Il mio nome è Giuseppe Barile, ho 30 anni e vivo a Bologna. Mi occupo di reportage, in particolare di documentari di carattere sociale. Nel 2018 ho prodotto il film documentario “Bukura – La Corsa per la Gloria” ed attualmente lavoro alla produzione di diversi documentari.

  1. Hai deciso di partire per Bucarest per girare un documentario ce ne parli?

Certo! Tutto è nato qualche anno fa quando sono venuto a conoscenza della storia dei “Bambini di Bucarest”. La prima volta che ho sentito parlare di questa mi è venuta la pelle d’oca e da allora mi sono sempre detto: << un giorno andrò a Bucarest per capire meglio questa situazione >>. Poi è successo che ho iniziato ad occuparmi di reportage e documentari quindi quelle parole si sono tramutate in esigenza narrativa. Insomma, ho preso la mia fedele compagna di viaggio (la mia camera), un biglietto aereo e sono volato a Bucarest. La prima volta in solitaria!

2. Ci parli un po’ di questa storia?

Per comprendere l’evoluzione di questo fenomeno però è bene fare una breve panoramica: questo fenomeno è esploso ufficialmente negli anni ’90 (per la precisione nella prima parte del decennio). Causa di questo fenomeno furono le scellerate politiche demografiche del dittatore comunista Nicolae Ceausescu, volte ad aumentare il numero della popolazione. Alla base di questa manovra vi era la credenza che all’aumento della popolazione sarebbe corrisposto l’aumento della forza lavoro e di conseguenza la produttività della nazione. Non si avverò niente di tutto questo e anzi… aumentarono i casi di abbandono dei bambini, aumentarono gli aborti clandestini, aumentò la povertà. Tutto ciò ridusse una fetta di popolazione praticamente all’osso e per accogliere i tanti bambini abbandonati si costruirono molti orfanotrofi dislocati in posti remoti del paese. Strutture sovraffollate e in condizioni igieniche al limite del possibile…

3. Come si arrivò a vivere nei canali delle fogne?

Nel 1989 la dittatura ebbe fine e il problema della povertà esplose e si manifestò a tutta l’Europa. Tanti ragazzi fuggirono dagli orfanotrofi e da situazioni familiari di violenza per raggiungere Bucarest, chiamata anche “la piccola Parigi dell’Est”, con la speranza di fare l’elemosina nella capitale che si affacciava al turismo. A cavallo tra il 1994-1995 Save the Children stimava che vi fossero circa 5000 minori per le strade di Bucarest senza famiglia e fissa dimora. Vi fu quindi un movimento di auto-organizzazione: i ragazzi – ma anche gli adulti – si organizzarono in gruppi di sopravvivenza e cominciarono a trovare riparo nei canali delle fogne della città. Questo avrebbe garantito loro un ambiente caldo dove poter passare il rigido inverno rumeno. Pensate che alla fine degli anni ’90 i canali delle fogne furono organizzati come delle vere e proprie case: letto, divano, corrente elettrica, cucina e addirittura quadri.

4. Droga e turismo sessuale: cosa c’è di vero?

Sfortunatamente tutto. Si sa… disagio chiama disagio… Ed è quello che è successo a Bucarest in quegli anni. Quasi tutti coloro che si trovavano in questa situazione cominciarono a fare uso di sostanze stupefacenti, una su tutte il famoso “Aurolac” (è ancora una piaga sociale). Si tratta di un solvente per metalli che, una volta inserito in una busta, viene inalato facendo perdere qualsiasi contatto con la realtà. Fa passare la fame, la sete. Terribile.

Per quanto riguarda il turismo sessuale… beh anche questa storia è vera. Questo fenomeno crebbe in maniera preoccupante sviluppando un vero e proprio sistema criminale di turismo sessuale di stampo pedofilo.

5. Arriviamo ad oggi…

Oggi la situazione è decisamente cambiata. I numeri dei ragazzi in strada sono scesi 5000 a circa 1400 (Save the Children). Quelli che erano bambini o adolescenti negli anni ’90 oggi sono uomini e tanti di loro hanno avuto bambini che quindi vivono la stessa situazione dei genitori. Alcuni sono riusciti ad uscire da quell’inferno riprendendo in mano la loro vita, altri… tanti… purtroppo non ce l’hanno fatta. I canali delle fogne sono stati liberati dalla polizia anche se mi confermano che ci sono alcuni canali ancora abitati.

6. Il problema può dirsi risolto?

Io credo che tutto abbia un’evoluzione e che la risoluzione di un problema così complicato necessiti di molto tempo. Non credo quindi che si possa parlare in termini di “risoluzione” e anzi… non bisogna cadere nell’errore di credere che il fenomeno appartenga al passato. Oggi permane ancora una situazione di forte emarginazione sociale. Tante persone si sono spostate dai canali delle fogne a case abbandonate ed in condizioni sanitarie molto gravi e la maggior parte di loro sono ragazzi adolescenti tra i 15 e i 17 anni. L’Aurolac è ancora una piaga ma ad aggravare la situazione è subentrata “l’etnobotanice” (chiamata anche droga legale), un mix di sostanze chimiche utili ad altri scopi e che quindi non possono essere messe al bando.

7. Che programmi ci sono per aiutare queste persone?

Ecco… parliamo di cose belle! Si! Da anni il mondo dell’associazionismo aiuta queste persone con programmi volti al reintegro della società. Tra queste associazioni vi è “Parada” che dal 1996 a Bucarest ogni giorno offre sostegno umano e sociale utilizzando diversi strumenti d’intervento come l’arte sociale, servizi scolastici e sanitari, unità mobili, un centro diurno, garantendo un futuro ai bambini e ai giovani di strada. Poi vi è Save the Children che allo stesso modo da tantissimi anni si occupa di aiutare i bambini che vivono in strada con diversi progetti. La loro presenza sul territorio è fondamentale e ogni volta che sono a Bucarest li ringrazio per il loro aiuto che danno ai ragazzi. Semplicemente fantastici. Senza la loro collaborazione, non avrei avuto i presupposti per fare quello che sto facendo.

8. In che modo possiamo contribuire al miglioramento di questa situazione?

Credo che il modo migliore per aiutare questi programmi sia aiutare i loro finanziamenti.

Sui siti internet Parada.it e salvaticopiii.ro è possibile donare un contributo attraverso il 5×1000.

9. Pensi che sia da suggerire per sensibilizzare le persone consigliare una visita con qualche organizzazione a questa realtà, qualora si vada a Bucharest?

Sinceramente? Dipende!

Non bisogna correre il rischio di voler fare un “safari umano”. Tante volte si rischia di risultare invadenti per le attività delle associazioni quindi forse mi sento di dire che la consiglio solo a persone che abbiano un concreto progetto di aiuto.

10. Dove e come potremo vedere il tuo documentario?

Eh.. questa è un’informazione che ancora non posso svelare.

Sulla mia pagina Facebook “Fotoracconti di Viaggio – Giuseppe Barilepubblicherò tutti gli aggiornamenti sul lavoro svolto, la data di uscita… insomma tutto!

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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