Luca Curti Gialdino da 240 giorni in giro per il mondo, obiettivo: 2 anni - Viaggiare da Soli | partire da soli | viaggio da solo | donne in viaggio da sole | viaggiare nel mondo

Ciao a tutti, io sono Luca, ragazzo romano di 26 anni con una laurea magistrale in economia nella mano sinistra ed una lista di 101 cose da fare prima di morire nella destra. In questo momento vi sto rispondendo dalla paradisiaca Kecil, piccola isola delle Perhentian Islands, in Malesia. Lo sapete? Oggi è il mio 240° giorno di viaggio. Proprio così, nel settembre scorso, ormai circa 8 mesi fa, ho mollato tutto e tutti e sono partito per un giro del mondo che finora mi ha portato a fare circa 35.000 km senza neanche un aereo in 12 diversi Paesi.

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1 In Italia i ragazzi della tua età fanno di tutto per cercare un lavoro che non trovano, come mai tu hai deciso di prenderti del tempo per fare il giro del mondo?

La risposta che mi viene da darti, forse in maniera un po’ provocatoria, è piuttosto semplice: “Perché no?”. Lo so che non si dovrebbe mai rispondere ad una domanda con un’altra domanda, ma per questa volta consentimelo dai. Durante il periodo della magistrale mi sono accorto che stavo investendo gli anni migliori della mia vita nel fare qualcosa che davvero non mi entusiasmava. Questo mi stava portando, lentamente quanto inesorabilmente, ad un senso di irrequietezza con cui era sempre più difficile convivere. Tutti abbiamo dei desideri, dei sogni più o meno grandi che per una ragione o per l’altra spesso decidiamo di chiudere dentro al “famoso cassetto” a prendere così tanta polvere che spesso finiamo con il dimenticarceli. Quello che ho fatto io non è stato, quindi, rifiutare un lavoro (anche se tecnicamente l’ho fatto dato che un paio di banche mi avevano, addirittura, chiamato a casa per fissare dei colloqui pro forma) ma piuttosto decidere di andare “controcorrente” e dare la priorità massima ai miei interessi e desideri. È così che è nata la mia lista di 101 cose da fare prima di morire. Detto tra noi, non sarò mai grato abbastanza a me stesso per aver avuto il coraggio di andare contro tutto e tutti e partire.

giro del mondo luca curti

2. Come si organizza un giro del mondo?

In realtà è più semplice di quello che si possa pensare, vi posso raccontare la mia esperienza se volete. Ho iniziato circa 5 mesi prima della partenza definendo, a grandi linee, il tipo di viaggio che avevo in mente: ovvero un giro del mondo. Sono sempre stato molto affascinato da Sud America ed Asia così ho deciso di focalizzarmi quasi interamente su questi 2 enormi continenti (che sono anche piuttosto economici), aggiungendo solo in un secondo momento Australia e Nuova Zelanda. Ho preso quindi una mappa e con una matita, come un bimbo, ho segnato le nazioni che mi incuriosivano maggiormente, unendo poi i punti e creando così un primo itinerario molto semplice. Subito dopo ho proseguito con l’approfondimento dei Paesi selezionati. Quest’ultimo non è un passaggio obbligatorio, lo ammetto, molti viaggiatori, ad esempio, preferiscono arrivare in un Paese e farsi guidare dalla corrente, ma io sono un curioso per natura e non ho proprio potuto fare a meno di divorare più blog e libri possibili sui Paesi che avevo deciso di visitare. Questo mi ha quindi portato a selezionare nel mio itinerario mentale anche un numero, più o meno variabile, di città per ogni nazione, aspetto quest’ultimo sinceramente non così negativo quando hai solo 30 giorni di tempo e non vuoi perderti per strada troppe cose (senza contare poi i miei agitatissimi parenti, niente rassicura di più una persona dei dettagli e averne così tanti, anche se potenzialmente variabili, li ha tranquillizzati non poco devo dire). Itinerario a parte, ho poi richiesto il passaporto (non ero mai uscito dall’Europa prima di questo viaggio, se non una volta in vacanza in Tunisia con i miei), i visti e i vaccini necessari. Sia coi visti (ho richiesto dall’Italia solo quello russo e quello cinese, difficilmente ottenibili alle rispettive frontiere) che coi vaccini (in linea generale ho fatto: varicella, febbre gialla, tifo, colera, epatite A e B), un mesetto, circa, è stato più che sufficiente (anche se per i vaccini meglio prendersene 2 di mesi, così da stare più tranquilli). A circa 2 mesi dalla partenza ho poi iniziato a comprare tutto l’occorrente per il viaggio, a partire dallo zaino, 70lt, trovato in offerta da Decathlon. Nello stesso periodo ho poi sistemato i conti bancari. Parlo al plurale perché ho optato per separare il più possibile i miei soldi ed evitare così di perdere tutto in un colpo solo alla prima rapina. Infine, ad un mese dalla partenza, mi sono informato e ho poi fatto un’assicurazione di viaggio (ho scelto quella di Europe Assistance). Grazie a questa organizzazione le ultime settimane le ho giusto passate a fare le prove dello zaino e, soprattutto, in compagnia di amici e parenti.

