Francesca: Viaggiare tra Cina e Asia Centrale ai tempi del Coronavirus

Francesca, classe 1992, nata sotto il segno del Sagittario e viaggiatrice compulsiva e curiosa. Amante delle mie montagne ossolane, delle chiacchierate con papà sorseggiando mate, delle maschere di bellezza coreane, dell’ospitalità centrasiatica e di Albano e Romina che grazie a loro ho potuto fare breccia nel cuore delle persone incontrate nei luoghi più impensabili al di là della Cortina di Ferro. Disciplinata, solare, osservatrice, testarda e sensibile viaggio da sola (non sempre, ma quasi) da quando avevo 18 anni.

1. Hai trascorso gli ultimi 150 giorni in Asia in mete piuttosto insolite potresti descriverci il tuo itinerario?

Il 27 ottobre sono partita alla volta delle Slovacchia, per pura casualità a causa di una cancellazione aerea. Per quasi una settimana ho visitato uno dei Paesi meno turistici dell’Unione Europea, scoprendo una natura rigogliosa e una storia davvero interessante. Successivamente ho raggiunto l’Islanda, qui ho “barato” perché ero accompagnata dal mio migliore amico. Il mio viaggio prosegue verso Oriente: Corea del Sud, Vietnam (un mio ex studente aveva deciso di sposarsi nel sud del Vietnam nel villaggio d’origine della sua dolce metà), ritorno in Corea del Sud, Pechino, Corea del Nord (sarò una delle ultime turiste a entrarvi, prima della chiusura del confine a causa del COVID19), Cina, Kazakistan e Uzbekistan.

2. Quando eri in Islanda ad ottobre in macchina ti muovevi da sola, come ti organizzavi per la notte?

In Islanda ho avuto il piacere d’essere accompagnata dal mio migliore amico (ogni anno organizziamo un viaggio insieme). L’Islanda è nota per essere un Paese estremamente costoso, quindi abbiamo preferito alloggiare in ostelli/pensioni che offrissero anche la colazione inclusa nel prezzo.

3. Sei rimasta molto affascinata dalla Corea del Suda tanto da tornarci più volte, come mai?

La Corea del Sud è un paese di forti contrasti: città moderne convivono con una mentalità ancora molto tradizionale, un recente passato storico pesante sembra quasi non interessare ai giovani spensierati e modaioli coreani. Ultimamente si parla sempre di più del miracolo coreano grazie alla sua tecnologia, la cosmesi e il K-Pop. Purtroppo la maggior parte dei turisti si limita a visitare Seoul, ma la Corea del Sud ha molto da offrire. Mi sono innamorata perdutamente di Busan, una metropoli situata nel sud-est del Paese. Busan per me ha tutto: sicurezza, spiagge chilometriche, mercati brulicanti, montagne, negozi, ottimo pesce e nonnette scatenate. Una città vera, con un’anima a differenza della capitale. Ho amato il rapporto con i coreani: grazie alla loro voglia di praticare il loro inglese o altre lingue, mi si è aperto un mondo.

4. Cosa vuol dire viaggiare in Cina durante l’epidemia di Coronavirus?

Il 20 gennaio mi trovavo a Pingyao quando iniziai a sentire parlare del COVID-19. Sarò sincera, non diedi molta importanza alla notizia, perché mi sembrava un fenomeno molto circoscritto. Nel giro di poco tempo lo scenario intorno a me cambiò totalmente: controlli sempre più serrati, cancellazione di tutti gli eventi, misurazione ovunque della febbre, controlli medici anche negli hotel/ostelli, chiusura di tutte le attrazioni turistiche e obbligo d’indossare la mascherina. Il governo consigliava vivamente di rimanere a casa il più possibile. Non ho mai visto scene di panico in Cina e i supermercati erano sempre molto ben forniti. I cinesi hanno saputo gestire il tutto in maniera ineccepibile. Mi sentivo sicura e protetta, però non aveva senso rimanere in Cina: il 30 gennaio riuscì a prendere uno degli ultimi voli per il Kazakistan.

