Intervista a Riccardo, un anno sabbatico non bastava, meglio due!

Intervista a Riccardo Caserini, di AnnoSabbatico.it  uno dei pochi italiani che ha avuto il coraggio di prendersi due anni sabbatici e l’abilità di farne diventare un libro di successo: Mollo tutto e parto!..ma prima o poi ritorno!

1.    In che momento della tua vita ti trovavi quando hai deciso di mollare tutto e partire?

La prima volta ero alla mia prima esperienza di lavoro dopo l’università e lavoravo in banca. Ho iniziato a sentire il desiderio di fare qualcosa di più rispetto al percorso che avevo seguito fino a quel momento. La seconda, ero rientrato in Italia e lavoravo in una società di consulenza. Ho risentito il bisogno di partire, forse per concludere l’esperienza del primo ‘viaggio’ che avevo solamente messo in ‘pausa’.

 

2.    Quanto tempo sei stato fuori e che itinerario hai fatto?

La prima volta sono stato qualche mese in California, dove ho cercato lavoro, studiato la lingua inglese e vissuto in casa di Americani, e poi mi sono trasferito a Londra dove ho lavorato in un negozio di abbigliamento. Ero interessato a vivere in modo il più ‘libero da responsabilità’ il periodo che stavo trascorrendo nella capitale Inglese.

La seconda volta avevo qualche disponibilità economica in più e ho viaggiato a trovare amici (che nel frattempo erano tornati a casa) e fare surf in California, Messico, Nuova Zelanda, Australia, Hawaii. In enrambi in viaggio sono stato via poco meno di un anno.

3.    Come hai organizzato le cose prima di partire?

Giusto il biglietto aereo, i visti necessari, eventuali vaccinazioni e il pernottamento per le prima due notti. Ho sempre cercato di lasciare il resto non organizzato per poter godere in pieno della libertà che mi stavo concedendo.

4.    In cosa sei cambiato mentre eri fuori?

Quando si viaggia soli per lunghi periodi di tempo si inizia ad osservare ciò che succede con occhi diversi e, giorno dopo giorno, qualcosa succede. E’ difficile da descrivere, ma per dare l’idea è come avere ogni tanto momenti di maggiore lucidità e ‘presenza’ fino a che questa sensazione diventa costante.

5.    Come è stato tornare indietro e ricominciare la tua vita? con che approccio l’hai ripresa?

La prima volta non sarei forse dovuto tornare così presto ed il rientro è stato molto duro. Ho cercato di vivere ogni giorno come se fossi ancora in viaggio ed anche l’esperienza del rientro è stata molto importante.

La seconda volta, invece, è successo in modo facile e sentivo che potevo rientrare. E’ stato, quindi, molto più semplice ‘rientrare’. Si rivede comunque tutto con occhi diversi e tornare non significa ritornare esattamente nella stessa posizione di prima.

6.    Perché secondo te in Italia non è visto bene un gap year a livello lavorativo e nel resto del mondo è normale, anzi ha spesso un valore positivo in un CV?

Credo che dipenda dalla nostra cultura fortemente conservatrice e un pò bigotta. Siamo poco pragmatici, non guardiamo le opportunità valutandone i pro ed i contro, in modo oggettivo. Le nostre valutazioni sono sempre influenzate da quello che pensano gli altri, da quello che ci si dice essere giusto o sbagliato, ecc. Un esempio:  non vi è mai capitato di vedere sfrecciare un’auto ad alta velocità con bimbi non legati a bordo? Scena normale e .. folle! Viene invece visto come pazza una persona che valuta la sua situazione, decide che vorrebbe qualcos’altro e si organizza per farlo. Le cose, però, stanno iniziando a cambiare anche da noi.

7.    Quale è stato il momento più difficile?

Inaspettatamente i primi giorni, anche nel secondo viaggio. Infatti, siamo molto abituati alle nostre ‘to do’ da fare, alle nostre agende ed al cellulare che squilla. Sono disturbi, ma anche fonti di ‘stabilità’. Quando ci troviamo senza questi appigli siamo persi. Ma è una sensazione che passa, concediamoci qualche giorno vissuto alla ‘giornata’, senza fare piani e da lì inizia il vero viaggio!

8.    Quale era la tua emozione dominante nel viaggio?

La sopresa. Ogni giorno era qualcosa di nuovo, non perché facessi sempre cose straordinarie, ma per l’atteggiamento con il quale le affrontavo.

9.    Perché hai deciso di farne un libro?

Qualche anno dopo essere rientrato dal secondo sabbatico, un amico che era in una fase di riflessione, mi ha invitato a farlo dicendomi che la mia esperienza e le mie parole gli erano state di grande aiuto e che potevano avere lo stesso effetto verso tutte le persone che si trovano in questa fase. Ho scoperto poi che queste persone sono tantissime.

 

10.  Quale è il potere di un anno sabbatico?

Di farti vedere che si possono realizzare tanti sogni e che dipende solamente da noi. E’ una sensazione di forte responsabilità e libertà che ci permette di guardare e guidare con più consapevolezza la nostra vita.

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1 comments on “Intervista a Riccardo, un anno sabbatico non bastava, meglio due!
  1. L’anno sabbatico penso sia un’esperienza indimenticabile che tutti dovrebbero fare: oltre a far crescere fa’ capire differenti culture aprendo orizzonti e con essi anche la mente!

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