3. Hai una scadenza o torni quando ti finiscono i soldi?

Sotto questo punto di vista in realtà sono piuttosto libero. Certo, i soldi sono essenziali per continuare il mio viaggio, ma ne ho messi da parte più che a sufficienza per stare in giro almeno un anno intero senza dover lavorare. Prima di partire per quest’avventura alla mia famiglia ho detto che non mi sarebbe dispiaciuto rientrare nel giro di 2 anni (secondo dei quali ho intenzione di passarlo in Australia, con un visto working-holiday, così da rifiatare un minimo e, con un po’ di fortuna, rimpolpare anche il mio tesoretto). Ho detto loro così perché sono partito il 15 di settembre, ovvero 3 giorni dopo il mio compleanno, e penso sarebbe davvero carino rientrare intorno a quella stessa data per festeggiare insieme a loro e agli amici di sempre non solo il mio ritorno ma anche il mio compleanno stesso, una super combo in pratica. Quindi, per rispondere alla tua domanda, mi sono dato orientativamente circa 2 anni, che possono quindi essere di più come di meno. Ovviamente per stare in giro più a lungo dovrò continuare a rispettare il budget di circa 600 euro mensili (20 euro giornalieri) che mi sono prefissato.

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4. Come hai gestito la decisione con i tuoi genitori?

Quando gliene ho parlato la prima volta, ad essere onesto, credevano scherzassi. In famiglia sono un gran burlone, quindi non era certo così assurdo credere che si trattasse solo di un gioco. Ma non lo era e quando se ne sono accorti ci siamo messi a tavolino e abbiamo iniziato a parlarne più seriamente. In sostanza non capivano e non accettavano del tutto la mia scelta, soprattutto l’intenzione di stare via così a lungo, per cui per diversi mesi hanno cercato di farmi cambiare idea. Ma io sono abbastanza irremovibile quando prendo una decisione e la mia fortuna più grande è che i miei genitori (e, in generale, la mia famiglia) nutrono una profonda stima nei miei confronti e nelle decisioni che sono solito prendere. Così alla fine non solo mi hanno fatto partire (anche se, ovviamente, non a cuor leggero) ma all’oggi sono i miei primissimi fan! Li sento ogni giorno e sono tutti molto entusiasti di me, specialmente perché vedono che sto bene e non sono mai stato più felice di così.