5. Come hai gestito l’emergenza e dove sei andata?

All’inizio ho aspettato qualche giorno per capire come si stava evolvendo la situazione. Ho trascorso i miei ultimi dieci giorni in Cina tra Pingyao, Xi An e Urumqui. Mi sono resa conto della gravità della situazione soltanto a Xi An. Decisi di raggiungere Urumqui in treno, con la speranza di giungere in Kazakistan via terra. Idea che scartai, per optare per uno degli ultimi voli disponibili. Ho sempre seguito le istruzioni che mi venivano fornite dal personale delle strutture ricettive, per esempio evitare gli spostamenti non necessari. Sono sempre rimasta molto tranquilla, anche se mi dispiaceva percepire che la mia famiglia fosse un pò preoccupata per me. Ho sempre controllato meticolosamente le mie condizioni di salute.

6. Cosa vuol dire per una donna sola viaggiare i Kazakistan?

Il Kazakistan è una mia vecchia conoscenza, quindi dopo gli ultimi giorni turbolenti trascorsi in Cina per me era come ritornare a casa. Per una donna è estremamente sicuro viaggiare nelle repubbliche centrasiatiche: i governi di questi Paesi non sono “particolarmente democratici”, qualora un turista venisse aggredito ci sarebbero pesantissime conseguenze. I popoli centrasiatici sono molto curiosi, soprattutto nei confronti di una ragazza occidentale che viaggia da sola da quelle parti. Specialmente in Uzbekistan, alcuni ragazzi ti possono osservare come Fantozzi guarderebbe la Signorina Silvani. Può essere “fastidioso”, però non torcerebbero mai un capello.

7. Come si organizza un viaggio in autonomia tra Kazakistan e Uzbekistan?

Non c’è moltissimo materiale disponibile sull’Asia Centrale, neanche in rete, perciò oltre a libri e notizie trovate in Internet chiedo sempre consigli ai locali. Consiglio di studiare un pò di russo, almeno l’alfabeto: il russo rimane ancora la lingua franca in quelle zone, anche se molti giovani (specialmente in Kazakistan e Kirghizistan) parlano un ottimo inglese. Viaggiare in Asia Centrale è come viaggiare trent’anni fa nel resto del mondo.

8. Quanto è importante parlare russo mentre si attraversa l’Asia Centrale?

Non è fondamentale sapere parlare russo, però non posso negare che aiuti. Il mio russo non è eccellente, ma riesco ad interagire con le persone. In un viaggio io cerco di capire come vivono le persone di quel luogo, cosa pensano; i bei paesaggi e monumenti sono in secondo piano per me. Poter parlare russo con gli abitanti del luogo mi ha aperto un mondo.

9. Credi siano paesi pericolosi o ti sei mai sentita in pericolo?

Il suffisso -STAN non deve trarre in inganno, sono Paesi molto sicuri. Ovviamente, come in qualsiasi altro luogo, ci vuole buon senso e rispetto.

10. Secondo te quale è il budget orientativo necessario per viaggiare in Asia Centrale in maniera indipendente?

Di tutti gli “STAN”, il Kazakistan è il più costoso (anche se per noi rimane a buon mercato). La maggior parte degli ostelli in Asia Centrale sono forniti di una cucina (molto spesso ci sono persone locali che per varie ragioni vivono negli ostelli, retaggio sovietico della коммуналка), quindi almeno un pasto lo consumavo in ostello (la maggior parte delle strutture ricettive offre un’abbondante colazione). Per esempio in Uzbekistan si può spendere 20 euro al giorno tra letto in camera condivisa con colazione (in media 11 euro a notte), plov al bazar (2 euro con the, pane e una piccola insalata), 4 euro spesa al supermercato e il resto per spese varie. In Uzbekistan è importantissimo saper contrattare, loro adorano mercanteggiare.

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