Progetto Ruta 40

Se di colpo mi si parasse di fronte qualcuno e mi dicesse: «Sai, ho sentito parlare del tuo progetto, e oggi mi sento particolarmente generoso. Se mi dai una ragione, ma che sia una sola, per cui vuoi compiere questo viaggio, sono disposto a firmarti un assegno in bianco per la tua avventura»; se di colpo mi si parasse di fronte qualcuno, dicendomi questo, probabilmente me ne starei muto e assorto, incapace di trovare una e una sola ragione per ciò che voglio fare.

Probabilmente, mentre io riordinerei le migliaia di ragioni che mi spingono ad attraversare l’Argentina da Nord a Sud e ritorno, lungo i quasi 5000 chilometri della Ruta 40, cercando di rispondere correttamente alla sua domanda, questo generoso benefattore si sarebbe già stancato e mi avrebbe voltato le spalle.

Perderei del tempo preziosissimo, sistemando nella mia mente Francisco Coloane e i cacciatori di balene e i cercatori d’oro e la vita senza speranza alla fine del mondo, e Osvaldo Soriano e il fútbol, Eduardo Galeano e le vene ancora aperte da cui esce l’inarrestabile emorragia dell’America latina e del suo popolo, e Luis Sepúlveda, Maruja Torres i Selk’nam, i chioschi di empanadas nel nulla del deserto, i picchi innevati e le aride steppe battute dal vento (e tante altre immagini da poesia estetizzante), gli Yagan del Cabo de Hornos e l’antropologia sofferta di Joseph Emperaire e dei suoi Alakaluf, l’America india di Manuel Scorza e di José María Arguedas, le solitudini del Chaco e le interminabili ore in corriera, e chissà quante altre cose.

progetto Ruta40

E forse anche l’invidia, di fronte alla potenza evocativa e narrativa delle storie raccolte in decine, centinaia di libri. Un irrefrenabile impulso, se vogliamo anche egoistico, che spinge lo scrittore e fotografo a partire, e quelle storie le voglio raccontare io, e quelle immagini le voglio fotografare io.

E poi arrivare lì e rendermi conto che la mia Argentina non sarà quella che ho letto sui libri, ma un’altra, che potrò raccontare in prima persona.

Perché quasi mai è vera la storia dello scrittore che scrive per sé, e per caso gli capita che lo pubblichino. Lo scrittore scrive perché ha qualcosa da dire a qualcuno, e io voglio raccontare quelle storie, che non saranno piú quelle dei cercatori d’oro genocidi di indios, ma non saranno nemmeno piú quelle della Patagonia estetizzante di Chatwin, che esiste solo nei suoi sogni, tra estancieros generosi e storie di vita idilliache.

progetto Ruta_40

Come è nata la tua idea?

Quattro anni fa ho avuto il primo contatto diretto con l’America Latina, con la Bolivia, paese del quale ho già raccontato molto con diversi articoli e foto e un libro che indaga le dinamiche politiche e sociali di questo dolente, meraviglioso e sottovalutato paese.

Ho avuto modo di conoscere, dopo una lunga esperienza di vita e di lavoro, la realtà cilena.

Ho sfiorato quella Argentina, potendo assoporarla solo di striscio, salendo e scendendo da autobus che portavano di meta in meta (tra l’altro: mete indimenticabili), concedendo poco al viaggio in sé, per questioni di tempo. Ho sfiorato anche la Ruta 40, potendo solo immaginare cosa sia percorrere quei 5000 chilometri all’interno di un solo veicolo, e potendomi fermare ogni qual volta una storia valga la pena di essere raccontata, o una fotografia scattata.

È da qui che nasce il progetto Ruta 40, che prenderà il via nel dicembre del 2015. Manca molto, ma le ragioni che spiegano un tale anticipo ci sono.

Progetto_Ruta 40

Innanzitutto è un viaggio che ha bisogno di una certa preparazione ed è indispensabile sfruttare al massimo la buona stagione patagonica. Passare a quelle latitudini due settimane prima o due dopo può voler dire rimanere bloccati da neve e vento. La Ruta 40 è in buona parte sterrata, e l’organizzazione è fondamentale per limitare al massimo il rischio di rimanere bloccati nel deserto a 300 chilometri dal più vicino insediamento umano. E può capitare che per ore, o giorni, non passi nessuno.

La seconda ragione che spiega una lungimiranza che ai più potrebbe sembrare eccessiva, è che sto cercando degli sponsor che mi appoggino in questa avventura.

