Da Londra ad Istanbul in barca a vela sul fiume

Giacomo De Stefano, 47 anni, navigatore semplice, comunicatore e filmmaker. Dopo una vita dedicata all’architettura ed all’arte si dedica da 10 anni ad una ricerca di nuovi modi di pensiero ed azione per sviluppare economie sostenibili e resilienti, legate alle vie di comunicazioni fluviali e marittime attraverso un  viaggiare lento e pulito, principalmente a vela e remi.
Tra i suoi progetti Sulle Ali del Leone, CantoMediterraneo, Un Altro Po, Man on The River. Vive sulle acque d’Europa.
Recentemente è stato nominato dalla rivista internazionale Classic Boat,  tra le 6 Person of the Year.
The Man of the river
The Man of the river

1. Come mai hai deciso di iniziare un viaggio fluviale?

Vivo a bordo di una vecchia barca in legno dal 2005. Nei miei viaggi precedenti, per mare e fiumi, ho osservato molto. L’acqua è importante. I mari sono fatti da fiumi. Il nostro rapporto con l’acqua e con il pianeta è purtroppo poco gentile. Prendiamo senza rispettare. Ho pensato di viaggiare senza inquinare, condividendo ciò che apprendevo con le mie parole immagini e con vari strumenti. È andando di persona a vedere, col culo in acqua.

2. L’incontro che ti ha commosso di più?

Un pescatore serbo, duro, solo preoccupato per alcuni ubriachi che con grosse barche a motore rischiavano di distruggere le sue reti. Venne una sera vicino a noi, ci regalò due grossi pesci, un po di raki (grappa). Voleva compagnia, solidarietà. Mi ha colpito il suo silenzio doloroso. È la sua ruvida ma sincera gentilezza.

3. Come hai affrontato gli ostacoli che hai incontrato sul cammino?

Col sorriso. E con attenzione.

4. Che impatto ha avuto il tuo viaggio con la gente locale?

Sempre mi abbracciavano. Tutti vedendo questo pellegrino, che arrivava a remi e vela, senza motore prima ridevano poi capivano. E si apriva il cuore, la testa, la mano.

5. Quale è la difficoltà maggiore del navigare sul fiume?

La stupidità degli uomini. La loro mancanza di rispetto, per esempio i turisti con Le loro barche a Motore ipertrofiche. Il fiume è facile. Basta rispettarlo ed avere attenzione. Sempre.

PROMO MAN ON THE RIVER from ANTHOS PRODUZIONI on Vimeo.

6. In cosa hai stupito te stesso?

La resistenza a tutto quello che succedeva. Senza sforzo.

7. La tua barca era tutta scoperta, come ti organizzavi per dormire e mangiare?

Tenda di cotone di Olona che montavo quando pioveva tra i due alberi (della barca), e mangiavo quel
che trovavo, che mi offrivano. Cucinavo a bordo a volte con fornello a bioetanolo del 1910.

8. Che messaggio volevi mandare con questo viaggio, vorresti essere d’ispirazione per altre persone?

Rispetto per tutto, viaggiare lento, sostenere e promuovere economie sostenibili e circolari. Non fare nulla che possa nuocere all’ambiente agli animali alle persone. In questo ordine.The Man of the river

9. Cosa vuol dire per te viaggiare con lentezza?

Essere centrato, non concentrato. Se attraversi il Louvre in motorino devi essere concentrato, ma ti perdi molto di quello che c’è. Così nella vita.

10. Il tuo progetto, mi sembra di capire che sia finanziato dagli altri, da quelli che credono in te, hai ancora bisogno di aiuto per la post produzione del filmato? possiamo aiutarti in qualche modo?

Non è finanziato da nessuno. Alcune persone hanno contribuito con materiali, con energia sopratutto. Poco con denaro. Si chiama economia del dono. Ma prima di chiedere bisogna donare. Crea un circolo virtuoso.
Si potete aiutare Paolo Muran e Nicola Pittarello, i nostri registi ed i loro collaboratori. Il sito del DOC è nella home page di www.manontheriver.com
Cliccando sopra si può donare e aiutarli nella post produzione.
È poi condividere il nostro progetto.
È vivere con attenzione.
Be water my friends

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