad una barca avversaria? Tutti a salutare o a far foto “che poi ce le scambiamo una volta arrivati!”.
Altro che spirito competitivo! Ora siamo tutti qui nel blu, vivendo la stessa esperienza in contemporanea, silenziosamente a miglia di distanza e durante il giorno scrutiamo il GPS per vedere le posizioni dei nostri amici sulla carta “chissa se Suzanne a finito i pop corn o se a bordo del Born Free si soffre ancora il mal di mare?”.

Mentre di esperienze negative per mare ne ho avute molte, ma mai catastrofiche, fortunatamente solo brutti momenti e tanta paura che ti fanno crescere e ti rendono più cauto.

Arc

10. Hai programmi per il tuo futuro? Cosa cerchi?

Questa è la domanda da un milione di dollari. Non lo so, so che la mia voglia di mondo è bel lontana dal saziarsi. In genere passo dall’euforia del rientro alla frenesia del prepartenza ed a volte nel mezzo ci incastro anche un fine settimana in Toscana.
Ogni volta che sono a casa prometto a tutti che “Questo è l’ultima volta che parto senza praticamente fermarmi a casa.” Ma poi una volta fuori mi rendo conto che ogni viaggio a dentro il seguente come una matriosca, e dopo poco già comincio a pensare come racimolare i soldi per la partenza successiva e tutto torna a roteare velocemente.
Da giugno 2012 sono stata a casa 3 mesi in tutto, tornerò intorno a Marzo e poi è tutto da vedere in base al lavoro, mi auguro che mi confermino per la stagione 2014 in Sardegna, in tal caso a fine Maggio potrei essere su di un traghetto per Olbia. Mi piacerebbe riuscire a comprare una piccola barchetta da rimettere a posto ed iniziare a girovagare per il Mediterraneo alla fine della prossima estate, in solitaria o con equipaggi occasionali ma questo è ancora un po’ un’onirica bolla di sapone.
Progetti a lungo termine? Ho smesso di farne.

11. Che bagaglio hai con te?

Dopo anni ho abbandonato lo zaino per passare ad un trolley! Sarà sicuramente molto meno poetico e  sicuramente più scomodo negli spostamenti provocandomi un allungamento stile Tiramolla del braccio destro ma una volta in ostello/barca si trasforma in perfetto armadio. E’ facile trovare i vestiti che possono essere piegati e rimessi in ordine, gli oggetti trovano da loro una propria dimensione e nn bisogna diventare pazzi per cercarli con una torcia da speleologo in testa manco fosse la borsa di Mery Poppins.
Per quanto riguarda il contenuto ogni viaggio è diverso ed ogni valigia lo è di conseguenza. In qualsiasi caso il problema principale è sempre il peso ed ogni volta cerco di ridurlo.
A questo giro ho optato per la regola del 4 per i vestiti: 4 tshirt, 2 canottiere+2maglie lunghe, 2 short+2pantaloni lunghi(uno leggero ed uno pesante), 4 slip, 4 costumi, 2 giacche a vento ed 2 felpe e così via.
Per gli oggetti: kit da cucito, una bustina con un po’ di bicarbonato, un pezzo di sapone di marsiglia, beauty case con il gancio da appendere da per tutto, fazzoletti umidificati igiene intima (io prendo quelli per bambini, sono più economici ed i pacchi molto più grandi), qualche farmaco, maschera da sub, torcia, coltello multiuso, macchina fotografica, tazza mug e set stoviglie da viaggio, pc e tablet. Quest’ultimo è una novità che mi ha permesso di lasciare a casa i pesi peggiori dei miei viaggi: i libri, taccuini e colori! A Sydney lo scorso anno ho subito una grave perdita smarrendo uno dei miei taccuini, è una cosa che mi ha fatto un male incredibile per cui ho optato per la formula digitale che backuppo appena posso sul mio DropBox… ma il tutto è ancora in rodaggio! In genere porto anche la racchetta da tennis e questo è motivo di grande ilarità ai quattro cantoni del mondo, ma è un modo come un altro per entrare in sintonia con un posto e per ritrovare un po’ delle abitudini di casa ovunque io sia.

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2 comments on “Federica barcastoppista e zingara del mare
  1. Io avrei una domanda da fare e non so se nel sito intero di viaggiare da soli è stato trattato, ma come vi finanziate i grandi viaggi o meglio organizzate un budget per l’intero periodo o giornaliero?

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