Il progetto prevede infatti la scrittura di un libro che sia reportage di viaggio, ma che sia anche contenitore di storia e di storie, delle tante storie che si incontrano lungo un viaggio di 5000 chilometri ai confini del mondo. Il progetto prevede anche un reportage fotografico da inserire eventualmente nel libro (a seconda delle disponibilità editoriali) e da esporre in una mostra.

Quale sarà il tuo itinerario?

Partendo da La Quiaca (al confine con la Bolivia), giungerò a Rio Gallegos, ultima città argentina prima della Terra del Fuoco. Attraverserò undici province (da Nord a Sud: Jujuy, Salta, Tucumán, Catamarca, La Rioja, San Juan, Mendoza, Neuquén, Rio Negro, Chubut, Santa Cruz), toccando importanti centri urbani: Salta, La Rioja, San Juan, Mendoza, San Rafael, Zapala, Neuquén, Bariloche, El Bolsón, Esquel, Perito Moreno, Gobernador Gregores, El Calafate, Rio Turbio, Rio Gallegos. Alcuni attraversati dalla Ruta 40, altri con deviazioni di alcuni chilometri. Giunto a Rio Gallegos, e a seconda della disponibilità degli sponsor e di una serie di variabili che, per ora, non sono valutabili, ritornerò a Nord risalendo la stessa 40 o, in alternativa, la Ruta 3 (quella che in direzione Sud arriva fino a Ushuaia) seguendo la costa atlantica.

Quasi 10.000 chilometri da fare in dieci-dodici settimane. 

Progetto Ruta 40

Di cosa hai bisogno, come ti possono aiutare nel tuo progetto?

La ricerca degli sponsor prevede la copertura di quattro punti fondamentali.

– Innanzitutto il mezzo di trasporto. L’idea è quella di affrontare la grande traversata non con un fuoristrada o un 4×4 modello “corriera-veicolo spaziale”. Con quello potrebbe farlo chiunque. L’idea è quella di partire con un auto normale, revisionata e pronta alla sfida, ma normale.

Le possibilità a cui ho pensato, per andare incontro ad eventuali sponsor (sponsorizzare un’auto non è una cosa banale) sono principalmente due. Un noleggio sponsorizzato, che preveda cioè la restituzione del mezzo alla fine del progetto. Oppure una sponsorizzazione “etica”, che mi permetta di lasciare l’auto a qualche istituzione o associazione che ne possa fare un uso sociale, una volta terminato il viaggio.

– In secondo luogo l’attrezzatura fotografica. Il viaggio potrebbe essere l’occasione per rivalutare la fotografia a pellicola. Nei miei lavori fotografici utilizzo entrambe le tecniche, digitale e pellicola. Ma data l’impronta on the road del progetto, sarebbe interessante mettere a disposizione del reportage fotografico il fascino e la spontaneità della pellicola. In questo caso la sponsorizzazione riguarderebbe qualche decina di rullini (circa 50-60 pellicole; chi usa la pellicola sa che, se va bene, risultano buone nemmeno la metà delle foto scattate). Sono infatti già dotato di buone macchine per la pellicola.

Nel caso si dovesse ricorrere al digitale i bisogni sarebbero legati più ad un paio di buone lenti e una full frame. Vi starete immaginando che mi voglio fare la macchina nuova a spese dello sponsor. Non è così: la formula sarebbe la stessa usata per l’auto, il “prestito” con restituzione o il poterla lasciare a qualche istituzione che ne faccia un uso utile alla comunità (potrebbe essere un museo, una scuola di fotografia)

– Terzo: l’esposizione fotografica. Per completare il lavoro fotografico sarebbe fondamentale che qualcuno mi aiutasse con la stampa delle foto (siano esse pellicola o digitale), e che ci fosse uno spazio con una certa visibilità dove poter esporre. Si potrebbe riflettere anche su una mostra itinerante.

– Quarto: una casa editrice pronta ad investire nel progetto. Anche qui verrà spontaneo al lettore e allo sponsor chiedersi: ti pubblico il libro aggratis e tu poi ci guadagni con la vendita? No, ovviamente rinuncerei a gran parte dei diritti d’autore per coprire l’investimento.

Il fine del progetto è insomma quello di poter raccontare e fotografare, far conoscere, far leggere, mostrare la storia di questa parte di mondo e le storie che la abitano. Il tutto con il minor impatto possibile e cercando di registrare una “perdita zero” per gli sponsor o investitori che crederanno nel progetto e vorranno appoggiarmi.

Ringrazio dunque sin d’ora chi vorrà contribuire a questa avventura.

Potete seguire Nicola nei link qui sotto:

www.facebook.com/progettoruta40

progettoruta40@gmail.com

www.flickr.com/photos/nicolaneso/sets

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