Guillaume, un anno e mezzo in autostop dal Latino America alla Polinesia.

Guillaume Bonneviot, Guillermo in America Latina, sono ingegnere però non ho mai praticato. Nella mia vita ho organizzato eventi, concerti, festival di musica, sono stato produttore di videoclip e cortometraggi, autostoppista per le strade dell’America Latina e fino alla Polinesia francese per un anno e mezzo. Ho 24 anni, tutta la vita davanti e ho deciso di iniziarla a Parigi.

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Autostop in America Latina

1. Perché dopo aver terminato il percorso universitario così ambizioso e promettente hai deciso di lasciare tutto e di partire per un viaggio così lungo?

Perché lo desideravo da più di un anno, non è stata una decisione impulsiva anzi l’ho pianificata da tempo. Viaggiare è come un virus, io l’ho preso durante i miei primi viaggi e l’unica forma di soddisfare il nuovo appetito era di viaggiare in una maniera totalmente libera e per molto tempo. Alcuni dicono che non è compatibile con una buona carriera universitaria e che meglio iniziare direttamente l’attività professionale.
Credo che questa esperienza di vita ti dia molto, che sia complementare con tutti gli studi , è come una specializzazione in “vita reale” in altre parti del mondo. Sicuramente è importante avere un buon lavoro ed anche una buona “assicurazione” per il futuro e forse avrò più difficoltà a iniziare la mia vota professionale, però sono sicuro che in qualsiasi momento della mia vita non sarò io il primo ad avere fame, bisogna essere realisti.

2. Hai fatto autostop per tutti i lati in America qual è stata l’atteggiamento della gente che ti ha portato con sé?
Ho avuto sempre bellissime esperienze, alcuni ti fanno salire solamente per aiutarti, altri per avere l’opportunità di parlare con uno straniero, imparare un poco gli altri paesi.
Alcuni non sanno cosa facciamo per strada quando abbiamo il pollice sollevato e si fermano per chiederci cosa stiamo facendo. Però sempre con buona volontà, Ho preso più di 300 vicoli in 15 paesi differenti per più o meno 15.000 km e non ho avuto nessun problema con gli autisti.

3. C’è stata un’emozione dominante durante questo anno e mezzo qualcosa che ti ha sempre spinto avanti?
Non so se sia un’emozione particolare, forse era piu un sentimento misto d’avventura, curiosità e sempre il gusto dell’incredibile. Credo che quando ti prendi il tempo di goderti la vita, non c’è bisogno di energia per andare avanti. È la strada che viene naturalmente verso di te. Hai sempre cose nuove da scoprire, tempo per goderne con nuovi amici e tutto avviene in maniera naturale; quando non ti piace una situazione hai sempre un altra opzione.
Così i piani cambiano spesso il viaggio è in continua evoluzione con te.

4. Come hai organizzato il tuo viaggio, come è viaggiare senza leggere una guida?
L’unica cosa che avevo organizzato era lo zaino, con esclusivamente in necessario, e i soldi che avevo calcolato pensando semplicemente a quanto avrei potuto spendere al giorno per poter viaggiare per un lungo periodo di tempo, diciamo un anno e mezzo- due.
Un profilo nuovo su couchsurfing e un contratto in Messico appena arrivato, niente più.
Però se dovessi tornare indietro e rifarlo di nuovo non farei nulla diversamente .
Per me viaggiare senza una guida libertà totale, non hai opinioni sul paese, non conosci niente di turistico, devi chiedere alla gente cosa ci sia di bello da visitare nel loro paese. La miglior maniera per arrivare con la mente totalmente aperta e scoprire un luogo con gli occhi di quelli che li ci vivono. Ti permette di conoscere momenti semplici della vita ,come un mercato il sabato nella piazza del paese, parlare con gli anziani, bere un drink con i giovani; quando hai vissuto con la gente puoi dire che conosci il paese.

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Guillaume Bonneviot

5. Hai vissuto molto di ospitalità; la gente ti lasciava accampare nel proprio giardino o dormire nel proprio sofà, che puoi dire di questa esperienza? ci sono degli episodi che sono più fissi nei tuoi ricordi?

L’ obiettivo principale di questo modo di viaggiare non era vivere di ospitalità sennonché incontrare gli abitanti senza distinzioni di sorta. Ogni volta che qualcuno mi ha accolto ho dedicato molto tempo al parlare con loro e ho cercato di ringraziarli come ho potuto. A volte ho cucinato piatti tipici francesi, ho comprato bibite o cibo, però sempre con un approccio amichevole e mai ruffiano.. Come a dire: ” non sono ricco, ma voglio ringraziarvi a modo mio!” Questo tipo di contatto ti permette di vivere allo stesso livello della gente che incontri e non come un turista di un paese ricco che solo visita posti conosciuti e per la vita notturna. Inoltre mi ha permesso di vivere con pochi soldi e poter continuare a viaggiare per più tempo.
secondo me è una cosa che dà molta speranza ed energia per il viaggio, perché ricevi sempre gesti gratuiti, senza che nessuno ti chieda niente in cambio.
Questo è quello che ci manca di più nella nostra vita occidentale. Ho vissuto molte storie intense con questa gente, tutte sono scolpite nella mia mente. Una che vorrei raccontare è quella di un poliziotto messicano che mi ha ricevuto nella sua casa il giorno del suo compleanno, abbiamo festeggiato con la sua famiglia tutta la notte, mi ha offerto il suo letto ed è andato a dormire in un’amaca con sua moglie.
Il giorno seguente siamo andati tutti in spiaggia con i bambini, la sera l’abbiamo trascorsa a casa di suo fratello che ha indossato una maglietta di Zidane per parlare con me. Nei due giorni che ho trascorso li non sono riuscito cacciare neanche un peso dal mio portafogli, non me l’hanno permesso. Ovviamente è una versione molto abbreviata di quello che realmente è successo, io conservo molti dettagli, ma rappresenta molto bene le cose incredibili che puoi vivere viaggiando questa maniera.

