Matteo in viaggio in moto dall’Italia a Bali

Matteo, nato e vissuto a Rimini, ma con la perenne passione per le esplorazioni. Una vita direi normale, genitori, un fratello maggiore, scuola, università e poi lavoro. Ma qualcosa non andava.. dopo dieci anni di lavoro da dipendente era giunto il momento di dare una svolta, anzi forse era anche tardi.. E così una serie di circostanze fortunate (se la fortuna esiste) mi portano ad un cambio lavoro e ad un lunghissimo tempo libero per viaggiare davanti a me misurabile in 7 mesi, un’eternità paragonata alle classiche due settimane di ferie estive. E così moto sotto al sedere e reflex a tracolla si parte direzione lontano Est, esattamente il 13 novembre 2018. È possibile seguire il mio viaggio tramite i canali social Facebook and Instagram, entrambi con il nome Matthew on the road

1. Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo viaggio in moto fino a Bali?

La semplice voglia di viaggiare, di vedere e respirare luoghi mai visti prima e nel migliore modo che conosco: in sella alla mia moto. Perchè Bali, l’Indonesia e l’Asia. Perchè non ci sono mai stato, perchè è una meta molto lontana, perchè amo l’Asia dal lontano 2008 dopo il viaggio in India e Nepal intrapreso zaino in spalla con mio fratello e perchè l’Est è il luogo dove sorge il sole e per me ha sempre trasmesso un forte magnetismo.

2. Sei partito in inverno attraverso l’Asia centrale in moto quanto è stato difficile in termini di strade e freddo?

A pensarci ora, dopo oltre 30.000 km di strade in quasi 6 mesi di viaggio, tutto sembra semplice. Non sono ancora arrivato alla meta ma se qualcuno mi chiedesse di ripartire girerei la chiave del quadro con estrema serenità e sicurezza perchè una volta affrontati grandi ostacoli, o meglio dire grandi paure, tutto si rivela più semplice. Per motivi organizzativi sono partito con circa un mese e mezzo di ritardo e sulle montagne della Turchia ho trovato un clima tutt’altro che favorevole: vento e pioggia fino ad Ankara poi neve e circa zero gradi fino al confine con l’Iran. Tanta, tantissima pioggia per molti chilometri anche nel nord dell’Iran poi il clima man mano più favorevole scendendo verso sud-est. Ma la parte più pericolosa è stata l’India, un traffico pazzesco, tanta confusione e zero regole se non quella del più forte sulla carreggiata, ovvero il veicolo con maggiori dimensioni. La guida in notturna è stata uno dei più grandi errori del viaggio ma a volte inevitabile. Veicoli privi di luci che sfioravano gli specchietti e i bauletti della moto su entrambi i lati, cose belle solo da raccontare e da sconsigliare vivamente.

3. Come ti sei organizzato prima di partire?

Non molto bene direi. Fino all’ultimo non ero sicuro di partire e un problema con il visto Pakistano aveva messo in discussione tutto il viaggio. Le cose che principalmente ho organizzato sono la preparazione della moto (tagliando, gomme nuove e installazione di nuova attrezzatura da viaggio), il mio bagaglio compreso l’abbigliamento tecnico e, cosa più importante, tutta la documentazione per me e la moto, fondamentale per la realizzazione di tutto il viaggio.

4. Come è stata l’ospitalità che hai trovato?

L’ospitalità nei paesi attraversati è stata ben oltre le aspettative, a partire dalla Turchia fino all’attuale Malesia. Conosco abbastanza bene la cultura Islamica per via di precedenti viaggi e so quanto le persone siano gentili ed accoglienti, ma quello incontrato in paesi come Iran, Pakistan e Bangladesh va al di fuori dell’immaginabile. Ho incontrato persone veramente con un grande cuore e pronte a fare di tutto per farti sentire a tuo agio con continui gesti e doni tanto da crare a volto un poco di imbarazzo.

