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Roberta come superare le paure della prima volta di Couchsurfing

[box style=’info’] Sono Roberta e ho 22 anni. Sin da piccola ho manifestato una grande passione per i viaggi e il desiderio di andare all’esplorazione del mondo zaino in spalla. Tutti però pensavano fosse un sogno infantile ad occhi aperti e francamente, neanche io mi prendevo troppo sul serio. Quest’anno invece, ho deciso di farlo sul serio e sono partita per Copenaghen da sola facendo solo couchsurfing.[/box]

1. Quali erano le tue paure prima di partire da sola?

Beh, francamente, quella di annoiarmi. Tutti non facevano che chiedermi “Ma cosa ci vai a fare da sola a Copenhagen? Che tristezza!” e in effetti io stessa mi chiedevo come avrei passato le serate, dopo aver saltellato tutto il giorno da un monumento all’altro. La prospettiva di chiudermi in albergo senza fare un minimo di vita sociale notturna mi deprimeva tantissimo e non sopportavo l’idea di dover tornare a casa ammettendo che mi ero sentita sola.

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2. Quali erano le tue paure legate al Couchsurfing?

Oddio, da dove comincio? Incontrare maniaci/assassini/criminali…non so se questa mentalità sia particolarmente tipica del Sud (da cui provengo) o semplicemente dell’Italia, ma sono stata cresciuta nel culto della diffidenza verso il prossimo. Se ti insegnano a non accettare caramelle dagli sconosciuti, figurati come possono reagire quando gli dici che vai a dormire da uno di loro. Le paure dei miei genitori erano diventate anche le mie e a volte sono stata sul punto di mollare tutto e tornare alla mia vita di sempre.

3. Come le hai superate?

Per lo più ignorando gli allarmismi della mia famiglia; padre che mi dice “ti stai dando all’avventura”, madre che dà di matto, fratello maggiore che insinua addirittura che la mia partenza sia il campanello d’allarme per un vero e proprio problema psicologico. Ho dovuto innalzare una barriera tra me e loro, fingendomi più sicura di quanto in realtà non fossi e ignorando le antiche paure con cui fondamentalmente avevo convissuto fino a quel momento. Nei momenti di maggiore debolezza ho chiesto un confronto ad alcuni amici e loro mi hanno subito sollevato il morale dicendomi che, semplicemente, fare un viaggio da soli era qualcosa di troppo lontano dalla mentalità dei miei e che, oltre che a tenere un minimo di sana prudenza, non dovevo preoccuparmi di niente.

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4. Come è andata l’esperienza di Couchsurfing a Copenhagen?

Molto bene. Il mio ospite, Glenn, è in realtà un tipo di persona molto diverso da quello che generalmente frequento, piuttosto taciturno e apparentemente serioso. Il fatto di aver surfato a casa sua mi ha aiutato anche a superare questo ostacolo e cioè a trovare affinità con una persona apparentemente lontana da me; parlo anche della barriera linguistica: il suo inglese era talmente perfetto che non riuscivo a stargli dietro e ci sono riuscita. Scavalcando le parole, ho trovato con lui un contatto umano che si basava soprattutto sul linguaggio corporeo: occhiate, sorrisi, chiedersi come stai e come è andata la tua giornata. Glenn non mi toccava spesso – non c’era abbastanza confidenza – ma quando lo faceva il suo tocco era estremamente gentile e comunicava un’immediata sensazione di affetto. In più, si premurava sempre di parlare inglese davanti a me anche con i suoi amici e chiedeva loro di fare lo stesso: una forma di cortesia che mi ha particolarmente toccata perchè, quando ho ospitato io un ragazzo croato a casa mia, pochi miei amici sono stati disposti ad abbandonare l’italiano.

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5. Qual è stato il valore aggiunto?

Assolutamente un valore di tipo umano. Partire con gli amici è divertente, si scoprono nuove cose e si passano belle giornate, ma quando ritorni a casa rischi che tutto quello che ti resta siano un mucchio di fotografie e ricordi di momenti passati con gli amici che – per quanto belli – sono comunque cose che potresti benissimo vivere a casa tua, nel tuo solito bar del solito quartiere. Fare couchsurfing a Copenhagen invece mi ha arricchita molto perchè mi ha fatto sentire una vera danese. Quando la sera arrivavano amici a fare festa o si andava in giro per i locali, mi sono sentita una del gruppo, ci si offriva da bere a vicenda e si provava a conoscersi. Magari molti di loro non li rivedrò mai più ma sta di fatto che quella sera abbiamo trascorso delle belle ore e ci siamo divertiti insieme regalandoci dei bei momenti. E questo è più che sufficiente.

6. In che cosa il viaggio non sarebbe stato lo stesso?

Beh, quanto all’esperienza di CS mi sono già espressa: ti arricchisce moltissimo sul piano umano e permette quel sottile, ma significativo salto di qualità da ‘vacanza’ a ‘viaggio’. Parlando invece dell’idea di partire da sola, beh, è completamente diverso. Quando sei in compagnia di amici tendi a rinchiuderti nel tuo microcosmo escludendo quello che ti circonda, mentre quando sei da sola hai voglia di entrare in contatto con gli altri e, viceversa, le persone che ti stanno attorno hanno voglia di chiederti che ci fai là, qual è la tua storia. Ho incontrato molte persone del genere: una dolcissima signora che mi ha aiutato a destreggiarmi sulla metropolitana quand’ero appena atterrata, una cameriera stracarina che mi ha chiesto se stessi viaggiando per l’Europa, una simpaticissima coppia di signori danesi che mi hanno scattato delle foto incoraggiandomi a fare il più gigante dei sorrisi. Alla fine di ogni conversazione mi sentivo piena di dolcezza ed energia positiva.

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7. Cosa diresti a chi ha dubbi nel farlo?

Che partire da soli cambia completamente la propria prospettiva. Sono sicura che non sono l’unica a cui i propri genitori hanno insegnato a dubitare del prossimo ed essere prudenti fino alla diffidenza; beh, partire da soli ti insegna invece che il mondo è pieno di persone gentili, pronte ad aiutarti e a ridere con te. Naturalmente all’inizio può fare paura, quello che consiglio è di mantenere una giusta dose di prudenza durante i preparativi (non essere diffidenti è molto diverso da buttarsi a capofitto in qualunque situazione), dopodichè, tapparsi le orecchie davanti alle lagnanze e agli allarmismi di genitori e amici.

Infine, a chi ha paura di annoiarsi (o a quei rompiscatole che terrorizzano gli altri insinuando che si annoieranno) vorrei chiedere: sei davvero una persona così tremenda con cui passare il tempo?

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2 comments on “Roberta come superare le paure della prima volta di Couchsurfing
  1. Ciao..ti ammiro tantissimo..sei stata supercoraggiosa e leggere la tua esperienza mi da molto forza per farlo…anche se ho ancora mille e mille paranoie 🙁

    1. Ciao Chiara! Cosa ti preoccupa? L’importante è stare molto attenti e fidarti del tuo sesto senso. Controlla sempre bene le descrizioni, le foto e le referenze di chi si candida a ospitarti e poi, se proprio non ti trovi bene, inventi qualcosa e ti rifugi nel primo B&B – questo è davvero la più sfortunata delle eventualità! Occhi aperti e divertiti! 😉

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