5. Ad oggi quali sono le 3 cose più importanti che hai imparato?

È una domanda davvero molto difficile sai. Questo perché non c’è giorno che non impari qualcosa di nuovo su me stesso o sul mondo che mi circonda. Questa esperienza mi sta regalando tantissimo e se mi guardo indietro quasi non riesco a credere di essere cresciuto così tanto in così poco tempo. Una cosa molto importante che questo viaggio mi ha certamente insegnato è che “poco è meglio” se sai come fartelo bastare. È incredibile, infatti, quante poche siano le cose di cui abbiamo davvero bisogno per vivere una vita felice. Me ne sono accorto in Cambogia, all’inizio del mio terzo mese di viaggio. Alcuni dei vestiti e degli accessori che ritenevo vitali e che mi ero portato dietro per questa ragione non erano mai stati tirati fuori dallo zaino neanche una volta per sbaglio (sorpreso positivamente dalla cosa lo stesso giorno decisi di rispedirle immediatamente a casa in un pacco). Un’altra cosa molto importante che ho imparato è che i giorni volano quando sono tutti uguali, cosa che a me non accade ormai da circa 8 mesi. Da quando son partito sento il lento passare di ogni singola ora della giornata e questo è assolutamente incredibile! Ho davvero capito quanto sia importante concentrarsi sul presente e viverlo pienamente, dando valore ad ogni istante. Non immagini neanche quante vite mi sembra di aver vissuto quando mi guardo indietro e ripenso agli scorsi pienissimi mesi. Una terza cosa che ho imparato, forse la più importante, è che quando parti molte delle tue certezze vanno a farsi friggere. Questo può destabilizzarti, forse, un pochino all’inizio, ma se sei pronto ad ammettere che le tue idee erano sbagliate o che possono essere migliorate e farti così crescere, beh, sei semplicemente a cavallo. È quello che è successo a me durante un corso meditativo Vipassana di 10 giorni in un monastero thailandese, la mia vita, da allora, non è più la stessa.

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6. L’incontro che ti ha dato di più?

Leggendo la tua domanda, per un istante, mi è passata davanti agli occhi una carrellata, neanche troppo corta, di volti. Sono tutti volti di persone conosciute in questo giro del mondo. Lasciamelo dire, son stato davvero molto fortunato. Durante questo viaggio ho avuto il piacere di conoscere persone straordinarie che mi hanno davvero dato moltissimo: viaggiatori, monaci, contadini e chi più ne ha più ne metta. Ma al cuor non si comanda ed una, in particolare, mi ha segnato davvero tanto. Il suo nome è Andreas, Andy per gli amici, ragazzo tedesco di Francoforte di 33 anni che ho avuto l’immensa fortuna di conoscere a Guilin, in Cina. Stavo viaggiando con una ragazza colombiana davvero bellissima e avevamo dei piani speciali per il week-end, ma poi in ostello ho conosciuto Andy e dopo una cena spassosissima insieme a base di zampe di rana, lumache e serpenti alla griglia (nel menù c’erano, giusto per darti un’idea di dove eravamo finiti, palle e pene di toro, che abbiamo visto e fotografato) ho deciso senza alcuna incertezza di lasciare la povera, sexy e anche molto incazzata colombiana e seguirlo a XinPing, piccolo villaggio cinese sperduto tra le verdeggianti colline (il paragone con Avatar non è un’esagerazione, credimi). Si dice che “quando l’allievo è pronto il maestro appare” ed è proprio quello che è accaduto a Guilin con Andy. Ho passato con questo ragazzo 6 giorni incredibili ed in un tempo così breve mi ha insegnato quella che ho definito “la vera arte del viaggiare”, appresa in circa 12 anni di viaggi in giro per il mondo. È incredibile quante cose abbia imparato da lui. Credo che niente accada davvero per caso e averlo conosciuto ha sul serio dato tutto un altro sapore alla mia avventura, non gli sarò mai grato abbastanza per questo.

7. In che modo pensi che questa esperienza possa aiutarti anche da un punto di vista professionale in futuro?

Ti dico la verità, non ho mai pensato a questo viaggio come ad uno strumento che potesse aiutarmi da un punto di vista professionale in futuro, ma ho due lauree in economia, la prima in politica internazionale, la seconda in strategia e management, quindi, se ad esempio volessi analizzare questa mia incredibile esperienza sotto questi due profili, sicuramente potrei affermare di essere migliorato davvero tanto sotto molteplici punti di vista come: capacità comunicative, indipendenza, capacità d’adattamento, spirito d’iniziativa, capacità di negoziazione, flessibilità, capacità di pianificazione, autosufficienza, capacità d’improvvisare ecc.. tutte qualità che ritengo molto utili, soprattutto se vuoi essere un manager di un certo livello.

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8. La paura più grossa che avevi prima di partire e come si è rivelata?