5. Quale paese ti ha stupito e perchè?

Direi Pakistan e Bangladesh che sono anche i paesi con la più bassa percentuale di turismo al mondo. Paesi che hanno tanto da offrire anche in termini di paesaggio e luoghi storici ma che per una serie di motivi legati principalmente all’immagine rilasciata dai media, sono temuti e quasi per nulla visitati. In Bangladesh sono entrato a contato con la comunità di bikers locali che ha segnato la fine della mia privacy e l’inizio della mia fama nel paese. In Bangladesh ero considerato un vero e proprio mito, primo perchè avevo deciso di visitare il paese (scelta scartata da molti viaggiatori), secondo perchè lo avevo fatto in moto, da solo e partendo dall’Italia. Non ho avuto un secondo libero, tutto il tempo della mia visita è stato dedicato ad incontrare persone, stringere mani, raccontare storie, condividere momenti e.. fare selfie!

6. Come hai fatto con i visti?

Ho fatto richiesta tramite un’agenzia per i visti di Iran, Pakistan e India. Per il Myanmar ho fatto richiesta online (facile e veloce) mentre per i paesi quali Bangladesh e Laos ho proceduto direttamente al confine pagando la somma dovuta. Thailandia e Malesia non necessitano visti mentre per l’Indonesia, paese in cui penso di viaggiare oltre un mese, mi sono recato direttamente all’ambasciata a Kuala Lumpur in Malesia per richiedere un visto turistico di due mesi.

7. Quanto costa viaggiare così?

Non costa molto e non costa poco, dipende ovviamente da come ci si organizza, da quanto ci si adatta e dal tempo che si ha a disposizione. Quest’ultimo fattore a volte non viene compreso perchè, paradossalmente, avere più tempo a disposizione significa avere anche più tempo per cercare e trovare una sistemazione economica ma allo stesso tempo valida, utilizzare internet e i social come ad esempio Couchsurfing e Facebook oppure entrare a contatto con le culture locali scambiando lavoro/aiuto per vitto e alloggio. Ad ogni modo, numeri alla mano, senza considerare la preparazione della moto, i visti, l’assicurazione di viaggio e il rientro in aereo, dai conteggi a grandi linee che ho fatto ad oggi, le spese si aggirano dai 500 ai 700 euro al mese tutto compreso (alloggio, pasti e benzina) variabili a seconda del costo della vita del paese, del prezzo della benzina e da quanto ci si vuole svagare. È chiaro che è possibile rimanere sui 500 e anche meno sacrificando comfort, piaceri e acquisti ma è anche facile superare i 700 lasciandosi andare in hotel, ristoranti, locali e shopping. Diciamo che cerco di mantenere il più basso possibile il budget di viaggio senza però sacrificare troppo la mia permanenza, soprattutto nei luoghi in cui non avrò sicuramente la possibilità di tornare a stretto giro.

8. Secondo te in termini di sicurezza quali sono i paesi più complicati?

Tra i paesi attraversati solo il Pakistan in cui è presente un protocollo di sicurezza che prevede la scorta armata dei viaggiatori, in particolare nella provincia del Baluchistan, ovvero quella considerata più a maggior rischio per motivi legati ad eventi terroristici e alla vicinanza con l’Afganistan. Ad ogni modo, polizia, militari e tutta il personale coinvolto nella burocrazia è stato estremamente cordiale e gentile e, anche se personalmente non posso escludere la pericolosità delle zone attraversate, posso però tranquillamente dire di non aver percepito alcun tipo di ostilità.

 

9. Sarà solo un’avventura o è l’inizio di qualcosa di nuovo per la tua vita?

Per me viaggiare non è solo un piacere ritagliato nel tempo libero ma bensì la vita. Una grande passione che ho deciso di non trasformare in lavoro (anche se nella vita non si sa mai) perciò dovrò meritarmi ogni minuto e soldo speso in questo per poter proseguire questo progetto di personale esplorazione del mondo ma anche di me stesso. Qualcuno ogni tanto mi chiede “quando torni alla vita normale?” e io rispondo che la vita è già cambiata, cambia ogni secondo e un viaggio del genere è un’iniezione concentrata di esperienze, le cose che possono capitarti in un giorno possono equivalere a quelle di un mese vivendo nei soliti contesti e la cosa più incredibile è che tutto passa così velocemente che pare di essere partiti solo qualche giorno prima e forse è vero che viaggiando si ferma il tempo è il corpo e la mente non invecchiano.
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