Mi chiamo Simone Cerulli, ho 32 anni e sono della provincia di Roma.
Di giorno faccio l’informatico, di notte segno appunti sul mappamondo. 
Appena ne ho la possibilità prendo la macchina fotografica, preparo lo zaino e viaggio.
Mi ritengo un Backpaker, viaggiatore zaino in spalla. 
Lo zaino per me è una filosofia di vita, non puoi caricarti tutto sulle spalle, puoi metterci dentro soltanto le cose veramente necessarie, solo quello che davvero conta.
Questa e altre storie sul mio profilo Instagram @simonecerulli

1. Cosa ti ha spinto a scegliere una delle terre più estreme del mondo e di percorrerla in bicicletta?

Le Isole Lofoten sono un arcipelago situato nella Norvegia del nord e si trovano al di là del Circolo Polare Artico, già questo faceva pensare ad una grande avventura.
I paesi del nord Europa mi hanno sempre affascinato, la loro cultura molto diversa dalla nostra e la natura estrema hanno fatto da calamita, perciò dopo mesi a guardare foto e video su queste isole è stato facile prendere una decisione.
La scelta della bicicletta è venuta quasi in modo naturale anche se non lo avevo mai fatto prima perché le Lofoten non sono molto popolate e i mezzi pubblici sono poco frequenti, con tanto di avvertimento sul sito ufficiale e questo non mi garantiva libertà di movimento; in più, volevo immergermi completamente nella natura di questi posti e avrei potuto farlo soltanto viaggiando lentamente, apprezzando ogni piccola cosa.
Anche da questo deriva la scelta di dormire in tenda, sentivo proprio il bisogno di stare a contatto con la natura.

2. Come ti sei organizzato per portare la bici alle Lofoten e iniziare il tuo viaggio?

In realtà non ho portato la bici dall’Italia ma l’ho presa in affitto direttamente lì tramite un’agenzia di noleggio mountain bike.
Sono atterrato a Bodø e da lì ho raggiunto le Isole tramite il famoso traghetto Hurtigruten, dopodichè ho ritirato la bici a Svolvær, cittadina nel nord delle Isole, ho attraversato tutto l’arcipelago fino ad arrivare ad Å I Lofoten, ultimo paesino del sud, dove ho potuto lasciare la bici, poi di nuovo il traghetto per Bodø chiudendo il mio percorso ad anello. Da lì, il volo che mi ha riportato in Italia.

3. Come era organizzato il tuo viaggio, dormivi in tenda e mangiavi cucinato da te?

Avevo preparato un itinerario di massima segnando soltanto le cose che non volevo assolutamente perdermi, il resto era tutto improvvisato, se trovavo un posto che mi piaceva particolarmente, montavo la tenda e mi accampavo. Per quanto riguarda il cibo, è stato necessario avere un minimo di organizzazione: quando sapevo che nei 2-3 giorni successivi non avrei incontrato nessun paesino, facevo una scorta un pò più grande e via.
A tratti c’era soltanto natura incontaminata per chilometri e chilometri, un paradiso.
Non avevo con me un fornelletto da campeggio per via dello spazio limitato, perciò ho dovuto accontentarmi di cibo in scatola e in alcuni momenti il fisico reclamava un pasto caldo, ma l’esperienza che stavo vivendo mi faceva provare emozioni indescrivibili e non mi faceva sentire le difficoltà, era quello che volevo.

4. Quali sono state le difficoltà principali che hai affrontato?

Ci furono un paio di giorni piuttosto difficili dal punto di vista del meteo. Dopo un’intera giornata passata pedalando contro forti raffiche di vento, avevo deciso di accamparmi ad Eggum, una spiaggia bellissima nell’Isola di Vestvågøy, composta di rocce e sabbia.
Il vento era sempre più forte ma non avevo altra scelta, dovevo piantare la tenda. Per evitare che il vento mi portasse via il sovratelo dovetti utilizzare dei sassi come zavorra, poi, un lembo alla volta riuscii a picchettarla.
Ad un certo punto succede quello che non dovrebbe succedere in questi casi, un lembo della tenda cede e intorno non c’era nulla per ripararmi, dovevo aggiustarla assolutamente!
Per fortuna porto sempre con me un rotolo di nastro americano, in alcuni casi può toglierti le castagne dal fuoco!
Riuscii a riparare la tenda ma le raffiche continuarono per tutta la notte impedendomi di dormire.
Il giorno dopo fu anche peggiore, avevo deciso di arrivare fino a Ramberg, dove avrei potuto fare scorta di cibo, ma la stanchezza accumulata, la notte insonne e le raffiche di vento che continuarono per tutta la mattina mi impedirono di arrivare fin lì, costringendomi a fermarmi.
Nel frattempo il vento smise di darmi tormento e fissai la tenda in un luogo non ben definito tra Leknes e Ramberg, tutto sembrava andare per il meglio ma dopo il vento arrivarono le nuvole, scese acqua dal cielo per 12 ore, ininterrottamente.
Pur avendo una tenda piuttosto buona, la quantità di acqua scesa quella notte fu troppo anche per lei, le infiltrazioni inzupparono tutto e a quel punto era inutile aspettare che spiovesse, perciò decisi, sotto la pioggia battente, di chiudere tutte le mie cose e rimettermi in marcia, dovevo assolutamente arrivare a Ramberg e cercare un riparo.
Passai la mattinata pedalando sotto il temporale ma arrivato a Ramberg il cielo si aprì, fui accolto da un pallido sole, un arcobaleno e una strepitosa vista sul mare.
Ora nel ricordo mi viene da sorridere anche per come sono riuscito a superare le difficoltà, ho vissuto un’esperienza unica e incredibile, lo rifarei altre mille volte.