Sono una persona piuttosto razionale, chiunque mi conosca almeno un po’ può confermartelo. Come tale, in genere, le mie paure preferisco affrontarle di petto e risolverle al volo. Ho detto in genere però. Questo perché ne ho una irrazionale che mi porto dietro da tanti anni e con cui, neanche a farlo apposta, ho dovuto fare i conti quasi ogni giorno durante questo viaggio. Se presa con le pinze, si potrebbe quasi dire che soffro di “Harpaxofobia”, la paura ingiustificata di essere derubato. Puoi immaginarti, quindi, cosa volesse dire per me, ad esempio, pensare di lasciare uno zaino pieno di vestiti in un dormitorio alla portata di persone di cui non sapevo assolutamente nulla. Pura utopia!

Ricordo ancora come all’inizio del mio viaggio, ogni qualvolta dovessi uscire, portassi con me praticamente tutto, lasciando in camera solo pochi vestiti. Poi però, con l’andare avanti della mia avventura, ho iniziato a rilassarmi e, soprattutto, a fidarmi degli altri viaggiatori zaino in spalla come me. Devo ammettere che dopotutto non è stato poi così arduo farlo. Tra backpackers vige come una sorta di regola sacra non scritta, per cui tutti (o quasi) rispettano le cose di tutti. Se prendessi un aereo e imbarcassi la mia valigia passerei sempre l’intero viaggio a pensare che qualcuno l’abbia aperta, trafugata o direttamente presa e fatta sparire nel nulla, ma direi comunque che sto facendo qualche progresso, ad esempio il mio zainone pieno di vestiti è, senza problemi, sempre alla portata di tutti (e la cosa non mi dà preoccupazioni) e spesso mi capita di lasciare, in presenza di altri viaggiatori, il mio cellulare su un tavolo o il mio portafoglio/computer in bella vista sul letto per andare a fare una doccia, cose davvero impensabili fino a 8 mesi fa.

9. Una cosa che non ti piace del viaggiare da soli?

Sai, è una domanda che mi sono posto spesso. Mi è capitato, non di rado, di condividere una parte del mio viaggio con qualcuno e devo dire che l’esperienza è stata, quasi la totalità delle volte, estremamente piacevole. Però, inevitabilmente, dopo qualche giorno in compagnia il desiderio di tornare a viaggiare da solo si ripresenta in me in maniera sempre molto forte. Questo perché mi piace davvero moltissimo viaggiare da solo, più che un peso è una vera e propria liberazione. Una risposta, magari non troppo profonda, alla tua domanda però ce l’ho. Esiste una cosa che non mi piace molto del viaggiare da solo: “I SELFIE”. A Roma non ero proprio quello che si può definire un “selfie addicted”. Purtroppo però, da quando sono in viaggio, il selfie, o autoscatto che dir si voglia, è diventato una vera e propria necessità per avere qualche foto ricordo discreta. Questo perché spesso le persone a cui chiedi di farti una foto non hanno mai tenuto in mano una fotocamera o hanno un’idea di fotografia, per così dire, estremamente diversa dalla tua. In ultima analisi, quindi, non posso dire seriamente che ci sia qualcosa che non mi piaccia del viaggiare da solo, ma, senza dubbio, viaggiare con un amico o, comunque, con un compagno ti assicura, quasi certamente, scatti più carini.

10. Progetti per il futuro?

Come detto in precedenza il mio ritorno è, almeno sulla carta, ancora molto lontano. Non ti nego che nuove idee e progetti in testa me ne vengono quasi ogni giorno, ma per il momento non me ne curo troppo. Molte cose sono già cambiate in questi quasi 8 mesi di viaggio e molte altre sicuramente cambieranno. Una cosa però mi sento di dirtela, ogni giorno questa incredibile esperienza mi dà nuove conferme e ulteriori interessantissimi input, rendendomi sempre più sereno e felice. Non ho idea di cosa mi riserverà il futuro ma di una cosa sono certo al 100%: “DA UN VIAGGIO DEL GENERE NON SI TORNA INDIETRO”.

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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2 Commenti

  1. Avatar

    Pretty look and so cute pics!
    Have a nice day!
    Blamod

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  2. Avatar

    “i giorni volano quando sono tutti uguali”… niente di più vero! in bocca al lupo per l’esperienza e buon viaggio!!!

    Rispondi

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