6. Qual è stato per te il momento più duro?
È la prima volta che qualcuno mi fa questa domanda, penso che non ci avevo mai pensato prima di adesso. Direi che è stato più un problema fisico, perché nella mia mente sono stato bene per tutto il tempo. In barca a metà del cammino dalle Galapagos la Polinesia francese ho avuto una settimana molto dura. È stato dopo una tormentata molto forte, avevo dormito molto male, ero molto stanco e avevo come la sensazione di essere costantemente malato. Dovevo assecondare il ritmo le mio corpo con quello della barca. Sono stati giorni complicati però con la volontà e la consapevolezza di non avere altra opzione, ho trovato o la forza per superarlo.

7. Hai fatto l’autostop da Panama fino alla Polinesia francese quasi tre mesi per mare da solo con un uomo più grande di te praticamente sconosciuto. Come hai vissuto quest’esperienza, quanto il mare ha cambiato la tua anima?

Nel momento in cui ho visto quanto questa persona fosse preparata, quanto navigava in maniera sicura e non aveva paura di andare per mare con un ragazzo come me che non sapeva in realtà molto di navigazione, sentì che era una cosa possibile.
Ho vissuto due settimane in barca con lui per preparare la partenza e mi sono reso conto che non c’era nessun pericolo nell’andare per mare con lui, perché era molto scrupoloso. Io avevo navigato per brevi periodi ed ero sicuro che non sarebbe stato un problema stare senza Elettricità e senza alcuna relazione con il mondo esteriore durante due mesi completi. Da quel momento l’unico interrogativo era sapere se mio corpo si sarebbe potuto adattare al mare. Per fortuna è andato tutto bene, ho imparato velocemente a manovrare una barca e dopo una settimana di mare aperto ero capace di navigare solo. Però il mare è difficile e a volte imprevedibile, solo durante la seconda parte del viaggio mi sono sentito adeguato con la barca e il mare. Il ritmo molto lento, molto tempo ad osservare l’oceano, sono momenti perfetti per le riflessioni. Le stelle sono incredibili, notte dopo notte si trasformano in amici. La bioluminescenza della vita notturna è una cosa meravigliosa, come l’alzarsi della luna sul acqua. Sono cose che dalla terra non si possono vedere. Un lungo vaggio in mare aperto è come un viaggio nel cuore della natura, nell origine della sua forza, il vento, le nuvole, l’acqua. Con il tempo si impara a leggere nelle nuvole le trasformazioni del tempo a sentire un cambio di vento un’ora prima che cambi effettivamente. Osservare le onde all orizzonte, ti perfette di prevedere se ci sarà un cambio brusco del mare in assenza di vento. La natura parla sempre, bisogna solo imparar e ad ascoltare, questo è difficile da capire dalla terra, sono poche le persone che sanno ascoltare.

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Io e Guillaume a Rure in Bolivia

8. Credi che ci siano parti della tua personalità che sono cambiate con questo viaggio?
Probabilmente un viaggio di questo tipo cambia la tua visione del mondo e sicuramente sarà cambiato qualcosa anche dentro di me. Però penso che la maggior parte di tutto questo lo avevo semplicemente dentro di me, da molto tempo; sono sempre stato un uomo libero, di decisioni, di pensieri e più che altro artefice del mio destino. Penso che la differenza con i molti viaggiatori che ho incontrato è che la mia non era una fuga dal mondo occidentale, dalla pressione del mondo del lavoro, ho sempre saputo il perché volessi fare questo viaggio e che alla fine sei ritornato in Francia. Forse adesso mi conosco semplicemente meglio so che tipo di vita voglio quella che non voglio. La vita non è semplice, però se vediamo le cose in prospettiva evitiamo molte complicazioni inutili.

9. Che cos’è che hai imparato che non avresti mai potuto imparare se fossi rimasto in Francia?

La storia, dal punto di vista del continente conolizzato. Tutto quello che hanno sofferto con la dominazione degli europei e degli americani; una cosa molto importante perché è la chiave per capire il punto di vista attuale dell’ordine del mondodi questi paesi. Non si insegna mai nelle scuole europee cosa veramente sia successo in America dopo l’arrivo di Cristoforo Colombo una storia che ha tante contraddizioni. Andando oltre le miniere di oro e di argento, c’è una moltitudine di cose che sono successe in passato che spiegano la situazione attuale di ognuno dei paesi dell’America Latina; questo non avrei mai imparato a Parigi.

10. Come vedi tua vita d’ora in poi, quali sono i tuoi piani?
I piani nella vita cambiano come in viaggio, quando sono arrivato a Parigi ho pensato che avrei voluto esplorare l’Africa all’Asia, che avrei dovuto lavorare un poco per mettere da parte un po’ di soldi e riprendere un’altra volta a viaggiare. Per adesso lavoro in una produzione di cortometraggi e sto pianificando di creare un’impresa di produzione di audiovisivi con i miei amici. La vita è fatta anche di incontri, se un giorno incontri le persone giuste con le quali costruisci un’opportunità reale, devi cogliere l’attimo e provare a vedere se riesci a materializzare i progetti. Credo che rimarrò qualche anno a Parigi; poi tornerò sulle strade del mondo, in una nuova forma quando sarà il momento.

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