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Libero di viaggiare insegnando nelle scuole!

[box style=’info’] Mi chiamo Jack, sono ticinese, da sempre appassionato di viaggi, fotografia e calcio, sono alla ricerca della formula perfetta per vivere viaggiando. Ho giurato amore eterno al “viaggio” da quando ha cambiato il mio concetto di “normale” e “logico”. Docente di formazione, viaggiatore di professione. Ho un blog dove racconto le mie avventure Libertad Viajera è in italiano e spagnolo! [/box]

1. Cosa ti ha spinto a lasciare la tua casa così giovane vivere in giro per il mondo?

La mia regione non offre molte possibilità per studiare quindi, dopo il liceo, molti di noi si trasferiscono nella Svizzera francese o tedesca per l’università. Quello, e i tre mesi passati in California appena prima di iniziare l’università, hanno marcato per me un punto di non ritorno. Vivere da solo, in città nuove dove si parlava una lingua diversa dalla mia è stato il primo passo. In seguito, la voglia di conoscere situazioni e culture nuove mi ha spinto fino in Spagna dove ho vissuto qualche anno terminando gli studi. Da Salamanca sono passato a Managua e ora momentaneamente negli Stati Uniti. Il contatto con persone cresciute in contesti diversi dal mio mi hanno aperto un mondo nuovo al quale non poso più fare  meno. Il Ticino e la Svizzera saranno sempre casa mia, ma da qualche anno sento il bisogno di scoprire cosa c’è oltre i confini di quell’isola felice.

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2. Credi che il Centro America abbia uno “stato emotivo” comune o che ogni paese sia un mondo a parte?

Che i paesi centroamericani hanno molte cose in comune non lo discute nessuno. Probabilmente una certa ignoranza – rispetto alla loro storia e alle loro origini – ci spinge a considerarli tutti uguali, come un blocco omogeneo. È vero che in gran parte condividono gastronomia, abitudini e caratteristiche geografiche. Spesso pure la situazione sociale è simile. Per questo, in un certo senso credo che si possa effettivamente parlare di “stato emotivo” comune. Sono latini e appartengono al grande “stato” latinoamericano. Ciò nonostante, esistono grandi differenze che rendono il Nicaragua, il Guatemala o Panama paesi indipendenti e, come dici bene te, mondi a parte. Per fare solo un esempio. Nicaragua e Costa Rica presentano una geografia molto simile. Eppure la storia ha fatto sì che le spiagge e le riserve naturali costaricane siano visitate in massa dai turisti durante tutto l’anno. Il paese vive di queste entrate. Al contrario, la costa caraibica nicaraguense è completamente rurale e non esiste praticamente nulla preparato per il turista. Decenni di dittatura e una rivoluzione hanno messo in ginocchio il Nicaragua marcando ancora di più lo stato d’arretratezza economico e sociale. Non per niente questi due paesi – sempre in disputa per qualche fiume o pezzo di territorio – rappresentano i poli opposti del livello sociale del subcontinente. Questo per dire che uno stato emotivo comune non significa necessariamente che Belize (dove la lingua nazionale è l’inglese), Guatemala (per un buon 66% maya), El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama (importante centro economico) siano un’identità unica.

3. Dove sei stato in Centro America, potresti darmi una sensazione per ogni paese?

La mia base era Managua e il Nicaragua è il paese al quale mi sono avvicinato maggiormente. Vediamo, questa volta sarò conciso.

Nicaragua: un paese con un enorme potenziale che soffre infinitamente le ferite del passato recente.

Guatemala: mi ha incantato la cultura maya presente praticamente dappertutto.

Belize: il paese più curioso di tutti. Un incredibile miscuglio di cultura maya, afro-caraibica e ispana.

El Salvador: mi ha fatto scoprire le pupusas – una massa farina di mais ripiena di formaggio o carne – e lo ricorderò per sempre per questo.

Honduras: sul bus per Tegucigalpa ho conosciuto un coyote, uno di quelli che “aiuta” la gente a raggiungere illegalmente gli USA. Una storia incredibile. È un paese afflitto dal problema delle maras – le bande organizzate – che si fanno la guerra per il controllo di un territorio e del commercio di droga.

Costa Rica: in molti aspetti è il paese meno centroamericano dei sette.

Panama: mi sono innamorato di San Blas e soprattutto della tenacità degli indios Kuna nella difesa dei loro territori.

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4.Cosa ti ha insegnato lavorare in una scuola in Centro America?

