Progetto Happiness la ricerca della felicità di Giuseppe in giro per il mondo

Mi chiamo Giuseppe Bertuccio D’angelo, ho 30 anni e come diceva Albert Einstein: “Non ho talenti speciali, sono solo appassionatamente curioso.” Il 15 settembre scorso sono partito per un giro del mondo alla ricerca della formula della felicità e non mi sono più fermato. Ora, questa è diventata la mia missione: incontrare personaggi straordinari e imparare da loro tutte le sfumature della felicità. Potete seguire il mio progetto sul sito ProgettoHappiness.com e sul canale youtube dove trasmetto tutte le interviste

 

1. Come mai hai deciso di cercare la ricetta della felicità in giro per ill mondo?

Mi stavo allenando per partecipare all’Ironman, la gara di triathlon più dura al mondo. La preparazione atletica mi stava trasformando in un uomo più determinato, più costante e pronto al sacrificio. Era un allenamento così duro che coinvolgeva il fisico e la mente, ma meno lo spirito. Così, ho capito che l’avventura successiva si sarebbe dovuta incentrata sul vero scopo di ogni essere umano: trovare la felicità! Da qui ho cercato di creare un progetto che includesse tutte le mie passioni: il viaggio, la scoperta, la crescita personale e la mia curiosità insaziabile. Così è nato il Progetto Happiness!

2. Dostoevskij diceva “le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” cosa ne pensi?

Penso che sia molto vero, soprattutto perché la maggior parte delle persone che ho intervistato, includevano nella loro formula della felicità la famiglia. Erano persone diverse, di paesi lontani, con tradizioni e culture differenti, ma tutti uniti dall’importanza di condividere la loro felicità con i propri cari.

3. La tua prima parte del viaggio era raccontare storie di felicità nel mondo, come le individuavi?

Prima di partire ho passato un anno intero a individuare storie straordinarie che mi ispirassero e motivassero a saperne di più. Usavo tutti i social, blog online, magazine cartacei, documentari in tv per scovare personaggi unici. Ogni fonte era valida per trovare le mie preziose storie. In realtà però, col tempo ho capito che di storie ce ne sono infinite, anche nelle nostre città, nei nostri condomini, in casa, ma dobbiamo solo avere gli occhi curiosi per vederle.

4. La pandemia ti ha costretto a fare una deviazione tutta italiana, credi che raccontare storie di felicità italiane possa aiutare ad avvicinare le persone, a non sentirla come una meta irraggiungibile?

All’inizio virare sull’Italia mi sembrava una grande limitazione per il mio progetto, ma poi ho capito la grande occasione che si era creata da un imprevisto. Finalmente avevo la possibilità di non far sembrare così esotica o spirituale la ricerca della felicità, ma “alla portata di tutti”. L’obiettivo è sempre stato quello di incuriosire le persone sulle infinite sfumature della felicità e sul fatto che si possa imparare ad essere felici. Il giro in Italia mi ha aiutato a veicolare ancora più naturalmente questi messaggi.

5. Fai ad ogni persona le stesse 10 domande iniziali, (che ho fatto anche io), quale è il fine ultimo?

Le 10 domande sono nate dall’esigenza di dover confrontare le risposte dei vari personaggi tra loro per valutare come cambiava il concetto di felicità nel mondo. Proprio per questo motivo ho creato un questionario di 10 domande accessibili a tutti per le quali non c’è una risposta errata. Un capo tribù, un professore, un senzatetto, un miliardario, un monaco, un contadino analfabeta, ognuno di loro avrebbe gli strumenti per comprendere e rispondere alle mie domande. La felicità è un linguaggio universale ed è proprio questa la meraviglia del mio progetto.

6. È cambiato il tuo concetto di felicità in questo ultimo anno?

Assolutamente. Mi sono accorto che prima di partire mi immaginavo la felicità come un concetto unico: devo trovare quella cosa che mi rende felice. Mentre ora mi rendo conto che nella vita di ognuno di noi le fonti della felicità sono infinite e spetta solo a noi riconoscere quelle che abbiamo già e impararne di nuove.

7. Immagino tu lavori con un team, è sempre lo stesso, cambia a seconda del luogo?

Ho la fortuna di lavorare da più di un anno ormai con un gruppo di ragazzi che mi aiutano in tutto e per tutto. Sia tecnicamente e alcune volte anche moralmente. Non è sempre facile alzare l’asticella costantemente, ma se hai l’onore di avere al tuo fianco delle persone che credono in quello che fai e che ti vogliono bene, anche nei momenti più difficili, riesci ad uscirne fuori ancora più determinato.

8. Spesso intervisti personaggi anche molto importanti, come riesci ad arrivare a loro?

Chiedere, chiedere, chiedere. Per arrivare a Parmitano c’ho messo 4 mesi praticamente. Il segreto sta nel non fermarti al primo “no”, o alla non risposta. Io credo molto nel mio progetto e quando propongo un’intervista a una persona, la mia richiesta è ponderata. So che insieme possiamo fare un gran reportage e quindi so che nella mia proposta c’è del valore anche per l’altro. Molto spesso non ricevo una risposta, ma non demordo e trovo altri canali per far arrivare il mio messaggio.

9. Come possono aiutarti concretamente le persone a portare avanti questo progetto?

Semplicemente seguendomi sui social, maggiormente YouTube & Instagram, e anche sostenendo il progetto tramite Patreon dove la mia community diventa parte integrante del progetto.

10. Ci potrà mai essere una fine alla ricerca della felicità o vorresti far durare questo progetto il più a lungo possibile?

È una bella domanda che mi faccio spesso anche io. Potenzialmente potrebbe durare per sempre, ma sarà giusto seguire il corso degli eventi e se ci sarà la necessità di evolversi e cambiare lo farò senza troppe preoccupazioni. Ci sono troppe cose bella da fare nella vita e io ora ne sto facendo semplicemente una.
 

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