5. Come è stato l’impatto sociale di questo viaggio? hai trovato altri viaggiatori o persone del posto?

Voglio raccontarti un aneddoto proprio su questo: una mattina mi svegliai presto, volevo fare un’escursione al Ryten summit, uno sperone a strapiombo sul mare con una vista spettacolare sulla spiaggia di Kvalvika. Distava una decina di Km da dove mi trovavo, quindi preparo le mie cose, monto sulla mountain bike e mi avvio verso i piedi della montagna.
Arrivato a destinazione non c’era nulla dove potessi legare la bicicletta anche se in realtà in Norvegia avrei potuto lasciarla ovunque senza problemi ma meglio essere previdenti. Mi guardo attorno ma niente, dopo pochi istanti esce un anziano signore dalla casetta accanto, con mio stupore parla pochissimo inglese, probabilmente gli anziani dei piccoli paesini delle Lofoten non hanno avuto modo di impararlo.
Intuisco che vuole spiegarmi il percorso per arrivare in cima al Ryten, sorrido e con dei gesti cerco di spiegargli che mi serve soltanto un posto dove lasciare la bicicletta, ci capiamo!
e con un sorriso a 32 denti mi fa capire che posso lasciarla nel cortile della sua casetta, ci salutiamo e mi augura una buona escursione.
Viaggiando succede anche questo, succede la magia, e capisci che non c’è confine, né barriera, né linguaggio che possa ostacolare l’empatia tra esseri umani.
L’unico limite che ci poniamo è mentale.

6. Cosa hai capito di nuovo su queste terre così misteriose?

Svolvær è la città più antica del Circolo Polare Artico. Ogni roccia, ogni spiaggia deserta, ogni fiordo che ho incontrato trasudava storie epiche di Vichinghi e pescatori.

7. Che itinerario consigli per chi ci vuole andare anche non in bicicletta?

Io ho percorso un itinerario ad anello che iniziava e finiva a Bodø, ritengo che anche partendo da Tromsø e attraversando tutte le Isole fino all’ultimo paesino sia una bellissima esperienza, magari facendo l’autostop!

8. In che periodo dell’anno sei andato ? Hai potuto vedere l’Aurora boreale?

Sono stato lì a metà Settembre, zero turisti e pochi viaggiatori, l’ideale.
Ho potuto ammirare l’Aurora boreale per tre notti di fila!
Un’emozione indescrivibile, sono stato molto fortunato perchè non è il periodo ottimale per vederla, sapevo che sarebbe stato difficile ma non impossibile, perciò ho preferito rinunciare al sole di mezzanotte di Giugno-Luglio per darmi la possibilità di vedere l’Aurora, mi è andata bene!

9. Che traccia ha lasciato questa esperienza dentro di te?

In questo viaggio più di altri, il contatto con la natura è stato totale, era tangibile l’inconsistenza dell’uomo di fronte alla sua immensa grandezza.
Dovremmo goderne rispettandola sempre.
Mi sono confrontato con difficoltà nuove, ho imparato a conoscermi più a fondo analizzando le mie reazioni a situazioni in cui non mi ero mai trovato, è stato un bell’esercizio di consapevolezza!
Viaggiando ho capito che alcuni aspetti di questo mondo sono meravigliosi e ad ogni viaggio, aggiungo un tassello al puzzle che porto dentro.

10. Viaggerai ancora in bicicletta?

Non avevo mai provato questo modo di viaggiare, ed è stata un’esperienza fantastica!credo proprio di sì, magari nel nostro bel paese!
Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

Altri post di questo autore - Sito web

Seguimi sui Social
TwitterFacebookPinterestGoogle PlusYouTube

Newsletter
Iscriviti alla newsletter e ricevi gratuitamente l'ebook del Viaggiatore Felice
100% Privacy. Non ti invieremo spam.