Molto più di quello che sono riuscito a insegnare io ai bambini, penso. Eheheh! Scherzi a parte, mi sono ritrovato in un contesto in cui niente si può dare per scontato: né il materiale scolastico (che spesso veniva a mancare), né il cibo o le infrastrutture. Soprattutto ho imparato che il modo di interagire con la gente, di porre una domanda o affrontare una questione cambia a dipendenza dei luoghi. Troppo spesso in Nicaragua avevo l’impressione di trovarmi di fronte gente con un complesso cronico d’inferiorità verso il “gringo”, l’uomo bianco. Questo li portava a recepire  un commento innocente come un giudizio.

5. L’incontro per te più importante dell’anno?

Guarda, più che un incontro, credo che quest’anno ho auto la straordinaria fortuna di fare più incontri importanti. A Managua vivevo in casa di una signora – ex guerrigliera, fonte infinita di storie e amante alla morte della sua Nicaragua -, che mi ha trattato come un figlio. A Cartagena ho passato dieci giorni con alcune delle persone che più hanno influito sulla mia persona. Questi incontri mi hanno in parte cambiato e il loro essere così speciale sto cercando di farlo mio, giorno dopo giorno. La cosa bella è che alla fine dell’anno mancano ancora due mesi! 

6. Cosa si prova dal passare dal Centro America al Missisipi?

È un salto da un mondo all’altro. È una cosa scontata da dire, ma è davvero così. In Mississippi tutte quelle comodità che abbiamo di solito in Europa e che a Managua non mi sognavo nemmeno (come l’acqua o infrastrutture e servizi finora sempre decenti). Allo stesso tempo ci sono grandi differenze, spesso molto curiose, rispetto all’Europa che conosciamo grazie a Hollywood e alle serie della televisione. Su questo tema vorrei scrivere un post prossimamente. Uno dei cambi maggiori tra Managua e Hattiesburg è sicuramente la sicurezza generale che nella capitale nicaraguense non sanno nemmeno cos’è. Una delle cose che mi sta costando di più assimilare è che le città sono costruite in funzione dell’automobile. Muoversi a piedi è quasi impossibile.

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7. Nel 2014 vivrai in Ungheria, sulla base di cosa scegli dove spostarti?

Dipende. Le ultime tre destinazioni, Ungheria compresa, sono frutto di altrettante ragioni. In Nicaragua ci sono stato per il Servizio Civile svizzero e grazie alla mia formazione universitaria ho avuto la fortuna di insegnare in una scuola elementare per 5 mesi. Fino a inizio gennaio sarò negli USA perché la mia ragazza ha ricevuto una borsa di studio alla USM. Questo periodo mi permetterà di partecipare a qualche corso online d’insegnamento dello spagnolo e di scrittura di viaggio. Inoltre potrò migliorare il mio inglese. In Ungheria ci andrò grazie a una borsa di studio europea chiamata Comenius e pensata per neo e futuri professori. Si tratta di una specie di stage e intercambio culturale allo stesso tempo. Come vedi la destinazione, per il momento, dipende dalle opportunità che si vanno creando.

8. Ti è mai capitato di avere un preconcetto su un paese che poi è svanito dopo esserci andato?

L’ho detto qualche volta nei miei post, penso sia impossibile partire per un posto con la mente vergine di qualsiasi idea preconcetta. Internet, i libri, gli stereotipi in generale disegnano per noi una bozza di quello che pensiamo di trovare all’arrivo. Sono pochi i posti che si salvano da questa regola non scritta. Mi dicevano che la gente nel Salvador non era amichevole ma io ho conosciuto solo a brave persone. Gli Stati Uniti poi è impossibile affrontarli senza preconcetti, no? Anche della gente di qui non mi avevano parlato molto bene ma per fortuna anche in questo caso mi sembra che si siano sbagliati.

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9. Molti pensano che per poter lavorare viaggiando si debba fare per forza un lavoro on line, tu hai trovato la tua dimensione concreta come hai fatto?

A essere del tutto sincero, penso di essere ancora alla ricerca della “formula magica”! Sempre che ne esista una. Il fatto di poter insegnare lo spagnolo (oltre che all’italiano) mi permette di non dover cancellare nessuna parte del mondo dal mio bloc notes. Senza smettere di sfruttare questo asse nella manica, vorrei poter iniziare a farmi spazio nel complicato mondo dei blog di viaggio. Da qualche mese ho creato Libertad Viajera, dove scrivo in italiano e spagnolo. Non vedo il blog come fonte d’ingresso diretto ma piuttosto come una forma indiretta di opportunità lavorative, tipo collaborazioni con riviste di viaggio, altri blog, ecc.

10. Cosa porti sempre con te in ogni paese ?

La mia Nikon e la voglia di continuare a scoprire il mondo. Ah, e alcune mie foto da lasciare alla gente che consoco lungo il cammino. 😛

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