Sono Mirko Zeta Zambon, ho 26 anni e sono nato a Roncà, un piccolo paesino nella provincia di Verona. In Italia avevo il mio lavoro fisso, la mia bella vita, i soldi non mi mancavano e come tutti i ragazzi della mia età ho speso la mia gioventù tra party e amici. Tutto questo fino all’età di 22 anni quando ho iniziato a farmi le prime domande, le classiche domande che ognuno di noi si fa nei momenti no, una fra tante “SEI DAVVERO FELICE MIRKO?”. La risposta è stata NO e da quel momento ho iniziato a viaggiare, le mie avventure sulla mia pagina Facebook

1. Cosa ti ha spinto a prendere una decisione così drastica per la tua vita?

Non mi mancava nulla dalla vita, sia chiaro, ve lo posso assicurare e avevo e ho una famiglia alle spalle che mi ha sempre dato tutto ciò di cui avevo bisogno eppure c’era qualcosa che non andava. Non avevo più stimoli, i miei sogni stavano scomparendo e mi stavo piano piano ABITUANDO alla mia routine quotidiana. Esattamente ABITUANDO. E esattamente la parola che uso mia mamma quando finiti gli studi a 18 anni iniziai a lavorare “Vedrai che ti abituerai” mi disse. E per fortuna cosi non è stato perché un bel giorno, che in realtà è stato il peggior giorno della mia vita dentro alla mia testa, ho deciso di licenziarmi e prendere il primo volo per l’Australia la terra dei canguri. Era l’8 Marzo 2018 e da quel giorno non ho più smesso di viaggiare. Esattamente 25 mesi no stop.

2. Da qualche anno stai viaggiando per il mondo, ci racconti precisamente da quanti ed il tuo itinerario fino ad oggi?

Sono 25 mesi che sto viaggiando e iniziando dall’Australia ho viaggiato il Western Australia, Northern Territory, Queensland, New South Wales and Victoria per poi andare in Indonesia, India , Vietnam e ora Laos Cambogia Thailandia.

3. Come hai fatto ad organizzare un viaggio così lungo a livello lavorativo?

I soldi non fanno la felicità si sa, ma è anche vero che senza quelli non mi sarei mai permesso tutto ciò. Sono partito con un bel po di risparmi alle spalle, i quali mi hanno permesso di comprarmi subito un Van in Australia (scassato, che mi sono sistemato giorno dopo giorno con materiali di riciclo). Avendo quindi una “casa mobile” non dovevo più pagare affitti, bollette, hotel o ostelli ma solamente la benzina per spostarmi e il cibo per mangiare (pochi dollari al giorno perché il mio Van ha anche una “cucina”). Un grosso risparmio insomma. Ci tenevo a fare questa premessa perché è importante ed è la ragione principale che mi permette di viaggiare così tanto. Ovviamente i soldi prima o poi finiscono, purtroppo, quindi ho deciso di fermarmi ogni 4-5 mesi, lavorare 1 mese e poi ripartire. Sono uno chef/pizza chef, in Australia vengo pagato dai 30 ai 35$ all’ora, vale a dire 4500-5000$ al mese. Con questi soldi e con il mio stile di vita posso permettermi di viaggiare 4-5 mesi no-stop tranquillamente. Mi è capitato anche di fare il giardiniere, il muratore o lavorare in farm come raccogliere uva, pomodori, peperoni o ortaggi vari. Tutto questo per qualche giorno o quale settimana, in cambio di vitto e alloggio o in cambio di pochi dollari che mi permettessero di raggiungere la meta successiva.

4. Mentre eri in viaggio in Asia hai avuto una grossa disavventura in Laos ci racconti cosa è successo?

Mi trovavo in un piccolo villaggio vicino a Luang Prabang, sul fiume Mekong. Sto affrontando un viaggio importante che mi sta facendo crescere giorno dopo giorno. Ho voluto mettermi in gioco e mettere alla prova i miei limiti e le mie fragilità. Ho voluto quindi alzare l’asticella decidendo di partire per il Sud East asiatico percorrendo Vietnam, Laos, Cambogia e Thailandia in moto e in tenda, no ostelli, no hotel ma solo la benevolenza delle persone locali che mi aiutano. Come mostrato in questo video, sono stato accusato di aver fatto camping in un luogo sacro e sono stato tenuto in ostaggio tutta la notte da un gruppo di 30 persone armate.

5. In che modo si è comportata la Farnesina?

Come mostrato nel video, l’Ambasciata mi ha riso in faccia, e dopo avermi dato qualche consiglio inutile tipo “Fatti arrestare dalla polizia, non so cosa fare, non è mai successo” se ne è lavata completamente le mani e non l’ho mai più risentita. Fortunatamente ho registrato il tutto.

6. Come hai risolto questa situazione critica?

Arrivando a un accordo economico con le persone che mi tenevano in ostaggio, dando loro tutto ciò che avevamo nel portafoglio ovvero 100$. Ma a riguardo, come ti dicevo, sto preparando un nuovo video dove spiego bene come è andata a finire perché il giorno dopo sono tornato sul luogo dell’accaduto per chiedere i miei soldi indietro e ho scatenato l’inferno. Ahahahah. Che poi si è risolto in modo molto positivo. Da rapinatori che mi hanno tenuto in ostaggio si son trasformati in grandissimi amici.

7. Questa disavventura ha influito sulla fiducia nel viaggio?

Assolutamente NO! Infatti con questa intervista ci tengo a sottolineare che non voglio scatenare un un accanimento gratuito nei confronti di TUTTI gli abitanti del LAOS. ANZI. Né spaventare viaggiatori come me facendo passare un messaggio sbagliato, ovvero che il mondo è pericoloso da viaggiare. Nonostante quello che è successo voglio sottolineare che io sono ospite a casa loro e in qualche modo, seppur non volontario e consapevole, ho infranto le loro regole e ho mancato di rispetto ai loro credi e per questo faccio il mea culpa. Viaggiare vuol dire accettare il confronto e la differenza. Vuole dire essere consapevoli che chiunque in un Paese diverso dal suo è un OSPITE e a prescindere dai nostri credi DEVE PORTARE RISPETTO anche perché io ho scelto di viaggiare in questa maniera, io ho scelto di viaggiare senza comfort e io ho scelto di stare a stretto contatto con queste persone provenienti da piccoli villaggi dall’altra parte del mondo, dove per fortuna CULTURA E TRADIZIONI non sono ancora state perdute o peggio ancora svenduti in cambio di soldi, come è stato per altre parti dell’Asia. Delusione e rabbia assolutamente sì, ma son già passati. Anche questo fa parte di un viaggio on the road, zaino in spalla e la mia fiducia in questo viaggio non è assolutamente cambiata.

8. Quali saranno i tuoi spostamenti futuri?

Dopo il Laos, Cambogia e Thailandia per poi tornare in Australia a “riabbracciare” il mio Gingisbangi Van (è il nome del mio van) perché mi manca da viaggiare la parte Sud e la Tasmania e dopo volevo andare in Nuova Zelanda .

9. Quale sarà il segnale per far completare questa missione?

Il segnale per completare questa missione, è il mio più grande sogno, ovvero tornare in Italia a bordo del mio Van partendo dall’Australia, viaggiando mezzo mondo. Ci sto lavorando. Sono alla ricerca di qualche sponsor che mi aiuti a realizzare questo sogno.

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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