Pietro: trasferirsi sul Isola di Man imparare il valore della solitudine

Mi chiamo Pietro Ragusa e provengo da un piccolo borgo della Sicilia: Bisacquino.

  1. Come mai hai deciso di partire?

Ho deciso di partire perché volevo mettermi alla prova. Volevo conoscere i miei limiti mentali e cercare di superarli.

  1. Come mai hai scelto l’Isola di Man?

Ho scelto l’Isola di Man perché era un luogo poco accessibile e sconosciuto.

Mi affascinava l’idea di trovarmi completamente da solo perché per me il viaggio è qualcosa che deve portarti lontano da tutto e da tutti.

Quale miglior posto di una piccola isola nel mar d’Irlanda?

  1. Cosa ti attirava e cosa ti spaventava di questo luogo?

Quello che mi attirava era la sfida e la possibilità si avere una rivalsa verso il mio passato. L’idea di affrontare una solitudine quasi estrema mi incuriosiva.

Potrà sembrare strano ma non ho mai provato paura, avevo infatti studiato quello che viene chiamato: “Shock culturale” e per anticiparlo, avevo iniziato a documentarmi sul luogo, ho viaggiato sull’isola tramite google maps, ho immaginato situazioni di difficoltà e di successo prima che accadessero e devo dire che questa tecnica mi ha aiutato parecchio.

La paura può benissimo essere controllata e sfruttata a tuo vantaggio.

  1. Di cosa ti occupi sull’Isola di Man?

Sull’isola di Man lavoro come infermiere al Noble’s Hospital. Il mio goal è specializzarmi nell’emergenza. Mi sto dedicando con entusiasmo al fitness modeling. In più gestisco un sito culturale su Bisacquino www.satyr.it perché per il mio territorio rimane sempre il centro del mio mondo. Mi dedico alla pittura, scultura… amo leggere e scrivere, adoro il cinema soprattutto di Herzog e Murnau. Mente e corpo sono inscindibili!

  1. Cosa ti ha insegnato questo luogo isolato?

Questo luogo isolato mi ha insegnato l’importanza dello stare da soli.

Molto spesso la solitudine fa paura a la maggior parte delle persone, ma dal mio punto di vista non è così. La solitudine forgia il tuo carattere, ti permette di plasmare te stesso per come tu vuoi e non come gli altri, durante il percorso della vita, vogliono.

Ho imparato ad osservare il mio caos interiore e sto cercando di capirlo!

Adesso penso che solo i momenti più bui della tua esistenza ti danno la possibilità di guardare il cielo stellato! Il cambiamento parte dai momenti più oscuri della tua vita.

  1. Cosa hai capito su di te in questa esperienza?

Quello che ho capito è che molto spesso abbiamo paura della libertà, soprattutto di quella interiore.

Abbiamo paura di affrontare nuove avventure perché queste paure ci sono state innestate da persone a noi vicine durante la nostra vita. Parlo con un sacco di ragazzi e ragazze che sono indecisi sul compiere il primo passo, ma quello che cerco di fargli capire è che in realtà quelle paure non sono le loro.

  1. Cosa diresti agli altri ragazzi che come te vengono da un paesino?

Ai ragazzi che vengono da un paesino come il mio dico:

  • Non accettate alcun compromesso. Il cambiamento, quello che scuote ogni cosa come un terremoto, parte proprio da quello! Anche se questo può stravolgere completamente la vostra vita catapultandovi magari su una piccola isola del Mare d’Irlanda!
  • Trovate la spinta per il viaggio nelle vostre paure e rabbia. Accettate il tutto come una sfida. Apprezzate il brivido dell’insicurezza, del possibile fallimento e della paura dell’ignoto non controllatele, lasciatele scorrere dentro di voi senza che intacchino quello la vostra sicurezza interiore;
  • Anticipate lo shock culturale. Molti, prima del viaggio, vi diranno: -Non pensarci!!!- Il mio consiglio invece è: -Pensaci!!!- Pensa ogni attimo a quel viaggio, documentati, prendi google maps e muoviti all’interno della città in cui andrai a vivere, immagina le emozioni che proverai… le difficoltà che incontrerai… i successi che raggiungerai. Studia i piatti tipici e le tradizioni. Insomma documentati!!! Credimi, in questo modo l’impatto culturale sarà ridotto ai minimi termini;
  • Parti da solo!!! Non cercare comunità italiane nel luogo in cui andrai a vivere o se sai che ci sono italiani, cerca di non incontrarli per un po’ di tempo. Quando sono arrivato sull’Isola di Man sapevo che c’erano un sacco di italiani ma ho voluto stare da solo per circa un anno. Risultato? Ho velocizzato l’apprendimento della lingua, conosciuto la cultura dell’isola e tessuto rapporti con culture differenti… ho incrementato la mia resilienza. Che senso ha uscire dalla propria zona di comfort per crearne un’altra? Quindi viaggia e affronta le difficoltà da solo!!!
  • Amate sempre le vostre origini e siatene fieri perché saranno la vostra forza in qualunque parte del mondo vi troviate. Le vostre origini vi rendono unici ed è proprio questo che viene ricercata all’estero: unicità;
  • Coltivate le vostre ambizioni personali ma quelle “vere”. Per me le ambizioni personali, se non hanno un ritorno per la mia terra e la mia gente non valgono nulla. Servono solo a soddisfare il proprio ego.
  • Date sempre qualcosa indietro alla vostra terra!!!
  • Partite non per conoscere luoghi ma per conoscere voi stessi. Prendete il meglio delle altre culture per portarle un giorno nella vostra terra e renderla un posto migliore;
  • Sognate! I sogni sono pura energia. Sono il combustibile della motivazione e dell’entusiasmo. Sognate in grande!!
  1. Quali sono i libri che ti hanno ispirato?

I libri che mi hanno “ispirato e liberato” e che ho sempre con me sono:

  1. Avere o Essere? di Erich Fromm, che mi ha insegnato cosa è davvero importante nella vita.
  2. L’Apologia di Socrate di Platone, che mi ha insegnato l’importanza di portare avanti quello in cui si crede senza accettare compromessi.
  3. Mitologia Greca”. Che mi ha insegnato che il cammino degli eroi per arrivare alle stelle passa da strade tortuose, piene di sassi acuminati, sudore e lacrime.
  4. Cosa porti sempre con te?

Porto sempre con me un diario di “Brain Storming” del viaggio su cui annoto osservazioni dei luoghi ed eventi e delle persone che incontro per capire se possono essere applicate nel mio territorio inoltre ho sempre con me un ciondolo che è stato realizzato da una persona a me cara e che mi ricorda ogni attimo da dove vengo e l’importanza di rimanere con i piedi ben piantati sul terreno. Il miglioramento personale parte proprio da quello… così come bisogna dimenticarsi delle offese allo stesso modo bisogna dimenticarsi dei complimenti perché entrambi sono cemento buttato sui tuoi piedi che bloccano la tua spinta al miglioramento.

Vorrei dedicare questo piccolo articolo a quattro persone che spero presto apriranno le loro “ali”: Alessia, Anna Rita, Arianna e Silvia.

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