Quanto è importante per voi il cibo quando esplorate una città?

Ammettiamolo siamo italiani, il cibo è alla base della nostra cultura, ma non perché siamo dei mangioni, ma perché siamo dei conviviali.

Il convivio l’abbiamo inventato noi, così come il banchetto, il parlare a tavola, il godere di questo momento insieme alle persone che in quel momento riteniamo importanti. Noi questi elementi li abbiamo nel dna per questo quando viaggiamo amiamo trovare il posto giusto per mangiare.

Ammetto che il mio concetto di convivialità cambia molto se viaggio da sola o con i miei amici (o coppia). Quando viaggio in compagnia cerco un posto che mi offra buon cibo e anche un ambiente accogliente o diciamo in linea con come mi sento in quel momento (fashion romantico, hipster) invece quando viaggio da sola, cerco più situazioni di convivialità: i banconi dei mercati di Barcellona, le trattorie romane, i caffè all’aperto di Parigi dove anche in inverno trovi personaggi presi nei loro pensieri che tra una sigaretta e l’altra battono instancabili la tastiera del loro computer.

Ristoranti Parigi

Io ho sempre collegato il cibo ad uno stato d’animo e direi anche ad un luogo, se parliamo di viaggi, quindi ogni città ha il suo modo di approcciare al cibo, a volte una poesia a volte un dovere.

Sarò controtendenza, ma per esempio non amo andare a mangiare a Londra, la cucina locale è povera e non segue i miei gusti, i ristoranti etnici sono tanti, ma quasi sempre con dei prezzi fuori mercato, insomma, carino, ma non sposa la mia anima!

Stessa cosa vale per Amsterdam, mangiare nella capitale olandese è fare un excursus tra le colonie arancioni! Interessante, ma privo di poesia. Senza ombra di dubbio la capitale europea che preferisco a livello culinario è Barcellona, sicuramente perché ci ho vissuto e perché ci sono stata successivamente almeno 15 volte, ma anche perché rispecchia le scelte che io reputo importanti nel cibo: prima la qualità poi il design. Io vivevo a Barcellona nel 2001 (troppi anni fa) e a quell’epoca non era ancora molto diffuso il concetto di ristorante trandy, si andava a mangiare in un posto perché era buono, non perché era cool, cosa che accade ancora nei piccoli centri italiani, questo mi ha fatto apprezzare davvero la cucina catalana, che non è fatta assolutamente di tapas, come il 90% dei turisti pensa.

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Navigando nel web ho trovato una guida gastronomica delle capitali europee (hanno incluso anche la mia Roma) e ammetto che la selezione dei luoghi e dei piatti (tranne piccole eccezioni) è davvero local.

Ovviamente credo che il valore aggiunto sia che chi l’ha scritta viva nei luoghi o quanto meno ci abbia passato molto tempo, per un week end direi che le indicazioni che propone sono migliori di molte guide turistiche.

Per quanto riguarda Roma hanno inserito due vere chicche: Da Felice a Testaccio, che fa la più buona cacio e pepe della storia, anche se si deve prenotare almeno 10 gg prima e Betto e Mary sulla Casilina, l’unico posto dove ho mangiato i rigatoni alla pajata! Buonissimi!! Ma sapete cosa sono? Va be ve lo dico  dopo che ve li siete mangiati!

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1 comments on “Quanto è importante per voi il cibo quando esplorate una città?
  1. Guardo parecchio al menù, agli ingredienti dei piatti, e non sono quasi mai contento: quasi ovunque sono trascurate le verdure e le loro stagionalità, persino nei ristoranti vegetariani (in aprile alle Baleari i carciofi e gli asparagi meravigliosamente protagonisti degli orti, erano offerti solo da un ristorante italiano carissimo). Per reazione all’inflazione mediatica della cucina, ho perso interesse verso la gastronomia e il pasto in viaggio è per me il più delle volte un mero atto nutrizionale. Se riesco ad alloggiare in una soluzione con angolo cottura, allora mi sfogo e autoproduco quello che la ristorazione nega. In fondo mi piacciono cose semplci, facilmente acquistabili nei supermercati

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