Ciao, sono Alessandro, pugliese doc; lavoro nel mondo dei viaggi e turismo da circa 20 anni, sono un contrabbassista swing ed istruttore federale di Nordic Walking, una disciplina sportiva che pratico nel mio territorio. Amo viaggiare ed ospitare, confrontarmi con esperienze e persone di differenti paesi e culture.

  1. Cosa ti ha spinto a iniziare questo viaggio così intenso?

La domanda più difficile alla quale rispondere è stata, ed è: “Perché?”

Perché partire con una bicicletta pesante (una normalissima Trekking Bike in acciaio), in solitaria, a gennaio, dalla Puglia fino alla Polonia nel cuore freddo d’Europa, per portare una piccola (ma resistente) piantina di ulivo da regalare al Memorial Museum di Auschwitz-Birkenau? Probabilmente, non c’è ancora una risposta definitiva ed assoluta, forse la risposta la troverò con il tempo o forse non ci sarà mai una risposta. Ma volevo e dovevo farlo, per me stesso ma anche per tutto ciò che stava e sta accadendo in Italia, in Europa, nel Mondo. Solo un mese e mezzo prima, c’era stato l’attentato al Bataclan di Parigi e l’Europa era piombata nella paura e nella chiusura, nell’avversione verso tutto ciò che era considerato diverso. Similitudini, seppur con dovute differenze, con l’avvento nazista e fascista, indubbiamente.

  1. Avevi già viaggiato in bicicletta così a lungo?

Premettendo che sono un camminatore (ho percorso l’intera Via Francigena, da Canterbury a Roma, nel 2012, per 2100 km e 3 mesi di cammino) più che un ciclista, il viaggio in bici più lungo che ho effettuato è stato in Francia, circa 20 anni fa, lungo i Castelli della Loira.

  1. Come mai hai scelto di farlo in inverno, è stato duro come te lo aspettavi?

Il viaggio aveva, tra i suoi scopi, quello di arrivare ad Auschwitz (Oswiecim, il nome reale della città) entro il 27 gennaio, Giorno della Memoria, data in cui – nel 1945 – l’esercito russo entrò nel Lager, abbattendo i cancelli e liberando i pochi prigionieri superstiti. In quella data, 27 gennaio 2016, consegnai l’alberello d’ulivo pugliese nelle mani di uno dei responsabili del Campo di sterminio Auschwitz-Birkenau. Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, ebbene quello del 2016 fu un inverno mite, in tutta Europa. Tranne in alcune zone (es montagne della Croazia), riuscii a pedalare anche in presenza della neve e temperature rigide (in confronto a quelle pugliesi), ma fu comunque duro ed a tratti rischioso per il traffico veicolare.

  1. Quale è il messaggio dietro al tuo viaggio?

Un piccolo gesto, un progetto semplice ma con un messaggio forte, che arrivasse dritto al cuore ed alla mente di chi mi ha seguito: una bicicletta, un piccolo ulivo, la musica, un viaggio e la determinazione di arrivare alla meta possono smuovere alcune coscienze, possono provare a cambiare qualcosa, anche se infinitamente piccolo. Il tempo mi dirà se ci sono riuscito e se il seme sta germogliando.

  1. Durante il percorso hai incontrato rifugiati? Hai portato la tua idea alle persone che incontravi?

Come ho raccontato nei miei post, su Fb, durante il viaggio, ho incontrato una famiglia afgana (papà, mamma e figlioletta), ospiti di una famiglia austriaca da alcuni mesi, la quale li stava aiutando ad integrarsi lentamente, soprattutto con la lingua tedesca. La piccola aveva iniziato ad andare alla scuola materna ed era un portento, già comunicava tranquillamente con i suoi compagni. Quella sera, anch’io ospite (ho usato spesso il sito couchsurfing per l’ospitalità notturna, esperienza che consiglio vivamente), cenai con loro mangiando piatti tradizionali afgani, preparati dalla mamma. Fu davvero un’esperienza indimenticabile.

Ho raccontato del mio viaggio e dei valori che, con esso, portavo, a tutti coloro che incontravo ed avevano piacere di ascoltare. Terribile, invece, la vista di alcuni campi di “accoglienza”, costruititi ai confini dei paesi balcanici attraversati.

  1. Hai portato un ulivo pugliese ad Auschwitz, momento molto emozionante ce lo vuoi raccontare?

Come potrei dimenticare quel momento? Non riuscivo a parlare, in inglese, per l’emozione. Ero davanti al cancello d’ingresso al Lager, con la celebre scritta che ci sovrastava: “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi.

La consegna dell’ulivo fu un momento a dir poco emozionante, la finalizzazione di un viaggio duro e di un progetto accarezzato per tanto tempo. Raccontai in breve la mia esperienza e lasciai l’alberello, accarezzandolo per l’ultima volta, gelosamente custodito e protetto da me lungo il percorso.

Presenti con me, uno dei Direttori del Museo dell’Olocausto, un addetto stampa del lager, alcune radio locali e nazionali (es. Radio Krakow, dove il giorno precedente si tenne il concerto Puglia to Auschwitz), i miei grandi amici Giuseppe Bassi e sua moglie Scerù, entrambi contrabbassisti, che vennero a Cracovia per accogliermi al mio arrivo e suonare al suddetto concerto, la mia amica Kasia Cygan, di Cracovia, che mi accolse in casa sua ed organizzò il concerto. Li ringrazio ancora, così come ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in ogni modo, da Maddalena Pasquino (la mia compagna) ai miei genitori, da Paolo Racano (che si è occupato di tutta la parte grafica e della comunicazione) ai ragazzi di In Itinere e Cammini di Puglia, dai cittadini del mio paese agli amici e soci della Nordic Walking Sud Asd.

  1. Secondo te perchè la gente sta già dimenticando l’orrore dell’indifferenza tornado indietro con i comportamenti?

Abbiamo paura di tutto ciò che non comprendiamo o che ci fa comodo non comprendere, ora come allora e ci rifugiamo in comportamenti di odio ed intolleranza. Abbiamo sempre bisogno di identificare un nemico per giustificare i nostri fallimenti, allora ebrei, zingari, ecc. ora africani, arabi, ecc. Ma il seme è sempre lo stesso. L’unica arma in nostro possesso, per fronteggiare questa paura e – peggio – indifferenza, è la cultura, il confronto, la condivisione ed il viaggiare. Sono potenti antidoti, è certo.

  1. Questo progetto continuerà in qualche modo?

Certamente, nella mia mente e nelle mie azioni non è mai finito, anzi continua ogni giorno, anche se è davvero difficile. In progetto un nuovo viaggio in bici, questa volta verso sud…molto a sud: Puglia to Lampedusa, via Riace. Ma di questo, magari ne parleremo in altra occasione 😊

  1. Cosa hai imparato da questa impresa così forte?

Innanzitutto, che è possibile portare avanti un’idea ed un progetto, se la motivazione è realmente forte, nonostante tutti ti dessero del pazzo e sconsigliassero, visto il periodo (inverno), i luoghi (Europa centrale) ed i recenti accadimenti (attentati). Mi chiamò anche la Farnesina per convincermi a non partire, ma divenne poi un viaggio straordinario. Ho imparato, ma non fu una cosa nuova, che se ti avvicini e accosti  con gentilezza a chi incontri, di rimando ottieni lo stesso risultato. E che l’ulivo pugliese è una pianta davvero forte, resistendo a temperature rigide e non consone al suo normale habitat. Anzi…spuntarono alcune foglioline nuove, un simbolo di pace ancora più forte).

  1. Cosa vorresti continuare a comunicare alle persone con il tuo gesto?

Di non avere paura di ciò che è differente da noi, dalla nostra cultura; di rispettare ed accogliere chi, in grandi difficoltà, bussa alle nostre porte, perché chiunque ha diritto ad una vita migliore. Chiunque.

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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